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Full text of "Del dottore Carlo Allioni ... Ragionamento sopra la pellagra colla risposta al sig. dottore Gaetano Strambio"

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DEL DOTTORE 

CARLO ALLIGNI 

?i\.OIESSORE EMERITO DI BOTANICA NELLA R, UNIVERSITÀ 
EC. EC. EC. 

RAGIONAMENTO ^ 

SOPRA LA PELLAGRA 

COLLA RISPOSTA 

AL SIG. DOTTORE 

GAETANO STRAMBIO 



m TORINO NELLA REALE STAMPERIA 



M D C C X C V. 



G/K ella Prefazione del mio libro ^ 
che porta in fronte il titolo di Con- 
spectus praesentaneae morborum condì- 
tionis , significai brevemente , che i mali 
quivi descritti erano in quanto alla sostan- 
[a i medesimi^ che la Pellagra Milanese. 
Per questa ragione stimai di mandarne ^ 
uscito che fu alla luce ^ un esemplare 
a S. £. il sig. Conte di Wil^ck^ Mi- 
nistro Plenipotenziario di S. M* Impe- 
riale nella Lombardia Austriaca^ con 



renderla partecipe della speranza , eli io 
avea di trasmetterle da indi a non molto 
tem^po^ un più esatto ed ampio confronto^ 
cK io stava facendo di tali infermità. 
Terminato t opuscolo^ fui ambizioso di 
soddisfare all' obbligo mio , ma siccome 
io non pensava di darlo alle stampe^ 
le mandai addi 2 agosto 1 794 il sem-- 
plice manoscritto^ acciocché ne facesse 
, quell uso , che le verrebbe suggerito dalla 
sua nota propensione . in giovare ad ogni 
modo allo Stato , che con tanta savie:^- 
:^a amministra. Avendo poi richiesto 
r onor mio , eh' io rispondessi alle ob- 
biezioni fatte qualche tempo dopo dal 
Ch. Str ambio contro la detta mia propo- 
sizione circa r identità sostanziale de 
mali da me divisati^ e della pellagra^ 
per dar maggior for^a e maggior lu- 
me alla mia risposta^ ho giudicato ne- 
cessario porre avanti il sovr accennata 
€Oufronto. 



INTRODUZIONE. 



Essendo alcuni anni fa pervenuto alla mia 
notizia il male della pellagra , mi parve cosi 
singolare e di tanta conseguenza , eh' ebbi 
gran desiderio di procacciarmi tutte P opere 
che ne trattavano ^ per conoscerne il carat-^ 
tere e la natura, L' t)pera del sig. Albera 
fu la prima , che mi riusci di avere , e la 
seconda quella del sig. Str ambio, mancante 
però del terzo volume , che non venendomi 
fatto di ritrovare , mi raccomandai alla gen- 
tilezza dell' Autore , e questi mi favori l'ope- 
ra intiera, alla cui lettura debbo moltissimo. 
Venne poi sempre più crescendo la premura 
eh' io avea di procurarmi quanti libri sa- 
rebbero per darsi alla luce sopra tal malattia, 
poich'io ne riconosceva la gran somiglian- 
za con quelle , eh' io osservava rendersi tut- 
tora più frequenti nel nostro paese , e che 
formavano in questi ultimi anni la mia prin- 
cipale occupazione. Dopo un diligente esame 
e paragone di quanto i varj Autori aveano 
scritto della pellagra , V ebbi per un male 
appartenente alla sorta di quelli che ho de- 
scritti nel mio libro, intitohto Conspectus 



6 

fraesentaneae morhorum conditionis Aug. Taun 
1 793 in 8^. 

E cosi ben fondato sembrommi questo 
sentimento, ch'io non esitai punto di es- 
porlo nella prefazione di quell' opera * ; e 
sebbene dopo di averla pubblicata io abbia 
ne' villaggi co' proprj miei occhi veduta la 
vera espulsione pellagrosa , e me ne sia stata 
dal sig. Medico Boeri accertata 1' esistenza 
in Mazzè e ne' paesi circonvicini , tuttavia 
non voglio tralasciare di esporre quelle ri- 
flessioni 5 che mi hanno dato luogo a por- 
tar una tal opinione , perchè risultando esse 
da un esatto confronto di quel che gli Au- 
tori hanno scritto della pellagra con quel 
che si è osservato circa i nostri mali , se 
ne ricava un gran lume , che serve a dimo- 
strarne r identità essenziale , e non poco può 
contribuire a istabilirne la natura. Ma per- 
chè meglio apparisca la giustezza delle mie 
riflessioni , io esporrò qui siffatto confronto, 
dal quale ridondano , trattando però sola- 
mente gli articoli i più essenziali della pella- 
gra , poiché siccome si è questa un' infermità 
ne' nostri tempi, mercè le opere di varj Au- 

* Mlhì videtur ad praesentaneam morhorum ìndolem perti" 
nere pellagra. Meam opinionem tuentur novitas morbi , ejus 
epoca , qualìtas etìam haereditaria , et peculìaria phoenomena^ 
remedìorum exitus , morbi successioncs j et finis , atque deni" 
que ext 'spicia , (juae cum nostris obssrvationibus etiam con» 
sentiunt. 



7 

tori , assai riconosciuta , io non deggio pro- 
porne se non quelle cose , che sono le più 
notabili e le più acconce al mio scopo, 

^ ISTORIA. 

^^uesto male esantematico, cui si è dato 
il nome di pellagra, si conosce dagli altri 
di simil natura all' indole sua singolare , alla 
qualità dell' esantema , al suo modo propio 
di procedere , alla sua pertinacia, alla sen- 
sazione di bruciore eh' eccita nelle parti , 
ove si manifesta, le quali sono per lo più 
le braccia , le mani , i piedi ed il collo ; 
agli strani e sorprendenti effetti che pro- 
duce nello spirito, ed a' gravissimi altri mali 
che il seguono , e dopo un lungo soffrire 
e stentare tolgono di vita i poveri infermi. 

I Medici Milanesi sono stati i primi a 
far conoscere questa strana infermità. Ne 
ha cominciato a scrivere il sig. Frapolli 
* , indi si è posto ad osservarla con mol- 
ta esattezza il signor Strambio ^ e ne 
hanno pur trattato li signori VidemaR 

* Animadverslones in morhum vulvo pellagram» Medici, ann, 
177 1 usque ad annum 1787 in 8.^ 

Stramb. Observ. fact, in nosocom. pelluprosorum Me* 
diolani ab anno 178^ usquc ad annum 1787 in 4-^ 

ViDEMAR De quadam impetiginis specie disquisitio^ 
Medici, ann. 1790 in 



s 

e Gherardini ^. Era da questi Autori 
considerata come un male proprio ed en- 
demio di qualche Provincia dell' Insubria , 
ma negli anni successivi s' è anche ricono* 
sciuta in altri luoghi , principalmente dello 
Stato Veneto. Il signor Odoardi ** l' ha 
descritta sotto il nome di scorbuto alpino 
ed ha affermato , eh' essa era frequente nel 
Bellunese , ove era già stata scoperta dal 
signor PujATi. 

Il signor Fanzago ^4 1' ha scorta in 
alcuni infermi dell' ofpedale di Padova , e 
r ha incontrata nel Bassanese e nel Vicen- 
tino *5 3 egli riferisce inoltre (pag. 161), 
eh' essa era stata ravvisata dal signor Sar- 
TOGOS ne' contorni d' Aviano , dal signor 
Bevilacqua in Valdagno (pag. 118), e 
dal signor Vaccario in Marostica. Il sig. 
Albera *ó l'ha veduta in Caliate; il sig* 
Soler *7 fa testimonianza , eh' essa regna 

* Della, pellagra descriy,one di Michele Gherardini in 
Milano in 4.^ 

Dissertazione del sig. Odoardi, inserita negli opus- 
coli scelti di Milano tom. iii. 

Tutti convengono presentemente, che Io scorbuto 
del sig. Odoardi è lo stesso che la pellagra del Mila- 
nese. 

'^4 Memoria sopra la pellagra del Territorio Padovano ; in 
Padova 1789 in 4*^. 

Paralelli tra la pellagra , ed alcune malattie , che pik 
le rassomigliano. Padova 1792 pag. 41 in 8.^ 

*6 Trattati teorico-pratico delle malattie deW insolato di 
prima-vera in 8.*^ 

*7 Osstrvaiioni teorico-pratiche sopra Upella^ra 1791 in 



fréquentemente nella Contea di san Polò 
Vicentino, ma che poco vi è conosciuta 
da' Clinici. Secondo il signor Tizio * si è 
propagata nel suolo Ticinese , in Lodi e 
nel Territorio Piacentino , e si ha da un 
libro sopra i mali contagiosi ** stampato 
a Napoli senza nome dell' Autore , che la 
pellagra dell' Insubria era comparsa nel Mo- 
denese. Tanto queste osservazioni , quanto 
quelle che ho fatte sopra i diverbi forestieri^ 
principalmente Francesi e Savoiardi venuti 
in questi ultimi anni nel nostro paese, m' in- 
ducono a credere , che la pellagra è più 
dilatata , eh' altri non crede , e se , come 
avverte il signor Soler è sfuggita alP 
occhio de'Clinici , ciò sarà provenuto da qual- 
che sua diversa modificazione, e dal vario ^ 
lungo ed interrotto suo corso , ma non isfug- 
girà per questo alla vista de' Medici accorti , 
anzi mi giova sperare , che avendola per un 
male ostinato e micidiale , porranno ogni 
studio in cercare un metodo più esteso e 
più sicuro di superarla* 

* Vedi Frank Delectus opusculorum voi. xii in S.* 

epidemicis et contagiosis acroasis 8Cc. Neap. i^8S 
in 8.^ pag. 172 not. 86. 

"^■^^^ V. Soler not. pag. ix prcfaz. Io ho parlato conati 
ereditati Professori , i quali mi assicuravano di non averla 
mai osservata. Col me{^{^o per altro di alcune perquisiì^iomi in 
molti casi emfni accaduto di farne /*»/•# verificare V attu^c 
esistenia» 



EPOCA. 



Come la pellagra è stata primieramente 
scoperta nello stato di Milano , così vuoi- 
sene ivi cercar P origine. Il signor Frapolli 
a tal proposito asserisce ( pag. io), che 
essa non si trova mai nominata, nè descrit- 
ta dagli Autori , ciò non ostante restando 
dubbioso nel decidere , se sia mal nuovo, od 
antico , inclina a crederlo anzi antico che 
nuovo , e ciò per due ragioni j la prima si 
è, ch'egli ha trovata la. voce pellarella ana- 
loga a quella di pellagra in un' ordinanza 
del venerando Capitolo dell' ospedale mag- 
giore di Milano fatta nell' anno 1578 addì 
6 marzo , ove si ha : Quinto -, che quelli , 
che saranno infermi di pellarella , croste , 
gomme e piaghe siano accettati^ avendo però 
il mandato sottoscritto ut supra-, e la secon- 
da si è 1' osservare , che le cagioni da cui 
egli ripete questo male, vi son sempre sta- 
te , qual sarebbe l' insolato , eh' egli guarda 
come una delle principali. Noi avremo luo- 
go di ponderar altrove quest' opinione , e, di 
far vedere quanto insussistente ne sia il fon- 
damento. Il sig. Gherardini , esaminando 
con molta diligenza questo punto , osserva 
(pag. 28), che non c'è Autore, che ab^ 
bia descritti i mali che alla pellagra si pos- 



I i 

sano riferire , e fa particolarmente avverti- 
re ( pag. 2. 9 ) , che il sig. Rammazzini , 
scrittore già vicino a' nostri tempi , e che 
visse poco lungi dal Milanese , nulla ce ne 
ha lasciato scritto , sebben passa per uno 
de' più esatti nel riferir quelli degli artefici 
e de* villani. Ma che avendo interrogati uo- 
mini sessagenarj (pag. 40) per saper da 
loro , se per avventura si ricordassero di 
aver nella loro gioventù, o notata essi me* 
desimi , o di aver sentita menzionare dai 
loro maggiori una tal malattia, od almeno 
qualche espulsione sul dorso delle mani, o 
su quello de' piedi , tutti concordemente af- 
fermavano di averla conosciuta sotto il no- 
me di mal rosso. Osserva poi (pag. 34), 
e lo stesso viene riferito dal sig. Astruc, 
che la voce pellarella è sempre stata ado- 
perata per significar il mal francese , e che 
non si può per un simile insufficiente mo- 
tivo trasportare a tal epoca quella delia 
pellagra. 

Tal era pure , secondo il sig. Strambio 
(Ann. Ili pag. 76 e 77), il parere dei 
Medici più attempati intorno aU' origine del- 
la pellagra, poiché avendogli esso consul- 
tati ve ne fu uno di ottant' anni, che alFer- 
mò di averla veduta alcune volte nella sua, 
gioventù j e tutti gli altri, benché non sa- 
pessero assegnar precisamente la prima epo- 



Il 

ca di tal malattia , tutti però convenivami 
in dire , eh' essa c hiamavasi anticamente mal 
rosso , e che di rara eh' eli' era , essendosi 
poi fatta frequente , veniva di comune con- 
senso guardata come una malattia moderna» 
Aggiungasi , che dalle risposte , eh' egli eb-^ 
be da' pellagrosi , da' quali cercò se ve ne 
fossero stati degli altri fra loro maggiori , 
portavasi 1' epoca di questa malattia a un 
di presso a sessant' anni addietro, e potrassi 
con ragione conchiudere , che essa avrà in-^ 
cominciato a montare nel Milanese un po' 
prima del 1720* Di fatti il sig. Moscati* 
ha accertato il sig^ Janzen , eh' essa ha da 
aversi per un male recente, mentre le osser-* 
vazioni che ne provano 1' evidente esisten-^ 
za, non sono anteriori all'anno 1740 *** 
Rispetto al Territorio Padovano, riferisce il 
sig. Fanzago ( pag. 5 ) , che il Medico as- 
sistente dell' ospedale di Padova ^ avendolo 
visto attento ad osservare un' inferma pel* 
lagrosa , gli disse , che da qualche anno ^ 
ma principalmente in quello che correva ***, 
vi giungeva di simili infermi , intorno ai 



* V. Frank. DeUctus opusculorum voi ix pa§» 333»,. 

'^^ Penso, che la risposta data dal sig. Mescati abbia 
riguardo ài tempo , in cui decisamente si cominciavancr 
ad osservare veri pellagrosi , e riconosciuti per tali. 

*** L*anno sarà forse il 1789, m cui è «tata stampata 
la memoria del sig. Fanzao^. 



quali non si erano insino allora concepite 
fuorché idee generali. 

Per mal nuovo hanno altresì la pellagra 
li signori Odoardi e Soler , e se da 
quanto ne dicono non se ne può indicare 
la prima origine dal tempo , e dal modo^ 
che ne hanno scritto, pare possa inferirsi 
eh' essa fosse nota nel Bellunese e nel Tre- 
vigiano prima che se ne avesse idea nel 
Padovano, e che vi regnasse da circa ven- 
ti anni prima che ne scrivessero. 

Pertanto dal confronto di tutte queste 
notizie circa la pellagra, e da quelle che 
^e ne sono riferite nella introduzione , si 
può a ragione conchiudere, ch'essa è mal 
recente , che ha avuto cominciamento nel 
Milanese intorno al 1715,6 che ha poi 
risvegliata l' attenzione de' Medici nel 1 740 ^ 
e che da quest' epoca non solo si è resa 
frequente *hella Lombardia, ma si è propa- 
gata , e data a conoscere nel Veneziano ed 
in altri paesi. 

NOTIZIE GENERALI. 

Il sig. Frapolli ha considerato la pella- 
gra come mal endemio , e non ereditario , 
nè contagioso. Il sig. Strambio ( Ann. l 
P^g- mezzo di attente e costanti 



14 

ricerche è venuto a riconoscerla per un 
male ereditario , ma non contagioso. Aven- 
dola però osservata in alcuni fanciulli , in 
cui non si potea sospettare che fosse dipen- 
denza ereditaria , ha giudicato , che in certi 
casi ella sia veramente spontanea. 
- Secondo le osservazioni del sig. Gherar- 
DiNi ( pag. 27) non è nè contagiosa , nè 
ereditaria. 

Il sig. Albera la ripete dall' insòlato col 
concorso delle altre cagioni , che sono uni- 
versalmente assegnate dagli Autori, e che 
si riferiscono a certe qualità di cibo , e a 
scemamento di traspirazione. 

11 sig. Soler, che ne ha scritto ultima- 
mente, la tiene per male sporadico ( pag. 8) 
e non contagioso , nè ereditario ; laddove 
il sig. Tizio ha argomenti onde giudicarla 
contagiosa * , e in questo caso si potrebbe 
riputare come ereditaria ed acquistata. 

Passando poi a considerare la pellagra 

jr 

* V. Frank DeUct, opusc, voi. xii pag. 155 CL 
Strambio {Ann. I, pag. 77) mentionem fecit li^ni fissoris 
qui de montibus , ubi natus , Apuanis ad plana , et aperta In- 
subriae loca victus parandi caussa venit vere in patriam redi- 
turus, Is cum sociis duobus , qui secum per hiemem huc vene* 
rant ^ pellagra morbo sibi , et in patria ignoto contaminatur, 

E a pag. 156 dello stesso voi postquam homo pel- 

léigra infectus , fortunae suae sedem ante decem propemodunt 
annos ibidem posuerat , morbus ab ilio tempore latius radices 
?^?rit , jamque frequentissimus sit , qui antea in distantia ali' 
quot hórarum in viciniis Treviglianis tantum cognitus futrat* 



rispettivamente al sesso, alla condizione ed 
all'età delle persone, si deduce in primo 
luogo dalle osservazioni uniformi degli Au- 
tori *, che in quanto al sesso ed all'età, 
ella si fa più spesso vedere nelle femmine 
che ne'mafchi, e che è più famigliare nel- 
la gioventù che nella fanciullezza, e più 
frequente nella virilità che nella gioventù. 
In riguardo poi della condizione delle per- 
sone , gli Autori non son così d' accordo tra 
loro , poiché alcuni credono , che la pella- 
gra sia solamente propria de' contadini , e 
principalmente di quelli che si espongono 
air insolato , ed altri son di parere , che sia 
comune alle persone di qualsivoglia stato. 
Tra questi il sig. Strambio asserisce , che 
sebbenessa compare particolarmente ne' con- 
tadini cagionando quegli effetti , che sono 
generalmente indicati, tuttavia egli ha os- 
servato, che spiegasi ancora in quelli, che 
non si espongono al sole , e conducono una 
vita ritirata , e lontana da ogni fatica ru- 
rale. 

Si son pur chiariti della stessa, verità il 

* V. Strame. Mn. i, pag. 148 , c j4nn, 111 in più luoghi. 
Soler pag. 8. 
Albera pag. 154. 
Tizio pag. 153. 
Odoardi pago 227. 

Allionii, Conspectits pracsentaneae morhorum condìtlo* 
nìs pa^. 9, 



i6 

sig. Odoardi nel Bellunese, il sig. Soler; 
nella Contea di s. Polo ed in altri luoghi 
dello Stato Veneto 3 e i signori Frank e 
ViDEMAR hanno fatta fede al sig. Fanzago 
( Paralelli pag. 7 ) , che il male da lui os- 
servato nello Stato Veneto è precisamente 
la pellagra dell' Insubria : egli avvien dun- 
que di questa infermità quello che accade 
della nostra porpora, la quale sebbene as- 
salga più comunemente le femmine , non 
lascia di estendere e di esercitare la sua 
forza sopra i maschi , e qualsivoglia età e 
condizione. ( Conspect. pag. 8 ). 

Non si manifesta però in tutti nella me- 
desima maniera , ma siccome è più comune 
ad un sesso che all' altro , e più frequente 
nella trascorsa adolescenza che nella fan- 
ciullezza , e più in quello stato di persone 
che in questo , così essa è più , o meno 
violenta negli uni , che negli altri. Le fem- 
mine , e principalmente quelle che scar- 
seggiano , e mancano de' loro corsi , ed hanno 
invece un flusso bianco e giallognolo ( Ghe-- 
rardini pag. 2 1 , Deherenschwald . . ec.) , 
o che si avvicinano al tempo della loro ces- 
sazione , son solite a soffrirne un forte e 
pericoloso assalto , qome si è osservato ed 
osservasi pur tuttora nelle nostre donne {Con- 
spect. pag. 165, 176). Per lo contrario la 
carriera molto ne vien ritardata dall' emor- 



17 

ragie e dall' abbondanza de' mestrui. In fatti 
il sig. Strambio in più luoghi riferisce , che 
in alcune si è acquetata di modo, che sono 
parute risanate col favor di copiosi corsi j 
e osserva pure , che essa è mite ne' figliuo- 
li non ancora pervenuti alla pubertà, meno 
mite in quelli, che hanno trascorsa l'ado- 
lescenza , e vigorosa nell' età virile. E in 
effetto di 114 infermi pellagrosi, de' quali 
egli rapporta 1' età , quindici se ne contan 
dal primo anno della vita infino al vigesimo- 
quinto , ventinove dal vigesimosesto al tri- 
gesimoquinto , settantasette dal trigesimosesto 
al sessagesimo , e tre soli dal sessagesimopri- 
mo infino all' ottantesimo j dal qual computo 
apparisce chiaro , che questo male e nella 
maggior sua fierezza e frequenza da trenta 
sei infino a sessant' anni , e che toglie di vita 
r uomo prima dell' età senile. Tal è ancora , 
a quel che ho osservato io medesimo presso 
di noi , la sorte di quelli , che infermano , 
e muojono principalmente del male eredita- 
rio che ho descvitto nel Conspectus ^ag. 142. 
Trattandosi poi della natura della pellagra, il 
sig. Soler ( pag. 4 ) la distingue in secca ed 
umida , attribuisce la prima a' temperamenti 
strigosi ed all' aria secca , e la seconda a' tem- 
peramenti pituitosi ed a' luoghi bassi ed 
umidi y segna la varia comparsa , e '1 vario 
eorso dell' una e dell' altra , e guarda tutti 

b 



questi sintomi come differenze essenziali 
Il sig. Strambio ha osservato anch' egU , che 
il procedimento del male è diverso ne' luo- 
ghi o bassi ed umidi , od elevati e secchi. 
Io convengo co' sig. Soler e Strambio circa 
la diversità di questi sintomi ed apparenze, 
secondo la varietà de' soggetti e de' luoghi 
della loro abitazione , e confesso averla rav- 
visata anch' io negli infermi , che a me si 
sono presentati , ma con tutto che questa 
diversità mi sia paruta notevole nelle per- 
sone strigose , sanguigne e pituitose , tutta- 
via dal complesso delle osservazioni , che ho 
avuto luogo di fare , io non posso conchiu- 
dere , che siano queste differenze veramente 
essenziali j secondo il mio giudizio esse di- 
pendono dalla mera posizione dèi veleno, 
dal procedimento de' suoi effetti, che và- 
riano secondo la natura del luogo , dell' in- 
fermo , e dello stato della malattia (Conspect. 
pag. 160). 

In effetto accade alcune volte, che la pella- 
gra , oltrepassato il secondo stato , prende 
l'aspetto di pellagra umida, ed in appresso 
quello di secca in un medesimo soggetto. 

La maggior parte degli Autori assegnano 
a questa infermità quattro tempi o gradi , 



Si legga a questo riguardo ciò, che sta scritto nei 
Consce et US pag. l6o. 



c misurano il primo dall' espulsion pellagrosa, 
contando principalmente da queli' epoca , in 
cui gì' infermi dopo la scomparsa deli' esan- 
tema, cominciano a restare sbalorditi, e a 
querelarsi d' incomodi dipendenti dallo sti- 
molo de' nervi cerebrali e spinali. Passan gli 
infermi nel secondo grado allorquando ma- 
nitestansi varie malattie , daile quali soglion 
per lungo tempo esser travagliati, e ridu- 
consi ai terzo, quando per le varie succes- " 
sioni sono posti non solo fuori di speranza 
di salute , ma nell' imminente pericolo di 
perder la vita. 

Alcuni Autori dividono il corso della ma- 
lattia in quattro gradi o stadj , e stabilisco 

10 pure una tal divisione ( Consp. pag. 9 ). 

11 primo grado comincia da quei diversi e 
notabili incomodi fugaci e ricorrenti, che 
per qualche tempo sono soliti a soiFrir gli 
infermi secondo il vario procedimento del 
male , e comprende 1' esantema , il quale è 
segnato ne' nostri ammalati , non già da una 
leggiera e parziale esantematica efflorescenza 
sul dorso della mano, sul ^braccio e sul 
collo scRz' accompagnamento di febbre, ma 
da espulsione esantematica di una specie di 
porpora , più o meno estesa all' universalità 
del corpo, e sempre seguita da febbre. 11 
terzo e'I quarto grado poi molto corrispon- 
dono a quanto è stato rilevato dagli An- 



tori , che hanno scritto della pellagra . 

Il più degli Autori, considerata la pella- 
gra come malattia ereditaria , ne attribuiscono 
L interna difpofizione al cattivo vitto con 
farine non fermentate, all' abitare in camere 
piccole non ventilate e vicine a' letamai , 
al ber acque corrotte , all' astinenza dal vi- 
no , le quali cose o viziano le digestioni, 
come crede il sig. Soler, o fecondo la mag- 
gior parte degli Autori , guaftano gli umori , 
producono imbarazzi ne'vifceri del basso 
ventre , ed alteran la bile in tal guisa , che 
si genera quell'acrimonia, la quale poscia 
ferisce i nervi o immediatamente , o media- 
tamente, per consenso del basso ventre , e 
danno finalmente luogo a tal infermità , della 
quale l' insolato è poi guardato comunemente 
come la causa determinante. 

Ma se la maggior parte degli scrittori 
attribuiscono la pellagra al complesso di 
queste diverse cagioni , più . d' uno è di 
parere , che prese separatamente non basta- 
no a costituirla : tale il sig. Strambio , 
dopo aver veduto più volte pellagrosi nu- 
triti con buon alimento , ha pronunciato non 
potersi tal male ripetere dal solo cattivo 
vitto, nè tampoco dall'aria molle ed umi- 
da , avvertendo , che i colli di Brianza , 
dove per altro esso è frequente , presentano 
tutt' altra condizione. 



2 I 

Vi son poi parecchi Amori , i quali 
guardano Come insufRcienti tutte le cause , 
alle quali si suol ascriver la pellagra j tra 
questi il sig. Janzen dopo averne esaminata 
con diligenza la loro validità, ha franca- 
mente deciso , che un tal male da esse nòn 
si poteva ripetere *j essendone pure poco 
soddisfatto il sig. Tizio ^ ne sospetta (pag. 
174) altra cagione non ancora ben divisata, 
e contagiosa, la quale ferisca i jiervi , e poi 
si rechi alla cute, producendo in appresso 
gli altri malori , che poi si osservano^ e in 
ciò si appoggia anche al sentimento del 
signor Vanderneuvel e di altri. 

Io per ora non mi fermerò in esaminare 
quale debba essere la causa prossima della 
pellagra, e prima debbo proseguirne il pa- 
rallelo col male esteso nel nostro paese , 
considerarne quella differenza che vi si frap- 
pone , ricercarne il perchè , ed allora mi 
sarà più . facile il raccoglier quegli argo- 
menti , che potranno provare la mia opi- 
nione* 



* His itaque pensitat's patèt a sex rebus non naturali hus 
{^Ut cum scholis loquar) morhum deduci hactcniis non potuisse, 
Certum quidem est subesse vitium aliquod earum rerum j qui^ 
bus homines carers nequeunt ; sed hoc vitìum sensìbus paterg 
non videtur , et ex cognitis qiualiratihus dcr-ivari nondUm po- 
tuìt, Hinc rnelius est ignorantlam fateri , quarri ex falsa ^ et 
hypothetica quacumqm caussa morbum explicare , ne maioribus 
irrorlbus ansa praebeatur, 1. c. pag:. 351. 



4 



ESAME E PARAGONE 



Di sintomi e fenomeni 
DELLA PELLAGRA. 

Nel considerare i sintomi e fenomeni della 
pellagra, per farne il paragone con quelli 
del male regna nel nostro paese , io 
avrò solamente in mira quelli, che ne pajo^ 
no i più proprj e i più caratteristici , e 
che sono veramente acconci a provarne 
l'identità, riserbandomi ad esaminar in altro . 
luogo non solo il divario che occorre tra 
la frequenza o intensione di tali sintomi, e 
presso di noi e nei Milanese , ma ezian- 
dio di quelli delle malattie secondarie, per- 
suadendomi , che in tal modo, e meglio ne 
conoscerò la natura essenziale , e potrò giun-^ 
ger perfino a stabilire onde provengano le 
scoperte differenze. 

La pellagra suol cominciare, come ognun 
sa, da una eruzione, o sia impetigine del 
dorso della mano , del braccio , del collo , 
e qualche volta de' piedi. Il carattere prin- 
cipale di questa espulsione , la quale si ma- 
nifesta in pustule, ed anche in vescichette^, 
si è di recare un senso di bruciore , cui 
succede uno scagliamento delia cuticola , 



detto disquamazione . Se tal espulsione non 
avviene , o svanisce dopo di esser avve- 
nuta, gl' infermi diventano vertiginosi, sba- 
lorditi, e cadono anche privi di conoscen- 
za y accidenti ai quali soggiacciono princi- 
palmente quando hanno preso il sole di pri- 
mavera: un tal corso di male si osservà 
pure qualche volta ne' nostri infermi, e su 
questo punto si può vedere quanto se ne 
trova scritto nel Conspectus alle pag. 1 3 ^ 
14 , 144. 

In alcuni de' pellagrosi non è quest'espul- 
sione fugace e riccorrente , ma discostandosi 
dal carartere infiammatorio piii si avvicina 
alla natura di un erpete , il quale in varie 
maniere occupa l' estremità del braccio e 
'1 dorso delle mani , producendo pustule 
secche e pruriginose con iscrepolo della cu- 
ticola, disquamazione, ed alcuna fiata forti 
crepature e croste/ Questa sorta di espul- 
sione cutanea dura per lungo tempo , senza 
recare notabile disordine alla salute j e se 
cessa di comparire, o svanisce dopo di esser 
comparsa , produce , ma meno rapidamente, i 
sintomi della pellagra, mentre si scema nella 
state , e si rinvigorisce nell' autunno e nella 
primavera , arrecando talora un rosso con 
minute pustule simili alla pellagra. 

Il sig. Strambio la nominò asprezza li*» 



chenosa , e prima stette dubbioso {Ann . li. 
pag. 12.8) se appartenesse precisamente alla 
pellagra j ma avendo badato ai fenomeni 
comuni neir uno e nell' altro male , e notato 
in particolare, che la figliuolanza de' pella- 
grosi non aveva alcune volte presentato, se 
non se V asprezza lichenosa , ed altre volte, 
che i figli nati da genitori , i quali aveva- 
no sofferto questa spezie d' erpeti , erano 
divenuti pellagrosi, conchiuse ( Ann, i. pag. 
190), che l'asprezza lichenosa e la pella- 
gra dovevano dipendere dalla medesima ca- 
gione. Questa sorta di asprezza lichenosa^ 
riferita dai nostri ad espulsion salina , alcu- 
ne volte crostosa , P ho vista più volte an- 
che nei nastri ammalati: sussistendo questa 
eruzione, anzi rinnovandosi la successiva 
disquamazione della cute , gì' infermi hanno 
goduta per lunga serie d' anni buona salute, 
alla riserva di qualche vertigine ricorrente, 
facile corizza , susurro d' orecchio , rauce- 
dine e tosse nell' inverno : mancando poi 
questo sfogo, alcuni sono caduti nella so- 
lita febbre esantematica , ma di corso len- 
tissimo e poco favorevole. Alcune volte, pri- 
ma di cadere in questa febbre , dovet- 
tero sostenere quartane ostinate : altri son 
divenuti scemi di cervello, senza però es- 
#sère veramente furiosi : altri dopo lunga feb- 
bre cotidiana , insorta la tosse , sono ca- 



dati nella tisichezza ; ma le persone già in 
età senile , dopo gli effetti di riccorrente 
astma , come convulsivo, sono passati a 
idropisie di petto, e ad altri malori. Io 
r ho considerata come una certa tregua del 
male , che chiamo conticescenza ( Consp. 
pag. 179), e penso, che mediante la con- 
tinuata disquamazione , si faccia anche un 
qualche spurgo utile della materia viziosa. 

Sopravviene anche a' pellagrosi, ma molto 
raramente, la febbre esantematica (Consp. 
pag. 19), dalla quale sono ordinariamente 
colpiti li nostri ammalati , dopo aver patito 
vertigini , susurro d' orecchio , forti sbalor- 
dimenti anche caduchi, odontalgie, risip ole 
ricorrenti ec. : è credibile , che la natura in 
quella occasione faccia qualche sforzo per 
liberarsi dal maligno umore con l'espulsione 
pellagrosa , che compare quasi sul princi- 
pio della dichiarazione del male , e quan- 
tunque questa espulsione sia piuttosto un 
indizio del male, che non una crisi, per 
altro consta dalle osservazioni del signor 
Strambio , che quelli , i quali ne sono stati 
ogni anno regolarmente attaccati , si sono 
mantenuti liberi da altro malore . Non vo- 
gUo mancare di riferire in questa occasione 
il caso di Maria Pagani (j4nn, i, hist. i), 
alla quale sino dall'infanzia era comparsa 
V eruzione pellagrosa , e frattanto ella stette 



i6 

sana sino all'età di 46 anni, avendo avuta 
ogni primavera la sua efflorescenza cutanea 
pellagrosa con disquamazione. 

Nei nostri infermi (Consp, pag. 1 3 e 14) 
alcune volte molto prima del secondo sta- 
dio si osservano quelle medesime affezioni 
cutanee , ond' è cagione la pellagra , e ciò 
avviene principalmente in quelli , che hanno 
il male evidentemente ereditario. 

Queste mutazioni, a quel che mi pare, 
dimostrano chiaramente la convenienza de- 
gli esantemi nella pellagra e nei nostri am- 
malati , sebbene vi abbia differenza notabile 
nella intensione , nel tempo, e nel vantaggio 
che se ne ottiene. 

Dopo aver sofferte alcune vWtigini , in- 
comodi d' occhio e qualche altro male , 
suole andar scemando negl'infermi la me- 
moria a segno, che, allorquando la malat- 
tia ha preso maggior vigore , essi non solo 
dimenticano le cose recentemente passate, 
ma non sanno neppur trovare i termini per 
ispiegare i loro sentimenti, e questa smemo- 
rataggine^ notata in tanti luoghi dal signor 
Strambio , a tal punto si aumenta, che nel 
quarto stadio della malattia passano insensi- 
bilmente ad una specie di sciopchezza , ed 
anche ad una vera stupidità. 

Alcuni poi, e principalmente li ragazzi 
che hanno il male ereditario , sogliono fare 



^7 

nella prima loro età, ed anche in ternp^ 
deir adolescenza 5 i loro moti con una somma 
agilità e rapidità, la quale essendo alcune 
volte disuguale , presenta nel volto con- 
torsioni involontarie , simili alle smorfie 
(Consp. pag. 143 ) che si fanno talvolta 
a bella posta. Nasce ancora spesso una tale 
impazienza nel moto delle braccia e delle 
gambe , che devono , per così dire , muo- 
verle senza esser sottomesse alla volontà. 
Una tal celerità di moti , cagionata dallo 
stimolo della pellagra, non solo ne' giova- 
netti, ma anche negli uomini avanzati, è 
stata avvertita dal sig. Strambio in molti 
luoghi, e sono pure state avvertite dal sig* 
Tizio * le smorfie, e i varj contorcimenti, 
che i pellagrosi mostrano ad ora ad ora 
nel volto, e che sono assai facili a ravvi-» 
sarsi. Ma quest' agilità e rapidità di movi- 
menti, la quale è varia secondochè sono 
particolarmente stimolati o i nervi del cer- 
vello, o quelli della midolla spinale, si 
cambia insensibilmente in un movimento 
sforzato e disuguale, e poi in Una spezie 
di torpore e di lentezza. Questa successio- 
ne è poi segnata particolarmente dagli oc- 
chi in modo tale , che nel male molto avan- 
zato, quando già i nervi provano una spe- 

* F«(ì<u*jb; fielttm opustuh t©1. xu pig. 141. 



,28 

zie di spasimo unito a debolezza, la lofd 
vista è torva e fissa , e lontana da quella 
alacrità , che si osserva nelle persone sane. 

Simile per ogni riguardo è lo stato dei 
nostri ammalati, non tanto nel male acqui- 
stato, quanto nell'ereditario; ma coloro, 
che vanno soggetti a quest' ultimo , veg- 
gonsi lentamente e nel giro di molti anni, 
passare dall' agilità alla torpidezza. Qui poi 
mi cade in acconcio di rilevare , che quella 
stessa variazione , che presentano i muscoli 
diversi, che servono ai movimenti volon- 
tari, avviene eziandio nelle fibre midollari, 
che hanno maggior relazione coli' esercizio 
delle più intime funzioni dell' anima. I gio- 
vanetti soghono concepire rapidamente , si 
muovono perpetuamente a salti, poco si 
possono applicare a studj serj , e si av- 
vezzano ad operare di moto primo . 
Coir avanzarsi poi nell' età , diminuendo la 
memoria , restano poco atti alle scienze , e 
1' anima , che non ha le fibre del cervello 
docili alla sua volontà, esercita con mag- 
gior debolezza l' innata proprietà di con- 
templare , per paragonare le idee, e for- 
mar esteso raziocinio , mentre frattanto al- 
tri nervi , dai quali nascono particolarmente 
certe sensazioni e passioni, divenuti più 
forti e più attivi , scuotono V anima forter 
mente, e dispongono la medesima a violente, 



pronte e disordinate determinazioni {Consp: 
pag. I , 49 e seg., e pag. 250). 

Le convulsioni {Consp. pag. 34) d'ogni 
spezie , e le diverse alienazioni di mente 
(Consp, pag. 49 e seg. ) accadono anche 
nei nostri infermi , ed hanno in buona parte 
molta somiglianza con quelle de' pellagrosi. 
La lunghezza del male indebolisce pur an- 
che, annebbia ed oscura la vista negli uni 
e negli altri. 

Ha fatto menzione il sig. Strambio della 
durezza e lentezza dell' alvo nello scaricare 
le fecce, ed anche ne ha fatto parola il 
sig. Odoardi ( pag. 1 1 9 ) j ma una tale 
stitichezza {Consp, pag. 2.06) è frequente 
nei nostri ammalati. 

Nulla è poi tanto uniformemente caratte-' 
ristico , e del nostro male e della pellagra, 
quanto un certo puzzolente odore della tra- 
spirazione e del sudore , che il sig. Stram- 
bio chiama speciale. Janzen ( Frank DeL 
opusc. voi. IX pag. 338) lasciò scritto, che 
i pellagrosi si riconoscevano all' odore della 
traspirazione, eh' egli paragona al pane mu- 
cido e guasto. Tale è veramente l' odore 
in alcuni de' nostri infermi (Consp, -p^g. xo)y 
cioè mucido-fetido , che si cangia poscia 
in odore simile a quello della carne , che 
comincia alcun poco a guastarsi, e segna- 
tamente di lardo rancido j ma 1' odore di- 



venta cadaveroso in quelli, ne' quali lama* 
lattia è già m jlto avanzata , e forse quaU 
che porzione del sangue guastata passa colla ^ 
materia del sudore. Ho notato eziandio ^ 
che quelli y ne' quali il veleno , più stretta-^ 
mente unito al sangue, già minaccia un' 
affezione scorbutica, mandano al mattino 
fuori della bocca non costantemente , ma 
irregolarmente, un odore cadaveroso , simile^ 
a quello , che viene fuori da un' aperta se«^ 
poltura. Spira ancora alcune volte un odore 
di acido forte , che ferisce il naso e gli oc-* 
chi , con cagionare bruciore , quando nume- 
rosi spuntano gli esantemi miliari, il cor- 
so de' quali essendo per buona parte com- 
pito , torna a farsi fortemente sentire 
r odore mucido-cadaveroso. Le osservazioni 
mi hanno pure insegnato , che il sudore 
dei piedi puzza bene spesso di odore mu* 
cido , mentre quello del tronco trasmette un 
odore , che s' accosta al cadaveroso. Ma 
presentano i sudori nei nostri infermi, oltre 
r anzidetto particolare e speziale odore 
anco la qualità di esser molto viscidi ed 
attaccaticci. Questo particolar odore con 
quel carattere di viscidità, ben rare volte 
si osservava presso di noi nei tempi , che 
più eravam percossi dalla febbre miliare. 

Rammenta in più luoghi il sig. Strambio, 
che i pellagrosi sentono una fiamma, che 



3t 

scorre per varie parti del corpo, prodia- 
cendo un senso di ardore, spesse volte fu- 
gace. Questo sintomo {Consp. pag. 213 ) 
non è raro presso di noi, ed ho ricono- 
sciuto , che r istessa materia maligna atte- 
nuata , la quale cagiona poi rossori esterni 
e passeggieri (Consp, pag. 125 e 260), 
indicati pur anco dal sig. Strambio (^j4nn. i, 
hm. 32), percorrendo le parti interne, è 
cagione di que' fenomeni riferiti alla fiamma. 

E' nota a tutti la fame de' pellagrosi 5 di 
questa ho fatto lungo discorso ( Consp, pag. 
221), ricercandone la cagione: essa non 
solamente si osserva in quelli, che hanno 
il male ereditario non ancora giunto al 
punto di dichiarazione , ed in quelli , che 
già sono nel terzo stadio del male , ma si 
fa sentire subito , che la materia esantema- 
tica porporina comincia a trascorrere per 
esser riassorbita {Consp, pag. 221). Ho 
proposto diverse cagioni di questo avveni- 
mento j ma crederei , che alle riferite si 
possa ancora aggiungere una maggiore sen- 
sibilità e validità dei nervi dello stomaco. 
Quelli, che sono travagliati dal male che 
ho descritto , spinti dalla fame , non solo 
mangiano assai e con voracità , ma man- 
giando assai , pure digeriscono bene j dun- 
que si può asserire , che più abbondante e 
più spedito segua T influsso del fluido ner- 



veo nei nervi dello stomaco. Dovrassi for- 
se dire , che per legge dell' economia ani- 
male 5 mentre si diminuisce ? influsso del 'i 
fluido nerveo in altri nervi più esterni, e ! 
quelli massime della midolla spinale , quest' 
influsso si accresca nei nervi interni che )l 
provvedono allo stomaco ? 

Non ha osservato il sig. Strambio, che 
i pellagrosi sieno libidinosi , ma T hanno be- 
ne avvertito li signori Soler (1. c. pag. 7) 
e Tizio (1. c. pag. 165)^ questa libidine^ 
non solamente si osserva nel principio del i| 
male, massime ereditario (Consp, pag. 3 e 
145), ma dura, oltre il tempo assegnato dal 
sig. Soler, sino a che sono avanzati nel 
quarto stadio del male (Consp. pag. 245). 
Su questo punto si è notato, che gli infer- 
mi nel mal cronico dopo essere stati palli- 
di , mutata la condizione del sangue pel ve- 
leno ritenuto , e fattasi meno pervia la ii 
cute , diventano più macilenti , ma rossi nel I' 
volto, e divengono più libidinosi. 

Non mi estenderò lungamente in Jare il | 
paragone della pellagra con il male , che 
ho descritto , per quel che spetta alle va- 1 
riami successioni de' fenomeni e della di ver- I 
sità de' mali , che variamente affliggono que- 
sti poveri infermi. Nei pellagrosi queste ve- 
loci e varie apparizioni non si fanno con I j 
tanta rapidità , come ne' nostri infermi j ma 



per altro , secondo le istorie del sig. Stram- 
Bio , si ravvisano ancora in essi le più au- 
tentiche prove della fugacità ed instabilità 
dei sintomi , anzi de' mali medesimi. In quan- 
ti luoghi questo chiarissimo Autore fa men- 
zione del dolore , che dall' occipite passa 
a' lombi e all' osso sacro , e da questo ri- 
monta all' occipite, de' notabili incomodi del 
capo che si sono acquietati coli' ardore de' 
piedi e di tanti mali che si sono calmati 
coli' avvenimento della scorbutica affezione , 
o di macchie , o papule comparse sul viso ? 
Lo sparire dell'eruzione pellagrosa quanti mali 
ha cagionato , e quante volte si sono miti- 
gati col ritorno della medesima? Ma nulla 
tanto prova la simiglianza di questi feno- 
meni , sì nella pellagra , che nel male da 
me ravvisato nelle nostre contrade, quanto 
quel senso di fiamma, che prestamente si 
aggira per le varie parti de' corpi da que- 
sta malattia infetti. Ma non oserei lusingar- 
mi di fare con ugual successo il mio con- 
fronto riguardo a' fenomeni , che si manifes- 
tano nel lato sinistro, i quali, giusta le os- 
servazioni mie, {Consp. pag. 238) sempre 
più si dimostrano costanti, con quelle di- 
versità però, che le varie circostanze del 
corso del veleno esigono. Può essere, che 
ne' pellagrosi il veleno, recandosi più pro- 

c 



\ 



34 

fondamente nella mezzana parte del cervello, 
ferisca in modo i nervi, che questa disu- 
guaglianza non trovisi , o sia meno sensibile. 
Di fatti io medesimo non ho osservato que- 
sta disuguaglianza nelle orecchie e ne' polsi 
di quelli, che ne sono stati sul principio 
del male colpiti in maniera da diventarne 
tristi e malinconici ; ed essendo disceso pron- 
tamente il male alle fauci ed al petto, ho 
scoperto poco cambiamento nelle orecchie j 
ma quando questo si è recato ed ha persi- 
stito neir addome, allora ho ritrovate amendue 
le orecchie ritratte ed abbreviate. Dipen- 
dono , cred' io , questi fenomeni , principal- 
mente da' luoghi, ne' quali fa urto il veleno, 
cioè , o ne' nervi cerebrali , o ne' nervi spi- 
nali. Per altro ho veduto, che i cambia- 
menti relativi a' nervi accadono più comu- 
nemente nella parte sinistra ; in effetto i pel- 
lagrosi pendono ordinariamente da tal parte 
(Strame. Ann. i , hist. 6 , 1 1 , 12, 25,26; 
Ann, Il hist, 46)^6 per lo contrario le ri- 
sipole, le emorragie, il sudore, che parti- 
colarmente succedono nella parte destra an- 
che nei pellagrosi , mostrano pure per que- 
sto riguardo la simiglianza di questi mali. 
Si è da me notato , che la sensibilità dimi- 
nuisce nel lato sinistro , e che in esso l' orec- 
chia diventa di sostanza più rigida e meno 
flessibile. Una bella osservazione riferisce il 



signor Strambio {Ann, ii^ hist, 3) circa 
un infermo, a cui si era diminuito il tatto 
universalmente, ma sì fortemente nel brac» 
ciò sinistro, che non sentiva più nè punto 
nè poco j riguardo alla crassezza degli 
integumenti nella parte sinistra del capo , 
espone che nel cadavere di Francesca Ga- 
LEAZZI ( Ann. I , cadav. 2 ) gli integumenti 
della parte sinistra del capo si sono tro- 
vati di una consistenza resistente e coria-*- 
cea. 

Finalmente il susurro delle orecchie , il 
quale è stato , come lo è pure ne' nostri 
infermi , uno de' primi fenomeni a comparire^ 
€ altresì quello, che quasi sempre è rima- 
sto dopo un' apparente guarigione ^ nelle is- 
torie riferite dal sig. Strambio si attribui- 
sce similmente spesse volte all' orecchio si-» 
nistro. 

PARAGONE 

delle successioni. 

Sebbene il procedimento del male ne' no- 
stri infermi vada soggetto a qualche diffe- 
renza, che li distingue assai bene dai pel- 
lagrosi, tuttavia le diverse circostanze par- 
ticolari 5 che son comuni ad amendue le spe- 



3^ 

zìe di ammalati nel terzo e quarto stadio 
hanno, come già si è dimostrato una grandissi 
ma analogia , o si riguardi la natura delle ma 
lattie, o la proprietà de' sintomi e de' feno 
meni. Anche i nostri ammalati dalla scom 
parsa dell' espulsione esantematica , e massi- 
mamente da quello stato , in cui quella che 
la natura arreca, non è che fugace e leg 
giera , vanno in varie alienazioni di men 
te, e diventano maniaci, come si è riferi 
to nel Consp. a pag. 49. Nelle arie secche 
e di collina, presso i contadini ancorché 
giovinotti , sono frequenti i flati e gl' inco- 
modi rapportati all'affezione ipocondriaca. 

Le vertigini e ricorrenti cefalalgie, ac- 
compagnate sempre da susurro d' orecchio, 
dopo un lungo soffrire , danno sapor di 
sale o di pepe in bocca, con i sintomi di 
un' affezione scorbutica , la quale poi fa passo 
a scorticare lo stomaco, o a rodere il pol- 
mone^ e non è raro, che una febbre co- 
tidiana , nata dall' intercepita eruzione cuta* 
nea, meni gli infermi ad una tisichezza 
( Consp, pag. 85), in modo tale , che que^ 
sto morbo ai tempi nostri, ed in Torino ed 
in altri luoghi del nostro paese, si è reso 
assai più frequente di quello , che noi fosse 
per lo avanti; nè debbe tacersi, che tra i 
pellagrosi molti diventano tisici. 

Le febbri intermittenti si manifestano so* 



37 

ì Vénté ne' pellagrosi ^ e quéste non sono me- 
! no ordinarie nei nostri infermi , avendomi 
spesse fiate la sperienza fatto conoscere , che 
dalla febbre terzana prende cominciamento 
il secondo stadio del male ( Consp, pag. 1 1 z ). 

Vuoisi pur qui riflettere , che in amen- 
due le malattie scuopresi una stessa natura 
di febbri ^ accompagnate dalla medesima in- 
j docilità air uso della china. In quelli poi ^ 
i nei quali il veleno prende stabilità nel basso 
ventre ^ dopo aver recato ricorrenza di flem- 
mazie interne anche timpanitiche , precipita 
gì' infermi nelP ascite. 

L' instabilità poi , incostanza e varietà 
dei fenomeni , che precedono lo stabilimento 
I delle malattie locali , od anche le accom- 
1 pagnano ^ essendo comuni ai pellagrosi , 
j mostrano assai più di esse la simiglianza del 
male. Essendo pure notissimo , che certi fini- 
menti possono dipendere da diverse cause , 
I la somiglianza delle successioni e procedi- 
menti è quella ^ che deve provare la si- 
mile natura del male. 

Chi leggerà con attenzióne le varie sto- 
rie riferite dall' esatto sig. Strambio , po- 
trà facilmente riconoscere quanto sia consi- 
derabile questa uniformità di carriera del 
male; e tra le molte che si potrebbero 
1 accennare , pregherò il leggitore di dare 



3? . 

un' occhiata all' istoria XLiv delP anno I. 

Havvi per altro una differenza tra la mag- 
giore e minore frequenza di certi mali co- 
muni ai nostri infermi ed ai pellagrosi , e 
qualche diversità notabile tra certi mali as- 
sai più frequenti negli uni che negli al- 
tri, la quale particolarmente merita d'esser 
esaminata , come quella , che può dare a 
conoscere le diverse sue modificazioni. Coi 
paragone poi di tutto , spero che a suo luo- 
go mi verrà fatto di stabilire in che debba 
consistere questa differenza , e quale ne pos- 
sa essere la cagione. 

TERMINE 

del male. 

In tre maniere finisce la pellagra , cioè 0 
il male si risolve utilmente , ed anche colP 
acquisto della salute , oppure senza crisi 
prende tregua , si assopisce , recando quello 
stato di male , detto da me Conticescen^a , e 
poi risorge , e finalmente termina colla mor- 
te. Il sig. Strambio ha pur anche avver- 
tito la somma difficoltà della cura eradica- 
tiva, e non osa assicurarne alcun caso ne- 
gli ammalati, che sono stati sottoposti alla 
^ua cura. Io noti me ne maraviglio punto, 
dando sovente questo male una certa tregua 
con appareaza di buona salute, e poi ri- 



39 

sorgendo, e montando a tale forza^ che uc- 
cide r infermo. Non è dissimile la sorte dei 
nostri infermi ( Consp. pag. 220 ) , anzi suo- 
le nei primi suoi insuiti com.parire presso 
di noi come un male leggiero , che con va- 
rj intervalli ritorna ,, e sempre ordinariamen- 
te si aggrava coli' andare innanzi. Ricevono 
però anche i pellagrosi vantaggio , e si so- 
no risanati quelli , nei quali o per effetto 
di valente natura, o per ajuto dell'arte 
( Stramb . Ann. I , /list. 35 €36), sono 
comparse pustule alla cute , e principalmen- 
te quelli, i quali hanno avuto un eostante 
sudore {Ann, i, Iiist,'^!', Ann. 11^ hist. ny 
1 fetente con la comparsa di pustule miliari^ 
e poi di macchie porporine. 

Del vantaggio de' sudori fetenti ne ha 
I parlato in varj luoghi il sig. Strambio , ed 
i ha visto , che questi hanno calmato il delirio 
I ( Ann, I , hist. 1 8 e 3 4 ^ Ann, III , pag. 
I 74 ) e le convulsioni , migliorato la condizione 
dei polsi ( Ann. i , hist. i o ) , e fatto sva- 
nire il molesto ardore delle piante de' piedi 
e della palma delia mano ( Ann l , hist. 3 7 
; e 6 8 ). I sudori de' piedi poi si hanno avu- 
ti sempre per buoni {Ann. I, hist. 8, 13 
e 68), ed essi hanno recato sollievo all' 
ardore de' medesimi, 
j Le pustule miliari , con successiva com- 
I parsa di macchie porporine , sono pur anche 



40 

state avvertite dal sig. Strambio. Gli infermi 
Milanesi sono meno facili al sudore , e non 
sogliono trascorrere , come addiviene ai no- 
stri , così prontamente il secondo stadio della 
febbre esantematica , e per questa ragione , 
a parer mio , pochissimi hanno la sorte di 
liberarsi. In prova di quanto sopra si è detto, 
riferirò tre sole storie di vantaggiose papule 
miliari, colla successione di macchie por- 
porine, rapportate dal sig. Strambio. 

Catterina Giani , ( Ann. i , hist. 7 ) del 
luogo di Fagnano , d' anni 3 3 , già da due 
anni pellagrosa , ebbe a soffrire gravissimi 
mali , buona parte appartenenti a convul- 
sioni di tetano , e dolori. I bagni le pro- 
curarono una universale espulsione di pa- 
pule miliari , le quali si squamarono , e do- 
po questa squamazione , uscirono macchie 
di color sanguigno, simili alle morsicature 
delle pulici , e restituita in sufficiente salu- 
te abbandonò V ospedale , segnata ancora 
di qualche macchia. 

Regina Zampini, {Ann. i, hist. 20) 
alla quale prima comparvero papule milia- 
ri, macchie rosse sul petto, e poi petec- 
chie dell' istesso colore sopra le braccia , ri- 
sanò. Il sig. Strambio giudicò critici que- 
sti esantemi, mentre stando poi bene partì 
dall'ospedale. 

Maria Antonia Grimoldi {Ann, i^hisu 



V 



4« 

to) entrò così debole nell'ospedale, che 
non poteva reggersi in piedi , con dolori 
universali e ardor de' piedi tormentosissimo. 
Dopo alcuni rimedj adoperati inutilmente, 
le fu dato il brodo di vipera, il quale, 
continuato per 1 5 giorni , le promosse una 
espulsione di pustule pruriginose , seguita 
1 poi da macchie porporine punticolari. Al- 
I legra partì dal? ospedale come se fosse gua- 
jrita, ma per altro non lo era, e di fatti 
dovette ritornare nell' anno seguente. Sul 
proposito poi di questa storia mi giova no- 
tare , che questa ebbe solamente pustule 
pruriginose senza squamazione , la qual sor- 
te di esantema non dà termine al male. 

Osservò il sig. Strambio essere qualche 
volta avvenuta ai pellagrosi una espulsione 
di rogna contumace e vantaggiosa ( Ann. 
Ili, pag. 70); e nota molto bene, che 
queste pustulette , sebbene somigliantissime 
alla scabbia, non sono però una vera scab- 
bia , e che non sono contagiose. Si è detto 
pure di un ammalato pellagroso, che mer- 
cè la rogna sia guarito : tale giudicazione 
è anche succeduta ai nostri infermi ( Consp. 
P^g- ^75)? giusta le mie osservazioni , 
questa sola espulsione fece bene scomparire 
gli altri effetti morbosi , ma per ottenere la 
salute fu necessario di ricorrere a' bagni ter-^ 
mali , e di ottenere pur anche sudori fetenti 



4i 

coir apparizione di rosso e di macchie por- 
porine alla cute , e di bottoncini che sup- 
purassero. 

Le emorragie del naso , giusta le osser- 
vazioni del signor Strambio , sono state 
nell' età giovanile piuttosto famigliari a quel- 
li , ai quali poi scoppiò con vigore la pella- 
gra , e pare , che la loro ripetizione ne ab- 
bia ritardato il corso. Rispetto poi alle 
emorragie d' utero , o sia a^le evacuazioni 
mestruali , riferisce" il medesimo Autore , 
che la loro cessazione spingeva l' assalto 
della pellagra , ed il loro ritorno generoso 
ne rallentava il corso , o lo sospendeva . 
Queste osservazioni sono uniformi a quanta 
si è da me scritto nel Coriòpectus alle pag. 
1 44 e i 76. 

Non utili poi, ma fatali sono quelle emor 
ragie , che accadono nel quarto stadio , 1 
quali dipendono da uno scioglimento gan 
grenoso di sangue , e più esempj ne rap-* 
porta il chiarissimo Autore. 

Le orine turbate e fosche , e con sedi- 
mento rosso oscuro , e qualche volta bian- 
co , hanno recato più d' una fiata sotto i 
miei occhi un sollevamento passeggiero ai 
miei infermi , e mi è accaduto di curarne 
di quelli , nei quali P assalto del male ve- 
niva calmato da una lombaggine , cui te- 
meva dietro un'evacuazione di simili orine, 



le quali a prima vista possono mettere in 
iscompiglio r animo di un Medico non an-* 
Cora assuefatto a tali casi , come giusta- 
mente avverte il sig. Strambio. 

Quanto alla gutta rosacea^ la quale ere* 
do che corrisponda alle papule difFormanti la 
faccia 5 menzionate dal sig. Strambio ( Ann^ 
II 5 pag. 131), essa è stata da me consi- 
derata come una spezie di giudicazione del- 
la malattia , perchè non poche volte questa 
successione ha posto fine a sintomi gravis- 
simi , come sono convulsioni di varie spe- 
zie 5 dolori di ventre , dolori forti nel cal- 
cagno e nel piede , cefalalgia, perturbazioni 
di mente ec. , che succedono similmente e 
nella pellagra e nei nostri ammalati. Que-* 
sta sorta di giudicazione è temporaria , 
e si può guardare anche come una conti-* 
cescenza , perchè non scaccia la materia 
morbifica , ma la depone , e la mette 
in luogo di silenzio ; e sovente si elevano 
anche pustule , le quali stillano un vizioso 
umore , onde nasce una parziale giudica- 
zione. Tale è pure la sorte della separa- 
zione fulfuracea della cuticola , della asprez* 
za squamosa della cute in altri , delle sere* 
polature nelle dita delle mani ec. , le quali 
sono state riguardate dal sig. Strambio co- 
me diverse spezie della lichenosa affezione: 
queste , molto più frequenti nei male credit 



44 

tario , che nell' acquistato , vengono da itié , 
considerate come uno stato di conticescenzà l 
del male (Consp. pag. 179). Non ommet* 
terò di avvertire dopo il più volte lodato ì 
sig. Strambio ^ che malgrado questi in- 
comodi giungono gl' infermi all' età senile 
con salute competente* 

Racconta il suddetto Autore ( Anm III j:j 
hist. 15), che Gioanni Parini , soffrendo 
lombaggini e dolori nelle articolazioni , ac- 
compagnati da' sintomi della pellagra , i 
quali già l'avevano obbligato l'anno ante* 
cedente a ricoverarsi nell' ospedale , col 
mezzo di un gran tumore , che suppurò 
> , ..ne\ braccio , andò migliorando a segno 
tale , che nell' anno susseguente non più 
sofferse dall' insolato di maggio. Ho veduto 
anch'io ottenersi effetti vantaggiosi da si*, 
mili tumori ^ ma questi non hanno liberata 
essenzialmente l' infermo ^ poiché altro ef^ 
fetto non produssero fuorché quello di prò* 
cacciargli per qualche tempo una buona 
salute. I tumori , che si riducono ai panà*- 
rizzi {Consp. pag. 177), avvengono il più. 
sovente ai ragazzi e giovanotti 5 ma posso 
assicurare , che i vantaggi da essi prove- 
nienti non durano, che per un qualche tem- 
po j e liberandosi per mezzo loro la naturai 
d' una parte del cattivo umore , io le teng® 
per giudica i^igni temporarU^ > 



I II male poi si cela, e si mette in silen- 
f ilo in più maniere , come si riferisce nei 
> titolo Contices cernia del Consp, a pag. 179. 
Simili modi di nascondersi sono pure stati 
osservati dal sig. Strambio. Le malattie cu- 
itaaee , rapportate all' affezione lichenosa , 
formano una conticescenza della pellagra, 
la quale collo scomparire di esse si spiega 
le dichiara la sua ferocia, come provano le 
istorie da lui riferite. 

Le pustule fatue , ossia la cute anserina 
{Consp.^dig, 179), è più frequente presso 
di noi che presso i Milanesi. 

Molti infermi pellagrosi sono partiti dall' 
ospedale guariti in apparenza, ma provan- 
ido ancora susurri d' orecchio, dolori di 
1 testa, dolori nelle articolazioni, nel dorso 
e nei lombi , e spessissime volte ardore * 
nei piedi, e senso di fiamma nel cervello. 
Quello stato poi di apparente salute , e del 
I ritorno del male medesimo , tanto nella pel- 
i lagra , quanto nei nostri infermi , siccome 
I pure di quella corpulenza che qualche vol- 
ta acquistano nella convalescenza, io l'ho 
I riguardato come uno stato di conticescenza 

^ L' ardore dei piedi nel Piemonte è piO frequente nei 
contadini, che nei cittadini, e l'ho notato in quelli,', 
j filali difficilmente sudano , e poco o nulla sudano ai pie- 
I di Questo sintomo non solamente accade prima della 
I dichiarazione del male , ma molto più si fa sentire in 
(Quelli, che pe£coj:j;oA9 il fuii» 4ella malatua. ^ 



i 



46 

(C&nsp. pag. 180 e 216) per lo risorbi- 
mento del cattivo miasma , e silenzio del 
medesimo per qualche tempo nella memr^ 
brana adiposa, o per la riacquiftata fluidità de- 
gli umori , e libera circolazione dei medesimi.'^ 
Ultimamente passerò a paragonare la 
sorte che incontrano i nostri infermi e i 
pellagrosi , allora quando vengon tolti dì 
vita. Alcuni de' pellagrosi hanno terminata 
di vivere con letargo e frenesia, non po-^ 
chi sono morti tisici , altri ascitici , od an* 
che idropici. Un numero notabile di essi 
ha finito di vivere pet una gangrena di ossOì 
sacro e sue conseguenze, ancorché si sia 
ad essa posto riparo. Neil' ultimo stadio del 
male quelli, che hanno sofferto emorragia, 
hanno fatto vedere un sangue nero e sciolto. 
Alcuni sono morti per infiammazione gan-v 
grenosa d'intestini e di stomaco. Non po- 
chi sono stati uccisi da una febbre putrido- 
maligna. Si è notato per altro, non solo 
da' signori Strambio e Gherardini , ma 
anche da altri Autori , che gl' infermi hanno 
dovuto combattere lungamente, e ilare re- 
plicatamente agonizzanti, e poi son morti, 
non contrastando col catarro sufFocativo , 
ma come improvvisamente per sincope. Non 
mi estendo di più a fare il paragone di tutto 
questo 5 perchè la convenienza di finimento 
comune mi pare assai dimostrata da quanto 



47 

è stato da me scritto nel Conspectus ai du€ 
capi Finis morbi ^ e Summa morbi. 

OSSERVAZIONI ANATOMICHE. 

Il sig. Strambio espone quanto hanno pre* 
sentalo i cadaveri disseccati in numero di 
quaranta* nell'ospedale de'pellagrosi , avendo 
precedentemente riferito la storia del mal@ 
e de'rimedj, che per la cura erano stati 
adoperati. Buona parte di essi sono stati 
esaminati con esatta ricerca , non solo del 
ventre e del petto , ma anche della testa : 
di alcuni si è ommesso Pesame del cervel- 
lo , ancorché fossero morti con delirio , ed 
altri sintomi appartenenti al capo ; ben m'im- 
magino , che in alcuni non si giudicò necessa- 
ria , perchè si trattava di male, il quale spetta- 
va più evidentemente all' addome od al petto. 

Si ha dunque dalle storie degl'infermi, 
nelle quali si dà ragguaglio dell' esame fatto 
in tutt'e tre le cavità, che fra 29 cadaveri 
ve ne sono stati solamente quattro, che ab- 
biano presentato il cervello in istato naturale 
(Ann, II , hist. 2 , 4 e 8 ^ Ann, ili , Iiist. 6) , tre 
de' quali son morti di male succeduto fuori 
della cavità della testa : negli altri 25 il 
cervello si è trovato vizioso , cioè in uno 

* Questo numero comprende i due morti per raffezionc 
lichcnesa , la quale certamente non diflèriscc dalla pellagra. 

! 

I i ■ ' 

I 



/48 

si è scorto infiammato {Ann. i, cad. i6), 
e in cinque i vasi della pia meninge eran 
ripieni di sangue {Ann. i, cad. 1,3 e 
II j Ann. II, hist. Ann. Ili , Awr. 1 1) 
in uno di essi vi era sangue grumoso {Ann. 
Ili, hist. 9), e stravasato tra la dura e pia 
madre j in un altro bollicine d' aria ( Ann. 
Ili, hist. 7) nei vasi della pia meninge. In 
sedeci poi si è veduto siero stravasato in 
notabile quantità in varie parti del cervella 
iAnn. I , ca^/. I , 2 , 3 , 4 , 5 , 6 , 7 , 8 , 
J2, 13, 14, ijj Ann. II , hist. i , 7 , 
105 Ili, Aijf. 4). 

I polmoni de'pellagrosi si son trovati sani ; 
ma quelli degl'individui eh' eran periti di ma- 
lattie di petto, e spezialmente di tisichez-j 
za, hanno presentato alcune volte vomi-l 
ca, e il più delle volte or il destro or il 
sinistro sono stati intasati di un marciume 
purulento con granelli steatomatosi j V uno ! 
e r altro bene spesso si son veduti ag- 
glutinati colle parti vicine , e coperti ta^ 
lora di una sostanza gelatinosa puri- 
forme, ed un tratto sotto tale corteccia si 
son riconosciuti sani {Ann. 11, hist. 4). 
Frequentemente si è visto stravasamento di 
siero nella cavità del petto. Pare, che la 
magagna di suppurazione sia stata più so- 
vente nel polmone destro, e che il sinistro 
sia stato come rannicchiato, diminuito ei 




Ifdi colore oscuro. Il sangue si è più volte 
osservato fluido. 

Neil' addome poi si è veduto il più delle 
[volte siero stravasato : e gP intestini sono 
stati qualche volta aspersi di macchie porpori- 
ne ^ o infiammati, o di color fosco rosseg- 
giante. E cosi pure lo stomaco ha presentate 
simili macchie d' indole gangrenosa. Il fe- 
Igato è quasi sempre stato smo {Ann, cad, 

4 ? 5 » 7 5 9 5 1 1 9 1 3 i II ? hist. 3 , 

6 , 8, 9 5 IO 5 Ann, III , hist, i , 3 , 4, 
6 , 7 , 9 , 11)^ quattro volte si è osser- 
vato pallido {Ann, i , cad, 12, 15, hist, 4; 

^^72. II, A/jr. I ), e cinque volte morboso 
( Ann, I , cad, I ; Ann. Il , Ai^f. 4 , 7 j Ann. 
Ili, ca(/. 8, Am. 2), cioè tre volte di vo- 
lume accresciuto, e due volte con piccioli 
scirri e steatomi. Assai sovente la vena por- 
ta è stata vacua di sangue con bile di co- 

\ lor giallo forte , o verde, nella vescica del 

ì fiele e nello stomaco. La milza ordinaria- 
mente si è osservata di minor volume con 
sostanza più floscia , e tagliata ha dato san- 
gue fluido, e qualche volta di colore dila- 
vato: due volte si è trovata più volumi- 
nosa del giusto , ed una del peso d' oncia 
27 {Ann, II, hist, 6): ma si noti, che 
questo ammalato , morto nell' anno 1787, 
cominciò a sentire un dolore al sinistro 

j ipocondrio nel 1781 ^ e circa gli altri due 

d 



5^ 

jiulia si è saputo del corso del male , 
prima che fossero ricevuti nello spedale, 
in cui ricoverati in poco tempo morirono. 

Non passerò sotto silenzio , che gl' inte- ^ 
stini si sono pure trovati di quando in 
quando ristretti , come se fossero stati vinco-, 
lati da un nlo {Ann II, hist. 2 , 8)5? 
che molti infermi sono periti per la gan-: 
grena del? osso sacro j che suii' abito deli 
loro corpo , massimamente al dorso , hanna* 
presentato macchie porporine e livide j e- 
che i cadaveri mandavano subito una puzza; 
grandiffima. 

Quefte osservazioni anatomiche sono mol-< 
to conformi a quelle che generalmente si 
son fatte nei cadaveri presso di noi {Consp^ . 
pag. 1S4), e mi sembrano sufficienti a di- / 
mostrare, che la materia morbifica assale 
particolarmente il capo , e ne rompe ivasi- 
linfatici j che il male va bene spesso a finire 
in uno stato gangrenoso di sangue , e che , 
senza proseguirne il corso, puossi conchiu- 
dere, che non se ne ha da ricercare la 
causa nel fegato e nella milza. 



51 



DIFFERENZA 

Trci la pellagra ed il male da me descrìtto. 

Gol paragone di quanto ho riferito intor- 
no alla novità della malattia , alla qualità 
dei fenomeni, alle varie successioni mor- 
bose ed al finimento , ho dimoftrato , che 
]a pellagra non è essenzialmente diversa dai 
morbo da me riconosciuto nelle nostre con- 
trade ^ tuttavia scorgo benissimo frappor- 

; visi qualche differenza. Si vede spesso , che 
r istesso male in diversi paesi prende anche 

i varianti modificazioni , come appunto si è 
in altro luogo accennato ( Consp, Praef. ). 

Anche il male descritto dal sig. Fan"- 
ZAGO , {Paralleli pag. 7), che è il me- 
desimo che la pellagra ha qualche diver- 
sità , e non giunge alla medesima fero- 
cia, nè arreca quei medesimi sconvolgi- 
menti di mente. Ma è maggiore ancora la 
differenza , che passa tra la npstra malattia 
e la pellagra della Lombardia , e questa 
differenza si ravvisa non solo nella frequen- 
za ed intensità dei mali e dei fenomeni , 
ma ancora nel loro corso , sebbene il parti- 
colar miasma, che li produce, arrechi si- 
mili impressioni nelle parti sode , e simili 

1 alterazioni di umori. L'esame poi di queste 



differenze ci condurrà alla ricerca della loro l 
cagione , e ci metterà in situazione di ve* | 
dere, e di stabilire colla maggior sicurezza! 
possibile quale si possa avere per causai 
prossima della pellagra. i 
Sono più frequenti presso de' nostri in-| 
fermi , che presso i pellagrosi della Lom*| 
bardia, le risioole, le angine, le quali so-i 
gliono essere fugaci e di natura erisipelatosa, 
le ricorrenti raucedini , 1' emoftoe , i ritorni 
di febbri catarrali, il dolor del lato simu- 
lante una pleuritide , i dolori reumatici , Ci 
spezialmente il dolore dell' addome e dello 
stomaco ; e rari sono quelli , i quali passi- 
no al terzo stadio del male, senza prima 
aver sofferte diverse accessioni di febbre, 
ed una febbre acuta, o subacuta esantema- 
tica. 

Queste cose tutte dimostrano , che quahd' 
anche non si dia più quella indole di den*i 
sita infiammatoria, che presentavano le ma*- 
lattie ne' tempi trasandati, come appare da 
quanto ho scritto nel proemio del Conspe*\ 
ctus y tuttavia evvi presso di noi una certa 
disposizione alla febbre , e nasce e nelle 
linfe e nel sangue , più facilmente che 
nei Milanesi , una qualche diatesi infiam- 
matoria. 

Rarissime volte mi è accaduto di vedere 
ammalati , i quali fossero deliranti con gri- 



i 



il 



1 do , o taciturni a ségno di non voler dare 

■ una parola di risposta. Le convulsioni pres- 
so di noi qualche volta ancora rappresen- 

Mtano un tetano, ma per lo più si ridu- 
[cono a vaghi movimenti spasmodici, che 
• ;molto incomodano , senza togliere gran fatto 
!• jla mente , siccome si è detto nel Conspectus 
•jalla pag. 37. ^ ^ 

1 I granchi , e la rigidezza dei muscoli sono 
'ìfjpiù frequenti nei pellagrosi, i quali sono 
Mpiù facilmente molestati dalle veglie di 
«Iquel che il siano i nostri, che hanno mag- 
oigior inclinazione alla sonnolenza. Io credo, 

■ che la materia viziosa nei pellagrosi a di- 

2 rittura sia spinta e determinata al medi- 
tullio del cervello , dal quale poi per la 

I midolla oblungata passi alla midolla spinale^ 
! stimolando pertanto particolarmente quella 

Iporzion di midolla, in cui l'anima pri- 
lijmariamenre risiede , e col mezzo delle sue 
iflfibre esercita sopra il corpo le prime sue 

II facoltà , non la lascia in riposo , e turba 
quel singolare stato , in cui V anima deve 
o può sovrasedere all' esercizio di queste 

li I sue forze j ma nei nostri infermi , ossia 
li! per ragion della cute in particolar modo 
1 1 affetta nelle estremità dei nervi , ed otturata, 
o per quella pressione che si fa dei di-^ 
versi vasi nella sostanza corticale del cer- 
vello, si rende la sostanza sua midollare 



I 



più facilmente disobbediente , e non corri- 
spondente all'azione dell'anima. 

Riguardo poi ai mali, che sopravvengo- 
no agli occhi , noterò , che il maligno umore 
nei pellagrosi produce piuttosto interni mali 
dell'occhio, e nei nostri ammalati arriva- 
no sovente oftalmie, unitamente ad altri mali 
esterni, de' quali non fa quasi menzione il 
signor Strambio. 

Ne' pellagrosi si desta facilmente nella,, 
bocca un sapor salino , le gingive gonfia-i 
no e danno san2;ue presentando gli efFettil 
di un'affezione scorbutica, e questa suc- 
cessione mi pare ancora più frequente nel 
Bellunese che nel Milanese j ma nei nostri: 
ammalati, benché questa pur anche arrivi^* 
non è famigliare. Molti ancora presso di 
noi diventano tisici per causa di questa ma-- 
lattia ; a tale stato però vengono dopo un 
emoftoe , o una febbre cotidiana, che fa me- 
tastasi al petto, piuttosto che per distilla- 
zione dal capo al petto (Consp. pag. 82). 

Nei nostri infermi , e nel cominciamenta 
del secondo stadio, avvengono sudori spon- 
taneamente , e senza essere promossi in ve^ 
run modo dall' arte j e pochi son quelli , i 
quali non debbano passare per un tal corso 
di male. Questi sudori con varietà di odore, 
or d'acido forte, ora di particolar fetore, 
e quale si descrive quello dei pellagrosi 



durano per lunga pezza di tempo con mol- 
te interruzioni. In questo stadio di male, 
come ancora prima del medesimo , con- 
fessano pure gl'infermi un senso di stupore 
pungitivo nelle dita delle mani e dei piedi, 
e percorrono quella carriera, che è stata 
indicata neL Trattato delle miliari a pag. 86, 
e descritta nel Conspectus a pag. 19 e seg. 
Non è frequente il sintomo dello stupore 
pungitivo nei pellagrosi , e ad essi assai più 
raramente sopravvengono sudori y si è notato 
per altro nel parallelo che si è fatto del 
finimento del male, che i sudori sono stati 
utili , e qualche volta il male si è giudi- 
cato con crisi simile a quella che succede 
ài nostri infermi, vale a dire con papule 
miliari , sudori fetenti , e macchie por- 
porine. 

Il sig. Strambio non ha menzionata la 
Somma insofferenza del freddo, la quale è 
provata dai nostri ammalati nello stato prin- 
cipalmente cronico^ ed è verisimile, che 
quella o non arrivi, o non sia evidente co* 
ine presso di noi. Questa sensibilità e strin*- 
gimento dei vasi cutanei , la quale ribatte 
Pappulso del sangue alla cute, dipenderà, 
tred' io , in buona parte dalP azione di cjuel 
principio acre e caustico, che stimola « 
convelle le fibre nervose cutanee. 

I dolori artritici, e spezialmejite podagrici, 



5« 

che appartengono alla falsa podagra de* 
scritta nel Conspectus a pag. 125, sono pià 
frequenti presso di noi che presso i Mila- 
nesi. Cadono poi questi assai più facilmen- 
te chei nostri , in tale debolezza , non solo 
de' membri inferiori, ma di tutta la persona, 
che qualche volta non possono reggersi sulle 
é gambe , e neppur sul tronco* Una tanta 
debolezza è rara nel nostro paese. 

Non è frequente la febbre ne' pellagrosi, 
ed hanno per lo più polsi tardi e depressi^ 
ma i nostri infermi , anche di mal cronico, 
sono per lo più travagliati da una febbre 
più o meno evidente , la quale nell' occa- 
sione di parecchi mali locali è di qualche 
forza. Quanto al finimento del male , i pel- 
lagrosi periscono piuttosto per successioni 
di mali di capo, che sono letargo, freniti- 
de ec. , per gangrena dell'osso sacro, per 
tisichezza, per ascite e febbre corruttiva. I 
nostri mancano il più sovente per tisichez- 
za, per una febbre corruttiva esantematica 
che toglie di vita nel quarto stadio di 
male, per infiammazioni d'intestini, per 
diarrea e scorticatura di tutto il tubo in- 
testinale, e per un lunghissimo ed insensi- 
bile deperimento j ed in quelli , ai quali 
accade o gonfiezza considerevole di gam- 
be , o flemmazia interna dell' addome , re- 
stano strozzati per il trasporto del vizioso 



/ 



I 



iimore allo stomaco, al petto o al capo, 
. Da tutte queste differenze raccolgo : 

1. ^ Che la materia morbosa nei nostri 
infermi è spinta più facilmente, più pron- 
tamente e più fortemente alla cute , e che 
nei pellagrosi si porta più facilmente al ca- 
po , ed assale la parte più interna del cer- 
vello , donde poi si reca alla midolla spi- 
nale e sue dipendenze , oppure dalla base 
del cervello discende alle fauci, alla bocca, 
al petto ed all'addome. 

2. ^ Che il suo soggiorno nel capo è 
molto più fermo che presso di noi. 

3. ^ Che nei nostri si conserva ancora, 
più che nei pellagrosi, una disposizione di 
densità infiammatoria , tanto nelle linfe che 
nel sangue ; ma che , e negli uni e negli 
altri, finalmente nasce nel sangue una dege- 
nerazione gangrenosa. 

ESAME 

Della causa prossima, 

^ ^ono divise le opinioni degli Scrittori so- 
pra la causa 'prossima della pellagra y da al- 
cuni è stata considerata come una spezie 
particolare di scorbuto, da altri è stata guar- 
data come un' affezione ipocondriaca, alla 
quale abbiano data occasione principalmente 



il cattivo vitto , ed il soggiorno in camere 
poco ventilate ec. , siccome si è rilevato nel 
Capo, in cai si è parlato delle cause della 
pellagra. Il sig. ' Strameio , facendo parti- 
colare attenzione ali' affezione lichenosa , 
avea sospettato che la pellagra potesse essere 
una spezie di lepraj ma egli dopo il confron- 
to di lunghe osservazioni, ha poi francamente 
asserito non essere la pellagra scorbuto , 
artriritide, affezione ipocondriaca, nè lepra) 
(Ann. Ili, pag. 77). Il sig. Paolo Della j 
Bona non si sa veramente determinare a quale \ 
delle tre malattie si debba riferire la pella- 
gra y ma però si adopera per dimostrare , 
che si debba avere per lepra. Quanto ai 
primi mali , cioè scorbuto ed affezione ipo- 
condriaca , diversi Scrittori hanno di propo- 
sito dimostrato , che la pellagra, quantunque 
induca affezione scorbutica nella bocca , e 
presenti ancora , principalmente quella che 
si dice pellagra secca , i sintomi dell' 
affezione ipocondriaca , non si debbe asso- 
lutamente confondere con lo scorbuto e coli* 
affezione ipocondriaca. Riguardo poi alla 
lepra, il sig. Fanzago (Paralleli ec. ) ne 
paragona i più decisi segni con quelli della 
pellagra per dimostrarne la diversità. Io 
veggo benissimo quali differenze passino fra 
queste due malattie , e a ravvisarle basta 
V aver veduti leprosi , come a me è venuta 



59 

fatto di vederne, ed aver lette le opere 
degli Autori, e spezialmente il trattato del 
sig^ ScHiLLiNG *, il quale ha avuta fre- 
quente occasione di osservarne in un ospe^- 
dale a Surinamo, e di acquistar a tal og- 
getto una ben lunga pratica. Per altro mi 
sia permesso di mettere sotto 1' occhio de' 
.^diligenti osservatori quelP analogia , che per 
motivo di più fenomeni ha la lepra colla 
pellagra, e col male da me descritto , e 
quest' analogia potrebbe, riguardo alla causa 
primitiva di questi mali , far nascere il 
sospetto , che forse la medesima cagione di 
diversa attività e modificazione, ha qualche 
parte alla formazione di mali tra se però 
differenti. Presenterò dunque ai Medici quel 



* G. G. ScHiLLiNGll : de lepra commentatlones, Trajecti ad- 
Rhenum ijj%in 8.^ Ho avuto la bella occasione di visitare col 
signor ScHiLLiNG i leprosi , 1 quali erano ricoverati «sulla 
collina di Moncalieri, in una casa appartata a spese dell'Or- 
dine de'ss. Maurizio e Lazzaro. La famiglia di qucMeprosì, 
che già era abitante nel Marchesato del Maro , consi- 
ateva nel padre e nella madre , ed in quattro figliuoli , 
tre maschi ed una femmina. Fu tal male comunicato a 
tutta la famiglia dalla madre nel suo ritorno da S. Laz- 
zaro , villaggio in vicinanza d' Oneglia , dove si era por- 
tata per assistere un suo zio materno , che ivi era Par- 
roco, e vi morì, dopo lunghi patimenti, della lepra, da 
lui, a quel che avea detto, acquistata da' soldati Spa- 
gnuoli colà recatisi^ in tempo di guerra. Nè è vero, che 
in Savoia ed in Piemonte si trovino uomini travagliati 
dalla lepra, siccome ne ha poi scritto il medcsims siff^ 
ScHiiUN© a pag. 153 dell'opera *©vi4 citata. 



6® 

paragone, che potrebbe dare appoggio ad 
una tale mia congettura. Non farò valere 
in prova di questo pensiere la qualità ere- 
ditaria * della pellagra, la lunga sua con- 
ticescenza, per cui avendo dato dimostra- 
zione nella puerizia , non si spiega , se non 
anche dopo la virilità, come succede nella 
lepra j per altro vedo una somiglianza tra 
la lepra e la pellagra, per una qualche 
loro uniformità di corso tra i primi feno- 
meni e la loro dichiarazione, siccome an- 
cora per la natura d' alcuni sintomi che 
succedono in entrambi questi mali , e per- 
chè ne riesca meglio il confronto, esporrò 
brevemente prima ciò , che più particolar- 
mente appartiene alla lepra* 

La lepra nel suo principio presenta or-^ 
dinariamente una o più macchiette sulla fron- 
te , ed assale il naso e le orecchie, e poi 
tutta la faccia j queste parti , e prima d'ognu- 
na le orecchie , diventano crostose o tu- 
bercolose: i piedi ancora sono particolar- 
mente attaccati , come pure le mani , e 
così medesimamente sulle altre parti del 
corpo compaiono macchiette, e successiva- 
mente croste o tubercoli di simil natura, i 
quali s'ingrossano, e la cute si fende e si 

* Anche altri mali, come podagra, le scrofole ec^ 
6ono ereditarie, ed laanno una lunga cQnticescenssa. 



6t 

esulcera , come di un ulcere cancheroso con 
carne poi lussuriarne, viva ed insensibile: 
questa corruttela si profonda, squaglia per 
cosi dire i muscoli, rovina i ligamenti , 
tarla anche le ossa, e andando innanzi , 
rende continuamente insensibile al taglio ed 
al fuoco la parte , in modo tale , che le 
articolazioni, ed anche tutto un piede, si 
staccano senza dolore. Sono i leprosi sovente 
incommodati da febbri terzane, e muojono poi 
o di una spezie d' infiammazione gangrenosa 
dei polmoni, o di una febbre corruttiva gangre- 
nosa dopo un lunghissimo stentare : i leprosi 
esalano un cattivo odor principalmente dalla 
bocca, il quale è tanto più forte e perico- 
loso per il contagio (Schill. 1. c. pag. 1 9 2), 
quanto più il male è avanzato , ed allora 
puzza come di cadavere ( Schill. 1. c. pag. 
191): un tal odore resta insoffribile , e 
in effetto un uomo, che senza avvederse- 
ne fu condotto dal sig. Schilling in una 
camera di .un leproso, ne sentì tal puz- 
za, che non potè resistere. Quando il male 
si è profondato nella cute e pinguedine , 
puzza di odore di lardo rancido ( Vidal 
Mém, de la Soc, R, de méd. de Paris ann. 
1789 in 4.^). 

Io veggo , che la prima direzione della 
^pellagra e del nostro male non è diversa 
'da quella della lepra in cui si muta la 



6% 

condizione delP orecchio , abbreviandosi il 
lobo , rendendosi la cute più rigidetta , e 
nella puerizia coprendosi anche di croste^ 
e che nella parte sinistra , che è ordinaria- 
mente la più affetta, diminuisce la sensibi- 
lità per quel che spetta al tatto j ed anche ho 
osservato evidentissimamente ne' miei infer- 
mi minor sensibiUtà al taglio delle copette 
sul dorso nella parte sinistra, e meritano 
ancora considerazione il livore del naso, le 
croste che si presentano all'una o all'al- 
tra pinna, le croste o pustulette che so- 
pravvengono alle labbra , il fetore singolare 
della bocca nel male avanzato , la caducità 
dei capelli e dei peli , il loro minore ac- 
crescimento e maggior mollezza nella parte 
sinistra , e variazioni * di colore nei me- 
desimi. Gli occhi de' leprosi tondeggiano , e 
le pinne del naso allargansi, e rimangonp 
voltate in su ^ ne' nostri infermi , quando 
il male ha già fatto progressi , 1' occhio de- 
stro suol comparir minore e rotondo, e 
più si dilata e s' innalza la pinna destra 
del naso, per la maggior forza di qualche 
muscolo , e per l'accorciamento , cred' io, di 
altri j ma. ho notato pur anche alcune volte, 

* Nei nostri infermi i capelli del lato sinistro , se que- 
sto è 1' affetto , diventano più tenui e più molli , come 
ijuei de* leprosi, ma sovente i^en biancheggiano, anzi 
diventano più oscuri, > 



( 



quando il veleno ferisce amendue i lati , 
raccorciarsi il naso, e dilatarsi le narici j e 
tal suole apparir il naso in quelli, nella 
puerizia de' quali il mal ereditario presenta 
un rapido corso *. Il sig. Schillij^g (1. c. 
pag. 66) ha osservato, che i panni lini e 
le vesti diventano di color giallastro daìP 
ahto leproso: a me è succeduto di curare 
un infermo detenuto dal nostro male, con 
espulsione più abbondante sul braccio sini-- 
stro, la di cui camicia in detto braccio è 
divenuta gialla , quando nel braccio destro era 
bianca , senza che il sinistro avesse nota- 
bile sudore j e di fatti , il sudore dei nostri 
infermi tinge sovente le biancherie di color 
giallo. La puzza poi, che esala dai nostri 
infermi , per quanto io mi risovvengo , e 
meco si ricorda il sig. Chirurgo Marucchi, 
il quale assisteva i leprosi meco visitati dal 
sig. ScHiLLiNG sulla collina di Moncalieri, 
corrisponde assai alla puzza che tramanda- 
vano i leprosi. Le orine nella lepra avan- 
zata sono turbate, fosche e con sedimejito 
bianco, e tali ori^e ho pure più volte vi- 
sto nella nostra malattia , ridotta al terzo e 

* Sembra , che la lepra assatisca più ugmlmcnte , so- 
pratiutro nel volto, la parte destra e la siuisira , mentic 
ne' nostri mali per lo pili resta ferita la parte sinistra, 
almeno per quel che spetta a quella porzione di veleno, 
che ferisce i aervi. 



6 4 

quarto grado, e quando già vacilla la co- 
stituzione del sangue. Nella lepra anche li- 
male lascia intieramente una parte per re- 
carsi ad un'altra *: il sangue de' leprosi èr 
stato osservato dal sig. Schilling di tenue 
consistenza, e non di bel colore. I leprosi 
sono libidinosi con un senso grande (Schill,^ 
1. c. pag. 159) di prurito alle parti geni- 
tali , e così pure avviene irregolarmente ai 
nostri ammalati^ questo impeto, di libidine 
comincia nel principio del male , e dura 
anche sino al fine di esso. Nelle femmine 
la lepra fa un corso molto meno rapido , 

* Ne' leprosi succede alcune volte, che una parte ul- 
cerata e guastata, finalmente si risana dopo la caduta a 
cagion d' efempio d' un dito , e V infermo si crede sano, 
ma in altro luogo ricompare il male , con insupera- 
Biìe costanza continua il suo corso sino alla distruzione, 
deir infermo. Sia nella pellagra, che nei nostri infermi, 
è degna di osservazione la traslazione del male da una 
parte per lungo tempo travagliata ad un* altra ; ma non 
ha la forza simile a quella della lepra per penetrare, 
rodere e squagliare, per così dire , la parte percossa. 
La fugacità de' mali e de' sintomi nei nostri infermi è 
molto più rapida che nei pellagrosi , ed in questi ulti- 
mi ancora essa è notabile ; sovente per altro succede an- 
che nei nostri infermi , che il veleno dalle^parti esterne 
traversa dritto alle interne, e dalle interne si reca alle 
esterne {Consp. pag. 191, lin. 15), facendo così unf 
corso analogo alla lepra. Si noti ancora, che uniforme- 
mente a quanto ha scritto il sig. Thierry , rispetto alla 
lepra delle Asturie, che le articolazioni non sono ugual- 
mente travagliate dalla lepra , ma molto disugualmente, 
o alla parte destra , o alla sinistra ; nei nostri infermi le 
gonfiezze e le espulsioni si osservano più sovente nella 
parte destra che nella sinistra, e dalle affezioni nervose 
è più malmenata la parte sinistra. ?. 



i 



^5 

e ciò il sig. ScHiLLiNG (L c. pag. 183) 
attribuisce alle mestrue purgazioni. Ritraen- 
do poi i leprosi evidente danno dai pur- 
I ganti , dai mercuriali ed antimoniali , opiati, 
marziali , chinachina ec. , solo hanno rice- 
vuto aliegerimento , ed anche guarigione , 
dal brodo di vipera , dalla contrajerva , ser- 
pentaria, guajaco, e principalmente dalla de- 
cozione del tondin de' Surinamesi , legno 
che ha forza sudorifera j e secondo V osservar 
zione del suddetto Autore non riesce la guari- 
gione , se non se col mezzo di questi rimedj 
diaforetici , accompagnati da vitto vegetabile 
e da forte esercizio , onde spingere intiera- 
mente all' esterno il maligno umore , e so- 
stenere puzzolenti sudori. 

A tutti questi effetti, i quali presentano 
una qualche analogia, aggiungerò anche 
quello , che si può dedurre dalle diverse sor- 
te di lepra. 

Il sig. ScHiLLiNG non distingue essenzial- 
mente la lepra degli Arabi da quella de'Gre- 
ci e dalla elefantiasi , avendo osservato nelP 
istesso soggetto tutte queste differenze j per 
altro egli è verissimo, che i diversi climi 
inducono tale disposizione negli individui , 
e fanno diversamente comparir la lepra. 
Nei paesi secchi , e nei quali o niente o 
poco piove, la lepra corrisponde a quella 
degli Arabi: in altri paesi di una migliore 

e 



I 



66 

temperatura porge più spesso croste, che 
tubercoli ; nia nei luoghi d' aria molle ed 
unfiida , nei quali piove sei mesi quasi dell' 
anno , come nelP Abissinia ^ al riferire di 
Bruce dotto viaggiatore , * il male rispar- 
mia il viso e guasta le gambe , ma con 
simile degenerazione 5 ed ha il nome di 
elefantiasi. 

La pellagra , ed anche il male da me os- 
servato, varia di molto secondo la natura 
^ del luogo , o freddo e secco , o secco e non 
freddo , o molle ed umido: ha notato Jir' 
sig. Strambio un tal cambiamento, come 
già si è detto , e questa mutazione determi- 
nò il sig. Soler (1. c. pag. 4) a distin- 
guere la pellagra in secca ed umida. Mi è 
anche avvenuto più volte di notare negli 
infermi, i quali sono vissuti in aria umida 
e .molle , che ? espulsione è stata poca sulle 
mani, e rara sul viso: per lo contrario le 
gambe sono enfiate coli' aggiunta di pustu- 
le , degeneranti anche in ulcerette crostose, 
quando altri , che abitatavano colline secche e 
vignate, conservando sane e ferme le loro gam- 
be, hanno sofferto l'espulsione pellagrosa, 
principalmente sulle braccia e sulle mani, an- 
che con ragade nelle dita, e papule rosse o pus- 
tole in forma di vai sul volto, il quale è 

* Voyage en Nubie et en Ahyssìnic &c. par, M* James 
Fruce. Paris 1791 voi. 3.^ in 4.® a pag. 46. 



/ 



i divenuto di un colore più intenso, e di un 
I rosso particolare j per altro in entrambi dalla 
condizione de' polsi e dalla presenza degli 
altri fenomeni , e così de' mali o sintomi che 
loro erano avvenuti , conobbi trattarsi d' una 
I medesima infermità. 

I A tutto questo ancora si potrebbe aggiun- 
gere il sentimento del sig. Schilling intorno 
al corso del veleno leproso j egli crede, che 
prima scorra i nervi , e che , guastandone la 
struttura , distrugga il loro senso , e poi 
vizii la linfa ed il sangue con produrre ve- 
scichette , tumori , esulcerazioni , corruzioni 
e lenta guastatura gangrenosa del sangue , e 
questo corso in qualche modo si rassomi- 
glia a quello della pellagra e de' nostri mali: 
ora mi fo a proporre qualche mia conghiet- 
tura sopra P origine della lepra , con cui 
1 potrò aprirmi la strada ad indagare, se l'im- 
magine leprosa che si vede in questi mali , 
sia un resto * di quella lepra , che regnò una 
volta , e che in qualche Provincia , come 
nell' Asturia , a Martigues in Provenza ed 
in altri luoghi tuttora sussiste, e verisimil- 
mente per qualche trasmissione ereditaria 
Alla vita sucida ed oziosa, al cibo della 

* Forse che dalla lepra, come causa primitiva, po- 
trebbero dedursi le scrofole , il cancro , la tigna ed 
altri mali. 

** Riguardo alla Galizia e alle Asturie , il sig. TniEBiRy 
{Oèserv, de phys, &c, Paris 1791 2,^lvoL 2.^) pensa , che 



68 

carne porcina , e principalmente di cibo di 
pesci crudi ed anche guasti *, si è attri- 
buita la causa della lepra dalla maggior parte 
degli Autori j non voglio negare , che da 
queste cause possano prodursi malattie cu- 
tanee 5 e fors' anche la lepra : riguardo a 
Martigues e a qualche altro luogo vicino , 
il sig. ViDAL ( Mém, de la Soc, Roy. de 
Méd. à Paris an. 1789), affidato ad un 
esatto confronto della maniera di vivere dei 
varj circonvicini abitatori, e di quelli che 
hanno o non hanno la lepra , dimostrò , che 
essa non si può riferire a queste cagioni; 
del resto essendovi paesi , ove gli abitatori 
sono attaccati o dalla lepra , o dalla elefan- 
tiasi , quantunque la loro maniera di vivere 
sia diversa , ed essendovene dégli altri , i di 

le varie spezie di lepra , che tuttora ivi regnano , vsianvi 
mantenute per" una trasmissione ereditaria , avvalorata 
ancora dalla posizione del paese; egli considera pur an- 
che il mal della rosa come una spezie di lepra. 

* Ella è antichissima opinione, che la cagione della 
lepra d'Egitto si debba riconoscere dal cibo de* pesci 
guasti , lasciati dalla inondazione del Nilo : ma non si 
potrebbe egli dire ancora , che le putride esalazioni ne^ 
siano piuttosto la cagione ? Per provare che il cibarsi 
de*pes.i è atto a produrre la lepra, si adduce T osser- 
vazione che si è fatta di tal malattia nell' isole di Fenoè 
e dell' Islanda , ed in qualche altro paese della Lapponia, 
ove il nutrimento principale era di soli pesci, e che in 
50 anni scomparì coli* introduzione d' altro alimento 
{Mém. de la Soc Roy, de Paris in 4.^ Tom. V pag. 
196). A riguardo di questa lepra io non vi scorgo 
esattamente i caratteri di quella de' Greci e degli Ara- 
bi ; ma ravviso piuttosto i tratti d' un' affezione scorbutica. 



69 

cui abitanti ne vanno esenti, sebben mangi- 
no pesci guasti, certo a questo vitto, come 
ad unica ed efficiente causa, non puossi giu- 
stamente attribuire la lepra. 

Io sospetterei , eh' ella derivasse da un 
principio pestilenziale , ridotto m un tenue 
vapore assai indebolito per V allontana- 
mento dal suo primitivo seggio, ricevuto dalP. 
aria , e per questa via entrato nel sangue , e 
poi finalmente introdotto nella sottile tela cel- 
lulosa de' nervi. Osserva il sig. Schilling 
( 1. c. pag. I ó I ) , che il veleno leproso non 
istimola, recando spasmi e dolori, ma ha 
una forza per così dire , stupefattiva , onde 
clandestinamente s' insinua ne' menomi va- 
setti, pei quali deve scorrere lentissima- 
mente , non avendo forza stimolante. Questo 
mio pensiere particolarmente si appoggia 
alle dotte osservazioni degli eccellenti Me- 
dici Parigini , i quali d' ordine della Socie- 
tà di Medicina hanno messo nella pos- 
sibile chiara luce 1' oscura storia del male , 
detto fuoco di s, Antonio , il quale altro non 
era, che una spezie di scarlattina o risipo- 
la universale di natura pestilenziale , la quale 
recava una degenerazione gangrenosa, più 
o meno universale j ma ciò , che fa molto 
al caso nostro si è 1' osservazione fatta in- 
torno all' apparizione della lepra , in seguito 
alla cessazione e sparimento del fuoco di S. 



70^ 

Antonio; e si osservò , che la lepra essen- 
do stata vista contemporaneamente in molti- 
luoghi, non si poteva guardare come con- 
tratta per comunicazione da un ammalato 
all' altro ^ sembra perciò doversi piuttosto 
considerare come una degenerazione del fuo- 
co di S. Antonio: i sintomi del quale , pa- 
ragonati con quelli che si ravvisano nella 
spezie di porpora o scarlattina , che arriva a' 
nostri infermi , e che è del carattere della pel- 
lagra, mi porgono oltre alle suddette osserva- 
zioni un altro argomento^ poiché i nostri infer- 
mi , quando il male si spiega con forza , e pro- 
duce in essi una forte porpora , non sono 
proporzionatamente caldi al tatto, anzi al- 
cune volte una parte o l'altra, come la 
guancia , il braccio , si sentono freddi , e 
pure essi si dolgono di un forte bruciore , 
che li mette in somma agitazione e furore 5 
e tale appunto era la condizione degli in- 
fermi presi dal fuoco di S. Antonio , e per 
questa singolare sua proprietà si dimandava 
le mal des ardens, A tutti è pur anche noto, 
che r esantema pellagroso dà ai medesimi 
un senso di bruciore come di fuoco : que- 
ste porpore ossia scarlattine, dette fièvres 
rouges ^ si sono rese frequenti in Francia, 
come è stato notato dal sig. Pecq de la 
Cloture e da altri Medici Parigini, colla 
scomparsa delle miliari ^ e dopo la venuta 



di certe febbri catarrali maligne : paragonan- 
do io i mali, che correvano da 30 anni e 
più indietro, e come essi abbiano successi- 
vamente e cosi fortemente variato , ho no- 
tato (Consp. pag. I e 194), che questo 
cambiamento è andato vieppiù crescendo do- 
po le replicate visite , che abbiamo avuto 
di quelle spezie di febbri catarrali maligne , 
delle quali seguitando il corso e il loro an- 
damento , si vede , che hanno tratta la loro 
origine dalla Russia e dalla Polonia, paesi 
che sono stati replicatamente infetti di peste : 
questa è una congettura, la quale non mi 
pare senza fondamento. 

Si sa pure , che nella lunga successione 
de' tempi una varietà notabile di malanni in 
forma epidemica, ha spopolato varie parti 
d'Europa, come sono state le febbri petec^- 
chiali , le angine gangrenose , ed altri mali 
di natura prossima alla peste. Vero è bene^^ 
che dopo una lunga state, nei paesi prin- 
cipalmente umidi e pantanosi , si generano 
nel proprio paese qualche volta febbri petec- 
chiali , che si rendono contagiose e micidia- 
li; ma tale non può considerarsi la natura 
di certe febbri catarrali maligne ed altri mali, 
i quali hanno precorso rapidamente e suc- 
cessivamente immensi paesi : la peste mede- 
sima nel suo primo assalto e scoppiamento 
suole essere più feroee, e col ifeguito di tem- 



72. 

po si allenta e diminuisce di forza. Sia dnn*. 
que lecito il dire , che il veleno pestilen-' 
ziale posfa produrre malattia di minore in- 
tensità , essendo già molto allontanato dalla 
sua primitiva origine, e che alcune volte, 
non avendo più la forza di alterare e scom- 
porre il sangue, possa dal sangue medesimo 
essere spinto in menomi vasetti , e restarvi 
per qualche tempo celato : la natura poi col 
tempo mette in movimento il rallentato e 
taciturno veleno di natura immutabile, il 
quale insensibilmente si va moltiplicando, 
ed in questo modo produce malattie gravi 
e lunghissime. Si aggiunga, che nocive so- 
stanze possono stare taciturne lunghissimo 
tempo in vasetti linfatici , e principalmente 
in quelli del cervello; di fatti ved amo , che 
molte malattie di nervi , dipendenti certa- 
mente da un' acrimonia , la quale poi si ren- 
de visibile e sensibile con varia interruzione 
e grandissima lunghezza di tempo , trava- 
gliano gli infermi. Si rifletta ancora, che 
qualunque egli si sia il miasma leproso, 
come benissimo si riconosce dai suoi effetti, 
è dotato di una forza , che rende stupidi li 
nervi , come si è detto , ed è atta a pro- 
durre un male lunghissimo. Ma di qualun- 
que valore sia questo mio ragionamento, egli 
mi pare certissimo , che il miasma pellagroso,| 
come anche quello che si osserva nei noJ 



. . 7S 

^vstri, produce fenomeni analoghi alla lepra, 

e quando la natura lo spinge alla cute , 
questa si vede tosto segnata di macchie d' 
indole petecchiale , e l'ultimo suo effetto è 
quello di recare una dissoluzione gangrenosa 
del sangue. 

Nella pellagra ravviso una minor attività * 
di fermento miliare di quel che sia ne' no- 
stri infermi. Questo induce in essi una mag- 
giore densità nelle linfe e nel sangue, ed è cau- 
sa de' più frequenti dolori in forma reumatica, 
e di una maggior instabilità de' fenomeni j 
spinge i sudori, rende agli ammalati fre- 
quente il senso di stupore pungitivo , mas- 
sime neir avvicinarsi della eruzione esante- 
matica, e produce un'espulsione mista di 
macchie e di pustule , le quali offrono una 
rescichetta sulla punta, o menome vesci- 
chette pellucide, simili affatto a quelle che 
si vedono nella semplice miliare ^ ed èssen- 
do queste vescichette numerose , le convul- 
sioni ci tolgono rapidamente gl'infermi. 



* Egli è verisimile , considerato bene tutto i' anda- 
: aicnto del male , che veramente ne' Milanesi siavi una 
molto minore quantità di quel principio che produce 
la miliare , e forse il maggior uso del vino , e la forte 
disuguaglianza dell'atmosfera servono ad accumulare e 
trattenere nei nostri questo veleno, mentre vedo, ch« 
presso di noi è più frequente ed abbondante Tespulsione 
della miliare in x]ue* luoghi, ne* quali si beve maggior 
quantità di vino e più vigoroso , e vi è maggiore ir^- 



\ 



74 

Nella pellagra sono più rari i sudori, e 
raramente succede giudicazione del male Xort 
papule miliari. Non estenderò su questa 
punto il mio discorso, essendo questa ma-* 
teria stata da me trattata nel Conspect. a 
pag. 19, e nelli anteriori Capi dei fenome-^ 
ni e delle differenze. 

L'epoca poi dell'apparizione della pella- 
gra non si estende oltre 1' anno 1 7 1 5 , e 
assai concorda pur anche colla venuta della 
febbre miliare , la quale , giusta ciò che ne 
scrisse il sig. Bartolommeo Curti al cele-^ 
bre sigi Fantoni * , si rimanda ancora in 
circa al medesimo tempo. Si rifletta ezian- 
dio , che nello Stato Veneto la febbre mi- 
liare è comparsa molto più tardi che nella 
Lombardia , e che era rarissima negli anni 
prossimi al 1758, in cui ho stampato la 
prima edizione del mio trattateli© sopra la 
medesima : da quel tempo in poi si è vist^ 
qualche esempio di questo esantema a Pa- 
dova , Verona , Vicenza e Venezia, ma non 
frequente, per quanto ho potuto risapere dalle 
persone^ che sono state da me interrogate : 



* Verumtamert ahh'inc annls fere vlginti ad me scribebe^ 
Sarthol, Curtius , alìquas Mcdiolani se vidisse olim puer<* 
peras ex febre continua graviter laborantes cum exanthematis 
mil aceis ; nec vero, quantum ìpse mtminisset ^ ex iis ullam e vitA 
4reptam fuisse : ( Foannis Fantoni commentar lolum de, quibus- ' 
_dam aquis medicati s , et hlstorica dissertati de Febribus Mi" 
Hariis» Aug. Taurin. ex Typ. Regia 1747 in 8.^ pag. 9$). 



sicché vi è ragionevole fondamento di pen- 
sare, che un maligno principio di natura 
petecchiale o pestifera, capace nella sua 
[maggior veemenza di recare male simile al 
1 fuoco di S. Antonio *, unito ad un miasma 
di miliare , sia la causa di questi nuovi ma- 
Ianni. Ora proporrò qual cagione mi si pre- 
senti delle differenze, che corrono tra i 
j nostri infermi ed i pellagrosi. 

I nostri in generale bevono assai vino , 
il quale aumenta la densità del sangue e delle 
Jinfe, ed introduce particelle ignee nel san- 
gue. I Milanesi bevono assai poco vino, e 
questo non è generoso, e principalmente quelli 
che sono più percossi dalla pellagra , si nu- 
triscono molto col riso e col mays , semi , 
i quali danno molta sostanza amilacea , 
e meno di quella , la quale è propria a 
formare un sangue più fermo e più ridon- 
dante di, principio attivo: per una tale qua- 

Ìlità poi del sangue e degli umori , che da 
* Una ragazza di anni otto , che presentava i segni 
^atognomonici del male , nata da una madre morta tisi- 
Ica per questo male cronico nella scorsa estate , ancorché 
j fervida , non sudò, e nel mese di decembre dello scorse 
jànno 1793 sorpresa da angina, con successiva scarlatti- 
lag quasi universale, e con senso di un gran bruciore, 
I non sensibile però a chi la toccava, morì ia cinque 
Idiomi, e tutto il suo dorso si vide dopo morte annerir- 
lo, ed il cadavere era puzzolentissimo. 

** Vid. MaRabelli Di Zta Ma^^ PUntA anafytica db^ 
fuisitio^ Papia« J1793 S-** 



76 . 

tal vitto proviene , devesi diminuife r atti- 
vità del fluido nerveo , e per questi motivi 
nei pellagrosi Milanesi vi è minore dispo- 
sizione infiammatoria, e minore è la forza 
di propulsione verso la cute. Una tale ab- 
bondanza di mucosità deve ancora rendere 
più tenace la natura dei muci che si sepa- 
rano, e massime di quella sostanza mucosa 
subcutanea , la di cui condizione è tanto 
interessante per V invito del circolo all' abi- 
to cutaneo. Alcuni fenomeni poi appartenenti 
alla miliare , come lo stupor pungitivo 
la celerità de' polsi , i sudori ec. , come si 
può vedere nel mio Trattato della miliare , 
da due cause principali , oltre la quantità 
ed intensità del veleno, dipendono , cioè dall' 
urto di questo principio all' organo della 
cute, e dalla maggiore o minor densità 
degli umori; da queste cagioni stimo, che 
nasca la diversità , che passa tra la pellagra, 
e il nostro male, come quella, per cui il 
principio della miliare non si reca cosi fa- 
cilmente alla cute nel pellagrosi. Questa con- 
dizione poi fa, che il rapimento e l'urto, 
più facilmente debba essere alle parti inter- 
ne del capo, come succede nei pellagrosi. 
Di fatti , quando nei nostri infermi il mias- 
ma della miliare, che già si reca alla cute 
elevando menome vescichette , o per la den- 
•sità della cute, o per altra ragione resta 



fi 



ribattuto , e rientra nuovamente nel sangue 
le nelle linfe , oppure quando in un male, 
Iche dovrebbe arrecare per i segni suoi pre- 
icedenti una tale espulsione,, questa non si 
eseguisce, allora diminuiscono ed anche 
Svaniscono i sudori , e con essi lo stupore 
pungitivo ec. : le orine si fanno meno ab- 
bondanti, e, durando una febbre cotidiana 
irregolare, finalmente gl'infermi cadono in 
lunghi affetti spasmodici, diventano tristi e 
malinconici , prontissimi a sbigottimenti , 
palpitazioni interne , tremori ec. , insomma 
con quei sintomi ed effetti, i quali dimo- 
jStrano , che il vizioso umore si è recato 
Iparticolarmente a stimolare il cervello , ed 
ivi fissa la sua permanenza. Da tutto que- 
sto si può comprendere agevolmente per 
Iqual ragione i pellagrosi passino più diffi- 
cilmente a una febbre esantematica-, perchè * 
siano ordinariamente con polsi bassi e tardi, 
iessendo assai debole la forza invitativa della 
cute (Consp, pag. 225 e 248), e perchè 
attesa la viscidità degli umori, e l'unita 
azione del principio maligno, siano cosi 
I fermi gl'impegni del capo. 

Voglio finalmente , in pròva del mio sen- 
timento, riferire un avvenimento non mai 
i per l' addietro occorso nel paese. Neil' ora 
scorso anno 1793 essendo stato nel tempo 
I della mietitura li caldo assai forte , ma no» 



78 

superioré a quello, che in egual tempo si 
è $entito in altri anni, più di ducento con- 
tadini sono caduti morti repentinamente nelle 
nostre pianure del Piemonte, e nelte sole 
campagne di Bra e Sanfrè se ne contanoii 
più di,|diciasette. Questa sventura non era 
giammai succeduta j ogni anno qualche de- 
bole contadino per il caldo sviene, ma ra- 
rissime volte muore per simil deliquio. Mi 
sono informato della maniera, con cui que- 
sto strano accidente succedeva , e mi è stato 
detto, che sbalorditi cadevano senza cono- 
scenza, e in un quarticello d'ora o mezz'ora 
morivano con dibattimenti convulsivi : qual-^ 
cheduno si è salvato , ma ha dovuto soffri- 
re febbre, e più di 24 ore è stato malme- 
nato da moti convulsivi : sicché questo male 
non apparteneva ad una sincope e sfini- 
mento per il caldo , ma ad una vera apo- 
plessia convulsiva , prodotta dall' insolato . 
Sono stato pur sollecito a domandar conto, 
se i colpiti erano gente del paese oppur fo- 
rastiera, e mi è stato risposto, che la mag- 
gior parte era di montagnini , e di quei 
paesi, in cui il maggior alimento è di po- 
lenta fatta col mays * . Si avverta ancora , 

* Il sig. Deherenscvvand crede, che il cibo del /««jj- 
sia causa concorrente della pellagra , e riferisce , che 
detto cibo nelle Indie dà una disposizione a malattie cu- 
tanee. Il sig. Thierry ha scritto, che la lepra delle 



79 

che ai nostri dì è molto estesa la coltura 
del mays^ e che forma al presente una 
parte ben notabile dell' alimento dei conta- 
;dini, e principalmente dei montagnini ; e 
riguardo a questi non passerò sotto silenzio, 
che per P appunto sono quelli , che mi han* 
no presentato i più autentici documenti 
dell' afFezion pellagrosa : alcuni di questi , 
essendosi messi sotto la mia cura per i mali 
jche soffrivano relativi al capo, come acca- 
dde ai pellagrosi , non solamente mi offriro- 
no tutti quei segni che io ho descritto nel 
jmio Conspectus , ma col benefìcio d'una por- 
,pora miliare si sono felicemente liberati . 
jSe le mie circostanze me l'avessero permesso 
avrei intrapreso volontieri un viaggio per 
il paese , ad oggetto di esaminare e la qua- 
lità dei mali e le loro differenze, nate o 
sostenute dalla posizione del paese , o dalla 
maniera di vivere , mentre conosco benissi- 
mo , che per istabilire massime certe biso- 
gna radunare molti fatti , e fare un attento 
e spregiudicato confronto. 

Asturie è più assai frequente in quei villani che moIt« 
si cibano di mays. Del resto il mal ddU rosa ^ spezie di 
lepra da questo Autore descritta , ha una grandissima so- 
miglianza colla pellagra; solo differisce nella sua mag- 
jgiore fermezza, e nel recare ragade profonde e di pes- 
isimo odore, produce tremori convulsivi nel braccio, e 
finalmente porta rovina al capo , ma non presenta quei 
rapidi cambiamenti, che si osservano nella pellagra, • 
molto più nei uosui mali. 



8o 

Tuttavia ogni cosa bene esaminata e bi- 
lanciata , la mia opinione si è , che il no- 
stro male presentaneo, siccome ho scritto 
nel mio Conspectus , dipende dall' unione di 
due miasmi , uno di miliare , e 1' altro di 
natura petecchiale, e che quest'ultimo non 
è ne spontaneo , nè generato nel paese , ma 
recatoci per mezzo della venuta delle feb- 
bri catarrali maligne , che penso essere state 
di natura contagiosa e pestilenziale j e per 
quel che concerne la pellagra io credo 
che sia identica col nostro male , e che 
queste differenze provengano molto dalla, 
diversa qualità del vitto, 

PARAGONE 
De^ successi avuti nei rimedj. 

Facendomi a paragonare i successi de* 
fimedj, non avrò in mira se non quelle 
cure , che sono state al mal della pellagra 
rivolte , tralasciando buona parte di que'ri- 
medj , che si sono unicamente adoperati per 
la cura delle malattie locali, o per la mi- 
tigazione de' sintomi , quando questi noa 
hanno avutar una immediata relazione colla 
pellagra. Siccome per altro , giusta ciò che 
si è giudicato, passa una qualche differenza 



8i 

fra la pellagra Milanese e il nostro male 5 
sarò sollecito a notare ancora la differente 
riuscita in simili circostanze , con accennare 
! pur anche quale io creda essere il motivo 
I del diverso adattamento dei rimedj- 

Tutti gli Autori , che hanno scritto della 
pellagra, hanno temuto il salasso nel farne 
la cura, ed hanno avvisato , che non si deb- 
ba praticare, se non in caso di pletora e 
di precisa necessità , mentre da esso si ag- 
gravano facilmente il delirio e gli altri 
sintomi y tale è il sentimento delli sig. Fra- 
POLLi (1. c. pag. 27) , Gherardini (1. c, 
pag. 103), De-Herensch^ald (I. c. pag. 
485), Odoardi (1. c. pag. 227). Il sig. 
Strambio r ha praticato alcune volte con 
vantaggio , ma sempre però con riserva 5 
ed ella è cosa certissima, che nel male 
avanzato è assolutamente dannoso j e , a 
parer mio, nel suo principio non deve 
praticarsi , se non quando vi ha pletora, e 
vi è speranza di mettere la natura in più 
comoda posizione ed azione , per cacciare 
con maggior facilità l'esantema pellagroso. 
I nostri infermi ricevono più sicuro vantag- 
gio dal salasso , e la ragione , a mio giudi- 
zio, sta nella maggiore densità subflogistica 
dei loro umori, anche ridondanti di parti 
più spiritose. Le ventose a taglio, secondo 
le osservazioni del sig. Gherardini (I. c. 

/ 



8i 

pag. 103 e del sig. Deherenscvvand 
(1. c. pag. 485)5 sono state vanraggiose , 
ma la copetta applicata principalmente alP 
occipite riusci inutile per non dir dannosa: con 
quelle del sig. StRambio {Ann, i^hist, '^jyAnn. 
Ili, hist, i) convengono ancora le mie os- 
servazioni y e sommo vantaggio ho ricavato Wf" 
dalle ventose applicate al dorso, sia per 
invitare il maligno principio all' esterna 
(Consp. pag. 274 e 351), sia per agevo«^ 
lare il circolo degli umori rallentati nella 
cute : queste ho fatto replicatamente appli- 
care con buona riuscita , massimamente quan- 
do l'espulsione si fa difficilmente e si na- 
sconde. 

Le sanguisughe sono state apposte a va- 
rie parti del corpo (Ghera|IDINI 1. c. pag. 
103 ), cioè all'ano, al naso ed alle tem- 
pia ; per altro il sig. Strambiò confessa non 
esser riuscita utile P applicazione alle tem- 
pia in un caso di cefalalgia periodica e 
convulsiva ( Ann, iii , hist. 38). 11 mede- 
simo fece sovente util uso delle sanguisu- 
ghe applicate all' ano . Ho sempre pre- 
ferito il salasso rivellente del piede nella 
pletora della testa , e quando poi mi è sem- 
brato , che fosse prudenza ancora cavar san* 
gue in vicinanza della parte , ho preferto 
replicar le sanguisughe dietro le orecchie 
( Consp, pag. 305), e questa evacuazione 



iei 
it 
k 
m 
L 
cei 



8? 

fai 'è riuscita più vantaggiosa, che Tappli-- 
(cazione alle tempia. 

. Sono state utili le fregagioni dal signor 
^TRAMBIO ordinate j per esse riacquistano for- 
;^ai deboli ammalati {^Ann, iii, pag. 128 e 
hist. 26), si promuove la traspirazione , ed 
^nche si suscita utilmente il sudore : il fre- 
gare al mattino le gambe nei nostri infermi 
eccita il sudore dei piedi, anzi una leg- 
giera confricazione dell' orecchio interno si^» 
nistro basta per produrre prontamente il 
sudore della parte fregata, il che non av- 
viene Si facilmente all' orecchio destro. I ve- 
scicatoi , secondo le osservazioni del signor 
Strambio ed anche le mie, tirano il vi- 
zioso umore alla parte dove sono applicati 
{Ann, I, hist, 52 j Consp. pag. 274), e 
scemano il susurro d'orecchio {Ann, i, 
hist, 5 5 j Consp, pag. 2.7 5 ) . 

Riguardo al cauterio , riferisce il signor 
Janzen (V. Frank Delect, opusc, voi. ly 
pag. 360), che ha recato sollevamento. Circg 
i nostri infermi , nel mal cronico , ( Consp. 
pag. 353) il vantaggio è stato stabile e di 
durata ; ma ho visto , che il cauterio non 
ha sradicato veramente il male : tale è stata 
ancora la riuscita del setaceo. 

I bagni da noi praticati con sommo 
vantaggio , avuti in gran pregio dal signor 
Frapolli (L c. pag. 24), e rac<pomgndam 



li 



[0 



84 

dal sig. Gherardini (I. c. pag. 87, e 8 8), 
sono anche stati più volte adoprati dal sig. 
StraMBIO ( Ann. I , hist. 5 , 8 , 34,38, 
393 Ann. II, hist. 3 6; ^/z/z. iii , hist, ij^ 
18, ec): ha egli osservato, che coli' uso 
di essi si sono calmati i spasmi e i delirj ; 
e col riacquisto dei mestrui le donne 
si sono in apparenza risanate. Il medesi- 
mo Autore nota , che alcune volte sono 
stati inutili ^ ma tuttavia li giudica un ri- 
medio conveniente e vantaggioso, sebbene 
non sradichi la malattia. Ancora sotto i miei 
occhi gì' infermi , dopo l' immersione nc'ba- 
gni , sono caduti in una spezie di tetano ^ 
come accadde di osservare al sig. StraMh 
Bio {Ann. in, pag. 129). 

Trattandosi di gente maniaca o delirante 
e di male che sembrava potersi attribuire 
al basso ventre , il sig. Strambio con molta 
fermezza adoperò V elleboro nero , e fec 
finche frequente uso del rabarbaro , dell'aloè, 
della gomma ammoniaca , ed altri simili 
deostruenti e purganti j ma dopo una lunga 
serie di osservazioni stabilì , che in questa 
sorta di mali non potevano aver luogo il 
purganti attivi * , 



* Pellagrosis certe , qulbus vel levis purgano saepe suspecta 
est , drastica , et acerrima Gnidiorum pharmaca , quae atrae 
hili eliminandae inserviehant, exhibere piaculumforet, StrAMB 
Ann. III., pag. 124. 



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isrc 
ileo 
lai 



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i 



Il siero di latte, alterato coli' erbe anti- 
scorbutiche, e spezialmente colla radice di 
lapato, è stato vantaggioso nella degenera- 
I zione , ossia deflussione scorbutica alla boc- 
jcaj e questo vantaggio l'ha più volte ve- 
jduto il sig. StRambio {Ann. I, hist. 14), 
Golia osservazione di questo Autore si ac- 
cordano pure quelle del sig, Gherardini 
( 1. c. pag. 85), e del signor Odoardi 
(1. c. pag. 228 ). Nell'asprezza lichenosa 
si è anche ricavata utilità dal siero di latte 
{Ann. I, hist. 23 ), ma il siero di latte 
tamarindato e purgante è riuscito nocivo 
^ {Ann. II, hist, 18, 46). Secondo il giu- 
• dizio del sig. Stjiambio il siero di latte non 
si può considerare come rimedio, che possa 
; emendare il vizio pellagroso: fondandomi 
i su quanto ho visto , dico , che 1' uso di 
i esso debilita la forza del tubo intestinale , 
tldifficilmente si può tollerare dagl'infermi, 
! massimamente da quelli che sono già un po' 
li avanzati nel mal dichiarato , invita il mali- 
i jgno umore al basso ventre {Consp. pag. 279), 
e riesce particolarmente nocivo in quel 
tempo , in cui la natura fa i suoi utili sforzi 
jper promuovere P espulsione esantematica , 
jnel qual tempo assolutamente è dannoso. Il 
Jsiero di latte, a parer mio, nelle persone 
' ancora vigorose e giovanili può essere di 
qualche profitto per rendere più scorrevcli 



86 

le linfe , e raddolcire il principio muriatico, 
ed agevolare ancora lo sgorgo della bile 
nelle persone biliose e aduste. 

Il latte ha incontrato benissimo, secondò 
le mie osservazioni , nei giovani, e nel pri- 
mitivo corso del male ereditario , quando si 
osserva quella somma vivacità ' notata in tanti 
luoghi dal sig. Strambio , e che costituisce 
uno dei primi fenomeni del male. La tisi- 
chezza non ne ritrae vantaggio ( Stramb. 
Ann I, cad, io e 13 j Consp, pag. 27^ 
^ 317). Il sig. Soler (Le. pag. 54) coli'." 
uso del latte ridusse a buona salute una f 
donna pellagrosa ed atrofica , scema anche P 
di cervello j ma si noti, che oltre il latte, 
si praticarono i bagni , e che si trattava di , 
un'asprezza lichenosa portata al segno di^^^ 
fessura e ragadi , e con somma aridità di ' ^ 
cute. Penserei dunque, che nell'età giova- ^ 
mie , stando ferma l' azione dello stomacò, 'J' 
è mantenendosi un certo vigore nell'azione 
delle arterie, il latte sia per recare un par* 
^iale vantaggio, ma che nulla possa perla 
cura di si fatto male. La sperienza poi mi l 
ha fatto conoscere, che la massima parte 
dei nostri infermi non prova giovamento 
dall' uso del latte , e sono incomodati da- 
gli alimenti fatti col medesimo. 



10 



* Dal sig. SXRAMBio vicn chiamata fistivitas jfuerilis^ 



Il- 

Nella tisichezza si è da alcuni tenuta in 
gran conto 1' acqua di calce , ed il vsignor 
Strambio non ha ommesso di farne esperi- 
mento ne' suoi infermi , ma confessa di non 
averne ricavato profitto {Ann. i, hist, ^ 
cad. 5 e 10)^ dannosa P ha riconosciuta^ 
il sig. Gherardini (L c. pag. 97). L'acqua 
di calce, cred'io, può alcune volte scio- 
gliere utilmente la linfa resa lenta e viscosa 
I senza spessezza flogistica ^ ma certamente 
non può adattarsi a quei casi , ne' quali il 
maligno umore già comincia qualche rodi- 
i mento nella trachea e nei polmoni ( Consp. 
pag. 84 e 85 

Non solamente il freddo esterno dell'aria, 
ma anche il ber acqua fredda, è di danno 
evidente a' nostri infermi (Co/zjp, pag. 280), 
e massime a quelli, ne' quali il maligno 
umore comincia anche tacitamente, e senza 
! notabile incomodo, a stuzzicare i nervi 
j dello stomaco e degl' intestini , come ha 
Ipur rilevato il sig. Strambio (Ann. i, hist. 
43, cad 16; Ann, II, hist. 10). L'appli- 
cazione poi dell'acqua fredda sopra il capo 
i dei maniaci loro è riuscita dannosa. 

Circa r uso dell' opio e dei mercuriali 
io trascriverò quanto dice il sig. Janzen*» 

* Mercurialla autem vario modo , variaqite forma se sae^ 
plus in hoc morbo adhibuisse narravit miài cL StraMB., ast 
nunquam sine damn9 , ideoque sa €X rsmsdiprum in psìia^rg, 



8S 

Non fu utile pur anche il lìquor anodin® 
minerale di Hoffmann per calmare gli spas- 
mi (Strame. Ann. i, pag. ii), c simile . 
esito ebbe presso di noi {Consp. pag. 284 

Q 317). 

I fiori d' arnica sono stati nella pellagra 
dannosi , non che infruttuosi , e gli effetti 
nocivi dal sig. Strambio osservati (Ann. i, 
hist, 5 z , cad, 5 , I 5 j Ann. Il , hist. 12) 
corrispondono a quanto è da me stato rife- 
rito nel Conspectus a pag. 283. 

II signor Strambio ha provato, che ella 
era cosa vana , anziché dannosa, il ricorrere 
agli estratti di napello e di iosciamo (Ann. i, 
kist. 17, 19, 52.), nè molto dissimile è 
P idea che io mi son formato di tali rime- 
dj , così che non mi ha mai dato V animo 
di valermene , se non rare volte , e con 
mano ben cauta. Di fatti in un male, che 
rende intorpidito il senso e l' irritabilità , e 
che conduce ad una quaUtà ga- grenosa di " 
sangue, non debbono aver luogo nè l'opio, 
nè i narcotici, nè gli acri virolenti e for- 
temente scioglienti, come anche appare da- 
gli effetti che si narrano dell'uso della ci-t 
cuta ( Consp. pag. 2, 8 5 ) . 

applìcandorum numero jamdudum proscrìpsìsse Idemr d,t opia 
tulit judicium. Quotìes enim parca dosi adhibebatur , effectuni 
■piane nullum excrehat , si majori dosi aperte semper nocuit'^ 
Frank DeUct. opusc. voi. ix. pag- 382. 



J 



89 

La canfora , sebbene sia stata presso noi 
utilmente adoperata come rimedio esterno 
{Consp, pag. 2.83 ), non si dee però dare 
facilmente per uso interno. Secondo le os- 
servazioni del sig. Strambio {Ann. i, hisu 
43 ), e del sig. Gherardini (Le. pag. 89), 
essa non produce buon effetto , perchè ca- 
gionando rarefazioni , solleva più facilmen- 
te al capo il vizioso umore. 

I marziali , giusta 1' esperienza del signor 
Strambio, non si devono aver in pregio 
di rimedio conveniente per la cura della 
pellagra. In alcuni casi , coli' aggiunta degli 
amari, hanno recato passeggiero vantaggio^ 
e nelle femmine, uniti agli aromatici eme- 
Kagoghi , qualche volta hanno richiamati ed 
agevolati i corsi, ma {Consp. pag. 286), 
non si sono opposti agli spasmi che acca- 
dono in questo male. 

Le triste conseguenze , che tennero die- 
tro all'uso della chinachina nella cura delle 
febbri terzane, obbligarono il sig. Stram- 
bio ad avvertire , che il Medico dev' esser 
molto cauto nell' uso di questo rimedio , e 
che le febbri terzane di primavera assolu- 
tamente non lo vogliono {Ann. Ili, pag» 
85 e 9 2 ) . Egli 1' ha anche adoperata nei 
gingivari per porre riparo alla guastatura 
delle gingive ; ma, come egli avvisa (.^/z/?. 
Jll j hm. 14) y senza vera vantaggio. Ha 



9^ 

pure dovuto chiamar in ajuto la china per 
opporsi alla, gangrena dell' osso sacro e della 
coscia, ma , o è stata inutile {Ann, i^cad. 
4,8), o r infermo non sopravisse che 
pochi giorni alla guarigione della gangrena 
{Ann II, iiist. I, 5). Ho visto per espe- 
rienza replicata nei nostri infermi , che (es- 
sendo questa una metastasi della viziosa ma- 
teria , che per la midolla spinale^ cerca uscita, 
ed ivi è dalla natura deposta) è stato più 
utile usare forti digestivi, ed incamminare 
suppurazione : con questa strada aperta gli 
ammalati finalmente si sono risanati , ma 
quando è stata ripercossa la prima macchia- 
tura , oppure, si è guarita con la china la 
gangrena fatta, sono periti gl'infermi, o 
per infiammazione d' intestini , o per istrin- 
gimento suffocativo , con ragionevole sospet- 
to di una veloce pulmonia gangrenosa. I 
successi avuti dalla china sono stati con 
qualche diligenza da me esposti nel Con- 
spectus alle pag. 286, 319, 330? ec. 

L' acqua di teda , ossia di trementina , è 
stata primieramente adoprata con profitto 
dal sig. Frapolli (1. c. pag. 35), ed an- 
che lodata dal sig. Gherardini ( 1. c. pag. 
95). Io la prescrissi con felice successo 
quando si trattò di linfa viscido-reumatica 
o artritica , che vincolava il maUgno prin- 
cipio, e io teneva fisso in qualche parte . 



Un Uomo dì 40 anm, nel quale si ravvi* 
savane i segni di questo male , e gemeva 
da sei mesi e più , addoloratissimo nella 
coscia e gamba destre , smagrite e ritratte j 
senza aver avuto verun sollevamento nè dai 
salassi , nè da' vescicanti , nè da sinapismo 
applicato alla parte, nè da copette, nè da 
bagni, nè da altri rimedj , in quaranta giorni 
si rimise a segno di poter camminare da 
se , prendendo ogni giorno due libbre d'acqua 
di trementina, la quale si faceva con far 
cuocere a lento fuoco, e rimescolando so- 
vente la tremenùna coli' acqua per ore cin- 
que, colla proporzione di quattro libbre 
d' acqua ed una libbra di trementina. Dair 
uso di questo rimedio numerose pustule fosse 
spuntarono prima nella parte inferma, e poi 
nel resto del corpo, delle quali alcune si 
ridussero a vescichetta -con l'aggiunta di 
macchie rosse. Non ho poi più visto l'in- 
fermo, non posso perciò dire se siasi fatta 
stabile là guarigione. 

Ho anche parecchie vòlte fatto uso {Consp. 
pàg. 183) della trementina, unita princi* 
palmentè a diversi altri risolventi : e seb* 
©ené io deggià lodarmene assai , penso però^ 
€he per compiere la cura di questa ìnalat* 
tia , quando gli umori si sono resi scorre- 
voli, abbiano anche da porsi in opera ri- 
medj d^(5ijan;icnte diaforetici ed astersivi ^ dei 



91 

quali farò parola fra breve ^ ma prima da- 
rò un cenno dei fiocchi di pino , detti nelle 
farmacie iuLi , da' quali si è avuto vantag- 
gio per osservazione mia (Co/zjp. pag. 287), 
e del sig. Strambio {Ann. i, hist, 32). 

I rimedj, che per replicate sperienze co- 
nobbe il sig. Strambio' essere più vantag- 
giosi, sono la radice di china, la salsapa- 
riglia, il guajaco e il decotto dei legni 
{Ann. I, hut. 13 , 17, 36 , 41 , 54 , 58), 
il quale sopra gli altri è riuscito di distinta 
efficacia. 

Uniformi alle osservazioni del signor 
Strambio sono anche le mie {Consp. pag, 
181), e dirò, che la salsapariglia ha su- 
perato in virtù la china carnosa , e che il 
guajaco è stato il più efficace j ma la cura 
vuol essere lunga e sostenuta, e se la sta- 
gione il permette , P attività dei rimedj dev' 
essere avvalorata col movimento 'ed eserci- 
zio del corpo, e qualche volta ancora colP 
aggiunta di qualche bagnatura y ed una si- 
mil cura dev' esser ripresa sino a tanto , 
che colla eguaglianza dei polsi , e colla di- 
$parenza degh altri effetti, debbasi ragio- 
nevolmente credere cacciato intieramente il 
nemico. 



IDEA DI tìURA 

Per la pellagra. 

c 

Sembrandomi d' avere , mercè tutti i pa- 
ralelli istituiti, fondatamente stabilito, che 
la pellagra non sia male diverso dal nostro, 
crederei che le massime già esposte nel 
mio Conspectus possano anche adattarsi alla 
cura della pellagra , tanto più , che s* ac- 
corda ancora assai bene la riuscita di molti 
rimedj , che hanno adoperato valenti Me- 
dici per la cura dei pellagrosi. 

Quantunque però su molti punti debba- 
no essere simili , a parer mio , le massime 
da osservarsi, tuttavia qualche diverso ma- 
neggio dovrà aversi , attesa quella differen- 
za , che passa tra l' uno e 1' altro male. 

Ho procurato nel Conspectus di dipinger^ 
il male con esattezza , e di fedelmente nar- 
rare il buono ed il cattivo successo j ma 
essendo persuaso, che la propria sperienza 
nei differenti paesi debba decidere e rego- 
lare (Consp. Praef,) quelle modificazioni, 
che dimanda la natura di ciascheduno, di 
molto buon grado al purgato e sagace 
giudizio de' dotti Medici Milanesi , i quali 
sapranno coli' esperienza misurarne le precise 
circostanze,iosottommetto tutte le regole e cau- 
tele riferite nel mìo Consp ectasie quei rilievi che 
sarò per esporre relativamente alla pellagra. 



94 

Le regole o massime, comuni alla pella- 
gra e alia nostra malattia , che sono de- 
scritte nel Conspectus dalla pag. 191 alla 
298 , a quel che mi pare 5 potranno essere 
convenienti , e così pure saranno , a mio 
giudizio, per riuscire utili le osservazioni e 
le riflessioni nate dalla riuscita de' rimedj 
Finalmente mi lusingo , che parecchi riflessi 
ed osservazioni , fatte nel trattamento delle 
malattie locali , siano anche per essere utili 
nella cura de' mali prodotti dalla pellagra . 
Ciò posto, altro non mi rimane, che dare 
un'occhiata a quella diversità di cura, che 
può esigere la differenza da me ravvisata 
tra pellagra e i nostri mali correnti. 

Queste differenze si riducono principal- 
mente alli seguenti capi : 

1. ^ L'espulsione pellagrosa sulle mani e 
sui bracci, sopra il collo f sui p^iedi , h 
quale fissa nei Milanesi la prima dichiara- 
zione del male. 

2. ^ L'affezione lichenosa. 

3. ^ La maggior ostinazione e qualità dei 
mali, che si presentano e si stabiliscono 
nel capo. 

4. ® La condizione e natura diversa nel 
sangue e nelle linfe dei pellagrosi. 

5. * Lo stato e condizione della loro cute. 
L'espulsione pellagrosa deve guardarsi co- 
me un atto di parziale temporaria giudica.'^ 



I 



zione , con ciii /cerca di sgravarsi dei vi- 
zioso umore, cfie essa non può universa!- 
i mente diffondere, nelle articolazioni^ -^princi- 
palmente superiori , per preservarne le parti 
j interne del capo. In fatti ho veduto nella 
I ora scorsa state, che quelle persone, le 
quali avevano una cute stretta , e non ave* 
! vano facilità veruna per sudare, ebbero un' 
! espulsione simile a quella de' pellagrosi j 
j quando negli altri, nè quali il sudore è 
; stato facile , si coprì universalmente ii corpo 
di pustule e vescichette con un rosso bru- 
ciante della cute, simile a quello che ac- 
cade nella febbre esantematica e nella pel* 
lagra, ed ho osservato queste espulsioni 
principalmente vSuccedere replicatamente con 
disquamazione della cute in quelli, che te* 
Bevano ancora le reliquie di questa febbre 
esantematica mal giudicata; essi in appres* 
so riacquistarono le forze, con cessazione 
delle vertigini , miglioramento nel colore 
della faccia, e liberazione da quei mali« 
da' quali erano incomodati. 

A queste osservazioni ne aggiugnerò an* 
Cora un'altra, fatta in più occasioni, e 
spezialmente in quest' autunno ( dell' anno 
1 7 9 3 ), nel quale fu frequente nei giovanetti, 
che già tenevano i segni patognomonici 
del m.ale , una certa spezie di scarlattina ^ 
che a più giusto titolo dir si dovrebbe una 



porpora miliare, e corrisponde, cred'io, 
alle fièvres rouges de' Francesi. Riguardo a que- 
sta spezie di scarlattina, in quelli che avevano \ 
una pelle facilmente traspirante, l'espulsio- 
ne si fece comodamente e più universale, ' 
e in quelli che non sudavano se non se al 
petto , e che erano per loro propria con- 
dizione difficili al sudore , il solo collo , 
le braccia , e soprattutto le mani, presenta- 
rono l'espulsione, la quale con grande sen- 
so d'ardore nelle parti rosseggiami fece un 
corso difficile e pericoloso, con maggior 
impeto al capo : svanendo poi 1' espulsione, 
questi anche andarono in delirio e convul- 
sioni. Da tutto quanto si è detto appare , 
che quest' azione non dev' essere in verun 
modo disturbata, ma piuttosto sostenuta e 
promossa con bevande diluenti e saponacee, 
e che non convengono li purganti , gli at- 
temperanti, od altri rimedj, che siano va- 
levoli a distornare la natura da tale opera- i 
zione. Pericolosi, anzi dannosi sono poi 
tutti i rimedj esterni , perchè possono fa- 
cilmente ribatterla, e promuoverne la rias- 
sunzione nel sangue. La sola lavatura della S( 
parte pellagrosa col siero di latte , arrecò la 
un tremore convulsivo del braccio con sen- « 
sazione d' un bruciore , ora alla spina-dorsi^ v 
ora nelle piante dei piedi (Strame. Ann, i, 5 
hist. 8 ) . Egli sarà bene però di sottomet- ' p 



I 

ì 

j tere i pellagrosi nella calda stagione ai bagni 
tiepidi , per ottenere se si può, un'espulsione 
più universale e più giudicatoria , e praticare 
nelle stagioni opportune que' diluenti, rad- 
dolcenti, o astersivi saponacei, ricavati dal 
! regno vegetabile , e che saranno più adattati 
' alla natura e temperamento dell' infermo , 
I col consiglio di quella pratica nell' uso delle 
sei cose non naturali , che sarà eseguibile 
e più conveniente alla costituzione dell'am- 
malato. 

Simile ancora è l'attenzione, che richie- 
de l'asprezza lichenosa, la quale dee con- 
siderarsi come una particolare e lunghissima 
conticescenza. Questa non vuole assoluta- 
mente rimedio esterno , e se la persona ha 
; già oltrepassato la gioventù , anche gli stessi 
bagni mi pajono pericolosi, perchè sciol- 
gono la materia morbifica , e la mettono in 
j giro con incertezza d' evento. Sembra con- 
i venire T uso costante degli alteranti , più 
proprj ed adattati alla natura dell'infermo, 
e svanendo r asprezza , per restituirla, si 
I deve aver ricorso a quei rimedj , che pos- 
I sono rimettere la natura in azione, come sono 
1 la china carnosa , la salsapariglia ec. ^ mi 
sono prevaluto alcune volte con sommo 
I vantaggio dei fiori di zolfo per ismuovere 
questo vizioso umore dal petto, ove si era 
portato, e ridonarlo alla sua primitiva sede» 

S 



98 

insomma il Medico dev'essere oeulatissimo , 
e non disturbare la natura da questa utile 
operazione, con cui alcune volte non sola- 
mente mette in conticescenza 1' umor mor- 
boso, ma con le continuate disquamazioni 
ne fa anche una continna separazione. 

Siccome i pellagrosi più fortemente e 
più fermamente sono assaliti da malattie di 
capo , questo loro stato dimanda un parti^- 
eolare provvedimento , il quale anche deve 
variare giusta le forze , V età e costituzione 
dell'infermo. Se non v'è giusta opposizione 
dalla debolezza dell' infermo , o dal tempo 
del male già invecchiato , e ridotto al quar-» 
to stadio con segno di discioglimento * di 
sangue, il salasso può aver luogo, ma fatta 
al piede j avvertendo di scegliere piuttosto 
il piede destro quando si veda diminuzione 
nel polso sinistro. Non v' ha cosa più effi- 
cace della cavata di sangue per calmare nei 
nostri ammalati le convulsioni, ma penso 
anch' io , che nel Milanese non si può così 
arditamente come presso di noi venire al 
salasso. 

* II quarto stadio vieta quasi assolutamente ogni 
salasso , non permette i bagni e T uso dei rimedj 
aromatici risolventi , ma piuttosto si deve ricor- 
rere ai subacidi ed ai siiptico-corroboranti , come si è 
per esempio la conirajerya ; e se la natura non si trova 
ancora in forze da promuovere un sudore fetente pei; 
r azione di possenti adattati rimedj , non vi puoi essere 
più scampo al povero infermo. 



A proposito mi sembrano i vescicanti 
alle parti inferiori, e a bisogno anche i 
) sinapismi o li semplici attraenti applicati 
I alle piante de' piedi , come P empiastro di 
lumache peste ^ : ma sì gli attraenti , co- 
me gi' irritanti non sono riusciti utilmente 
I applicandoli alla nuca ed alle parti supe- 
: riori. Il salasso ^1 braccio ha fatto gran 
male. Non si debbono dimenticare le coperte 
1 a taglio , ma applicate al dorso. Questi spa- 
I smi e convulsioni , che poi arrecano o ple- 
tora od anche infiammazione alla testa, non 
vogliono nè opiati , nè antispasmodici ca- 
lorosi. Se poi riesce di smuovere il mali- 
gno umore dal capo, penserei, che in tale 
occasione sia cosa conveniente , coll'aggmnta 
de'rimedj risolventi antispasmodici, in* 
camminarlo quanto più si può alla peri- 
feria, e promuovere i sudori. Essendo il 
male in tale posizione, forse potranno adat- 

* Da questo io vidi prodursi meraviglioso vantaggio 
in un caso , in cui essendo cessato il sudore de' piedi 
ed un dolor del ginocchio, il maligno umore aveva ferito 
icon tanta forza il petto, chela povera inferma quasi ne 
jrestava soffogata; un tal rimedio restituì prontamente 
iil dolore al ginocchio , il sudore alle gambe , e 1' em- 
ìpiastro in sette rd otto ore diventò intollerabilmente 
puzzolente di queir odore più forte e mefitico , che 
tramandano i nostri infermi. Si continuè 1* applicazione 
dell* empiastro ne* giorni susseguenti, ma essendosi fis-^ 
sato r umore al ginocchio e nella gamba , non sparse\ 
più un sì forte odore, ancorché fosse stato il doppio di 
tempo applicato. 



IO® 

tarsi ai pellagrosi quelle riflessioni , esposte 
nella cura del secondo stadio e delle malat- 
tie del capo. 

Innanzi poi all' amministrazione dei soc^ 
corsi da praticarsi tanto nella cura dei mali 
universali , quanto dei mali locali , si deve 
sempre aver riguardo alla condizione della 
cute dei pellagrosi, la quale è meno tra- 
spirante, e a quella degli umori più vi- 
scidi e meno flogistici. La prima richiede 
V uso frequente degli strofinamenti , e là 
pratica dei bagni a tempo resi anche più 
penetranti con l'aggiunta del sapone del fe- 
gato di zolfo ec. , quando non si abbiano 
comodi i bagni termali. La seconda , ol- 
tre una maggior riserva nelle cavate di san- 
gue, richiede uso cauto degli attemperanti', 
^ più ardito de' rimedj penetranti, risolventi 
e stimolanti, principalmente nel mal cronico. 
Quelli, che hanno meglio corrisposto alla 
mia aspettativa negli infermi che ho 
trattati , sono 1' acqua di teda , il brodo di 
vipera * , la radice di china , la salsaparì-i 
glia , il sassafras , il legno santo , la radice 
di vincetossico, data in decozione alla dose 
Hi dramme due , e l' adoprato ultimamente 



* Questo conviene ai temperamenti pituitosi, equan 
do si deve ajutar Ja natura per spingere il vizioso umore 
già esistente nella cute ; ma non incontra nei tempera 
menti sanguigni, biliosi, e nei corpi strinosi. 



I 



legno di ginepro del quale io prescrivo 
I ^g^^ giorno una decozione fatta con due o 
tre oncie di esso tagliato in pezzetti , e 
1 cotto alla consumazione della metà. Nelle 
jmalattie poi putrido-esantematiche dovreb- 
bero pure riuscir giovevoli la serpentaria e 
la contrajerva forse il tondin di Surina- 
Imo (ScHiLLiNG de lepra)^ così efficace nella 
lepra , potrebbe esser utile nella cura della 
I pellagra , ed è desiderabile , che dai Me- 
'dici si ricerchi ancora presso le piante in- 
digene, se alcuna potesse alla medesima so- 
stituirsi, oppure potesse riuscire di fare un 

* Siccome egli è da pòco tertìpo , che io ho intrapreso 
1' uso del legno di ginepro ^ non posso ancora darne unà 
certa contezza , la quale dev' essere cimentata con un* 
estesa esperienza. Vedo, che senza riscaldare gli amma- 
lati scioglie gli umori , e rende il polso sinistro più al- 
zato , dal qual effetto conchiudo , che questo rimedio 
penetrante sciogUa anche la lentezza nel vasi menomi 
della tela cellulosa dei nervi. 

- Io ho ricavato sempre ragguardevole vantaggio nel 
male acuto e cronico dall' uso d' entrambe queste radici ; 
ed in quest' anno in un uomo d* anni 40, il quale avea 
visibilmente contratto il veleno assistendo un infermo, 
che fece uii lungo corso di febbre putrido-esantemàtica, 
tni presentò una distinta prova della loro utilità. Oltre 
i segni patognomonici del male soffriva frequenti verti- 
gini e sbalordimenti con notabile debolezza , e tale sen- 
so di languore, che minacciava veri deliquj con susurri 
d'orecchio e palpitazioni; egli ha praticato per cinquan- 
ta giorni la decozione di un ottavo e mezzo di serpen- 
taria, ed uguale quantità di contrajerva; sono cessati 
tutti i mali , il polso sinistro si è reso buono , e uguale 
al destro, e così pure si spn eguagliate l'orecchie, e 
^on già mesi tie che gode buona salute» 



riiiiedio analogo , con unire insieme piante, 
che a' principii stiptico-astersivi aggiunges- 
sero anche una facoltà aromatico-resinosa e 
risolvente. La radice d' enula campana , i 
rami teneri di larice, la radice d'angelica, 
di vincetossico , la dulcamara * , le erbe 
scabiosa, jacea pratense, saponaria ed al- 
tre simili , meritano d' esser prese in consi- 
derazione per vedere se con esse si può 
ottenere notabile vantaggio. Dagli antimoniali, 
per quanto consta dall' altrui e dalla mia 
sperienza , non si può aspettare attività van- 
taggiosa nella cura di questa malattia , co- 
me nè anche dalle nostre lacerte , le quali 
{Ann, II, hist. io e 41 ) sono state inu- 
tili sotto la pratica del signor Strambio^ 
come anche una volta sotto la mia. 

Essendo il male di difficile cura eradica^ 
tiva , ed oltre i rimedj valendo assai un 
tenor di vita conveniente, e dovendosi an-^ 
cor allontanare ciò , che può servire per 
aggravare il male medesimo, e renderne pi'' 
difficile la cura , su questo punto me n 
rapporterò a quanto è stato scritto nel Con 
spectus alle pagine 141 e 365. 

Ove si parla della malattia ereditaria 
profilatica, i bagni sono molto vantaggiosi 

* La soh ^laétoT di dulcamara , usata anche lunga 
jnente, ha recato qualche vaniaggio, ma noa di graa 
۩nto. 



e soprattutto la pratica di forte esercizio . 
Si crede , che l' uso delle farine non fer- 
mentate , e principalmente del mays , possa 
di molto concorrere a rendere il male del 
Milanese qual è. Si procuri dunque , che i 
contadini nell' inverno non menino vita ozio- 
sa , e che nella buona stagione , riparando 
quanto si può il capo , e mettendo a pro- 
fitto le ore meno calde ^ si sforzino di su- 
perare quella debolezza che gli rende ozio- 
si, facendo i possibili forti esercizj:-e sic- 
come il sudore dei piedi è tanto utile 
per sollevare il capo, e tirare in lungo, e 
così abilitarsi ad una cura più universale 
eradicativa, perciò si esortino a non cam- 
minare a piedi nudi , e tener calda la pian- 
ta dei piedi con mettere ancora entro la 
scarpa un pezzo di panno di lana ^ il quale 
obblighi i piedi al sudore , e a sottoporsi 
in ogni sera a strofinamenti di tutto il 
corpo , e si raccomandi loro ben bene di 
non praticare verun rimedio qualunque 
volta la natura presenti in alcuna parte del 
corpo efflorescenza cutanea. 

Un male così lungo e così terribile , il 
quale si va insensibilmente estendendo, ro- 
vinando la salute e la forza di ragionare , 
merita non solo ogni più diligente atten- 
zione dei Fisici, ma pur anche quella delle 
persone, che devono vegliare alla pubblica 



I 40 

salute acciò le viste e le operazioni del 
Medico siano secondate ed assistite, non so- 
lamente col possibile allontanamento od 
emendazione di ciò che può nuocere, ma 
ancora con procurare ad ogni persona la 
facilità di quei mezzi , che possono essere 
necessarj od utili per la guarigione. 



RISPOSTA 

DEL DOTTORE 

CARLO ALLIGNI 

AL SIC. DOTTORE 

GAETANO STRAMBIO 



10 son tenuto al Ch. Dottore Strambio 
della sua cortesia in mandarmi le due dis- 
sertazioni {a) da lui ultimamente stampate 
sulla pellagra, e delle onorevoli espressioni 
verso di me nel dare sul fine della seconda 

11 suo giudizio relativamente a quanto io avea 
intorno a tal malattia indicato nel mio li- 
bro intitolato Conspectus praesentaneae mor-- 
iorum conditionis. Nè già mi stupisco , che 
questo suo giudizio sia discordante dal mio 
circa l' identità di essa colla porpora cro- 
nica , la quale in quella mia operetta io presi 
a descrivere , perchè non essendo ivi stato 
mio pensiero di far dell' una e dell' altra in- 
fermità un confronto , mi accontentai di ac- 
cennarvi i principali motivi , che m' indu- 
cevano ad abbracciare ed a tenere cotal opi- 

. nione. Ho scorte , e scorgo anch' io le dif- 

(fl) Dissertazioni di Gaetano Strambiq sulla pellagra i-ll 
j^^Iano 1794 Bianchi in 8.^. 



io8 

ferenze che vi passano, e son quelle eh' 

10 volli dinotare , quando nella prefazio- 
ne del mio libro scrissi, che il raggua- 
glio eh' io dava del mal nostrale era con- 
forme a quanto se ne osserva presso di 
noi 5 ma che alle volte giusta la diversità 
de' paesi mostrava qualche varietà nel pro- 
cedere , e ne' fenomeni che 1' accompagnano. 
Queste differenze non son però , secondo me, 
tali , che ne tolgano l' identità essenziale 
colla pellagra del Milanese e del Veneziano j 
sussiston sempre le ragioni , onde ognuno 
si può convincere , che esso in sostanza è 

11 medesimo j ed ho pur luogo di credere , 
che il sig. Strambio stesso sarà per chiarir- 
sene dalle risposte , che egli mi porge X)C- 
casione di fare alle sue obbiezioni , eh' io 
verrò fedelmente premettendo quali sono nel 
testo , acciocché ritengano tutta la forza , e 
in tanti numeri e in diverso carattere , per- 
chè siano a prima giunta più facilmente di- 
stinte. 



109 

I. La malattìa del sig. AlLIONI è coctrgiosa, 
laddove la nostra sicuramente non è tale : differenza , 
la quale importa necessariamente un'indole diversa 
nel male. /^iJi , dice egli Gap. II in una nota , nul' 
lum jcre ex assìdmtlhus ^ qui sgravi , et diuturna hac 
infirmitate lavoranti officia sua praestiterlnt ^ morbum 
tractu temporis explicandutn effugisse tum maxima 
cum aegri cuhiculum amplum non esset ncque perfia^ 
tum , ita ^ ut nullum duhium sìt ^ hanc calamitatemi, 
ab uno in alium facile transmitti si debitae cautelae 
non adhibeantur . • . Est morbus y dice altrove Gap. 
XVIII, contagio susceptus, quod ostendit novitas mot* 
bi , atque facilis diffusio ab aegro in assidentes. Ta- 
le sicuramente non è la pellagra; e se qualche Scrit- 
tore ne ha dimostrato qualche sospetto , io posso 
senza timore di audacia asserire , che si è ingannato, 
L' esperienza di tutto dì è incontrastabile , la moglie 
continua a dormire col marito pellagroso ; il medico 
esamina attentamente i pellagrosi in qualunque circo- 
stanza del male; gl'inservienti gli assistono, e U 
maneggiano senza tema alcuna di contrarre il male. 

La malattia da me descritta si comunica 
principalmente per via dell' aria infetta, come 
r ho esposto ( Conspectus pag. io, 148, 213) 
e distintamente indicato (pag. 365 ). Vero è, 
che mi sono succeduti casi , ne' quali le per- 
sone assistenti fregando con frequenza infer- 
mi detenuti dall'espulsione esantematica, dopo 
aver contratte macchie e pustulette sulle ma- 



ni freganti, con successioni non equivoche, 
infermarono della stessa infermità ^ ma questi 
casi sono stati rari, di modo che sussiste sem-^ 
pre la proposizion generale, che siffatto mor- 
bo diificilmente per contatto si attacca, dall' 
occasione in fuori che gli ammalati si tro- 
vino nel corso di febbre esantematica. Lo 
stesso è della lepra , la quale , benché sia 
certamente contagiosa , si comunica molto 
più per mezzo dell' aria , che per mezzo 
del contatto. Quando io mi recai alla casa 
de' leprosi di Moncalieri insieme col signor 
ScHiLLiNG , restai sorpreso nel vedere la fran-^ 
chezza , con cui egli toccava e maneggiava 
quegli infermi, che pur avevano tubercoli 
aperti e cancherosi, senza usare altra pre- 
cauzione che quella di lavarsi dopo la vi- 
sita le mani con sugo di agresto , e chie- 
stogli la ragione di tal sicuranza e' mi ris- 
pose , che la lepra non si prende facilmente, 
se non per via dell' aria respirata e della 
coabitazione , e che perciò la regola prin- 
cipale si era di non entrare al mattino nelle 
camere de' leprosi senza che prima siano 
state tenute per qualche tempo aperte le ifi- 
nestre, ma che prudentemente si doveva 
usare ancora qualche altra cautela. I signori 
Medico Perachia e Cerusico MARUCchi ci 
somministrano un' altra prova , che la lepra> 
non si piglia così facilmente , mentre hanno 



1 1 1 

assistito per cinque anni gli stessi infermi 
di Moncalieri senza contrarla , come neppure 
si è contratta da alcuni, che furtivamente 
I li vedevano , e seco loro mangiavano. Il si- 
I mile si debbe dir della pellagra , giacché i 
; medici e gl' infermieri visitan senza timor 
di acquistarla quelli che ne sono assaliti j m^ 
I se questa difficilmente si piglia per contatto, 
I forse per la ragione che i pellagrosi non 
son facili al sudore , bisogna pur concedere, 
che si contragga per via dell'aria, poiché 
negata ogni sorta di comunicazione , come 
mai si potrebbe spiegare la sua pronta pro- 
pagazione ? Come in pochi anni si sarebbe 
sparsa, secondo che mi ha affermato una 
persona intelligente e fidata , nel Piacentino 
e nel Parmigiano ? Quindi é , che mi pajoli 
di peso le osservazioni riferite dal signor 
Tizio ( Frank Delect. opusc. voi. xii, pag. 
131), e le pongo nuovamente sott' occhio* 

IL La malattia dell' ALLIGNI è ereditaria, ed an- 
che acquistata , e questo si accorda colla pellagra , 
ma in chi nasce predisposto alla pellagra non si os- 
servano que' fenomeni 4 che egli descrive (Gap. VI) 
in coloro , che nascono infetti della porpora cronica. 

Acciocché possa constare, che i pella- 
grosi vanno esenti da que' fenomeni , che 



si osservano in chi è soggetto alla porpo- 
ra cronica ereditaria, io pregherò lo Str am- 
bio d'interrogarli su quanto loro è avve- 
nuto dalla puerizia insino al tempo che il 
male si è dichiarato con qualche forza , co- 
me è stato sollecito in chieder conto dei 
loro genitori per determinare se quello fos- 
se ereditario , perchè certi mali , o per dir 
meglio certi incomodi, quando non alteran 
sensibilmente la salute , non sono avuti in 
gran conto , e si dimenticano. Egli descri- 
ve due sole osservazioni con mali antece- 
denti , r una d' un infermo , che nella pue- 
rizia avea avuto una tigna , ed un' altra di , 
scabbia , senza però notare se fosse scat|- 
bia comune o no. Quanto al nostro paese, 
io posso accertarlo di aver avuto occasio- 
ne di esaminare infermi, che facevano il 
corso della pellagra Milanese, e di aver 
pure in essi riscontrata la preesistenza di 
quegli effetti , che sono indicati nel Capo 
Descriptio morbi haer editarli del mio Conspe^ 
ctus. Si desidera , che lo Strambio badi 
ancora a quanto sta scritto a pag. 148, lin. 1 7. 
I più comuni segni sono i seguenti ; dolori 
di ventre nella puerizia , e croste all' una 
od all' altra pinna del naso , livore della 
punta del naso , che si osserva tanto nelle 
femmine , quanto ne' maschi , pustulette ri- 
correnti sopra le labbra, pustole, e vesci- 



chette fuggitive sulla ghianda e sul prepu- 
zio nella pubertà, ed in tal età disuguale 
crescimento delle mammelle nelle ragazze^ nelP 
adolescenza frequenti emorragie del naso , 
inoltre le narici sogliono essere disuguali 
per la loro durezza, ampiezza ed altezza, 
osservansi pur anche nella puerile età le 
differenze da me notate rispetto all' orec- 
chio , braccio e coscia del lato sinistro. 

IIL Dove la sua malattia frequentius homines non 
exercitatòs y et foeminas vitam moìlem ducentes afficit 
(Cap. I), la nostra anzi assale i più afFaticatì con- 
tadini. 

Siccome il miasma , che forma la nostra 
malattia , trova negli individui una maggio- 
re disposizione per portarsi alla cute , se 
ne dee per via di questa più facilmente 
fare qualche separazione in chi mena una 
vita attiva, e principalmente nella calda 
stagione j che se poi in tal tempo gli av- 
viene una copiosa espulsione di esantemi , 
cioè di una porpora con bottoncini e ve- 
scichette , per lo meno passerà bene il 
rimanente dell' anno 3 chi poi fa una vita 
sedentaria cade più prontamente e più gra- 
vemente in male esantematico non giudi- 
tante, o passa, senza cadervi 5 al terzo sta- 

h 



dio , cioè a tutti quegli incomodi che ad 
esso appartengono. Queste successioni sono . 
state da me osservate nelle persone che 
non si espongono al sole , e mi son fatto i 
chiaro , eh' esse cadono pure sbalordite a . 
terra , quando loro avvenga di doversi espor- 
re alla sua viva azione ; sicché quel pronto 
sbalordimento , che succede a' contadini , si 
debbe attribuire alla rarescenza , la quale 
s' induce al sangue che recasi al capo , ed 
air invito che si fa del cattivo principio 
morboso al cervello. I contadini poi si af- 
faticano, è vero, ma poco si muovono dal 
loro sito , e stanno fermamente esposti ai i 
raggj del sole. L' esercizio eh' io ho tro- 
vato utile , e che guardo come un preser- 
vativo non di poco rilievo, si è quello di 
un passeggio sostenuto , il quale non sola- 
mente promuove il circolo degli umori, 
ma spinge il veleno sino all'estreme parti 
de' nervi. Aggiungasi , che la siccità ordi- 
naria della cute dei villani, ed il vitto lo- 
ro fanno , che più facilmente il veleno sia 
trattenuto nel sangue medesimo , e produca 
que' mali , da cui son presi più determinatile 
tamente al capo. Osservo finalmente, chM^ 
per testimonianza de' signori Soler ( pag. 8 
Albera ( pag. 154), Tizio ( pag. 153 ) , i 
Odoardi ( pag. ^ 2.7 ) , ed anche di Stram^p 
BIQ medesimo {Ann, I, pag. 148^ j4nn. 



ni in più luoghi ; Disserta pag. 39 e 
59), le femmine sono più sottoposte a 
questo male che i maschi. 

IV. Lo stravagante fenomeno , che ALLIGNI chia- 
ma patogDomoDÌco della sua malattia , cioè la latita 
diversità , che negli ammalati passa fra il lato sinistro 
al destro è del tutto nuovo , ed incognito nella pel- 
lagra. Si dà anche nei pellagrosi , che un Iato sia 
più affetto deli' altro > ma questo fenomeno da me 
chiamato hemiopalgia\ non è costante in tutti i pel- 
lagrosi da poterlo chiamar patognomonico , e, quando 
il si osserva, trovasi questi indifferentemente or nell* 
uno , òr neir altro lato , e non ci presenta quelle 
stravaganze, che ALLIGNI nota de' suoi ammalati. 
Eccone alcune. Auns sinistra minor est dextera et 
ejus lohulus notabiliter diminutus , pulsus sinistri ha- 
chii demissior i et minus frequens^ capilli lateris si- 
nistri molliores , in respondenti mento barba rarior , 
^ma sinistra tenuior , mtis brachii sinistri minus 
sentit , deglutitio in sinistro latere difficultatem ha* 
bel , brachium simstrum macilentius est , mamma in^ 
terim lumbo crure et in foeminis ettam vulva sinistri 
lateris majorem plenitudinem offerentibus , dolor ca» 
pitis dexteram potius partem tenere solet , femur si- 
nistrum debilius fit , cutis universa sinistri lateris mi^ 
nus sensibilis redditur , ungues in sinistro latere fra- 
giliores y tenuiores minusque erescunt , et ad later^i 
incurvantur , siipra sinistra pc{rte aegri semnum ar^ 



1 1 6 

ripere non ■pcssunt (Gap. 11)5 plikgmatia saepius 
dexteram ccrpons paitem tenet y erysipelas in gena 
dextera et dtxtera tibia , angina saepius dexteram 
palati partem afficit ( Gap. IV ). Tutte queste stra- 
vaganze non furono mai osservate dai pellagrosi. Essi 
si lamentano soltanto di dolori ^ di crampo , di un 
senso d' ardore , o di stupidezza neir uno , o neii* 
altro lato ; e come dissi , non vi ha fenomeno, che 
dell'uno , o dell'altro sia costantemente proprio. Fra 
gli altri esempi,, die io ho addotto nell'Anno Pri- 
mo pag. ì^6 y e nel Secondo pag. 73, ve ne sono 
di chi soffriva nel sinistro , e dì chi nel destro , mol- 
ti altjfi ne ho osservati dappoi. 

Nel mio libro {a) io ho avvertito : 

1. ^ Che se il male nostrale discende nel 
suo principio prontamente al petto, tutto il 
cangiamento , che soglion soffrir gli orecchi, 
riducesi a un picciolissimo ed uguafe rac- 
corciamento , e che non osservasi nelle brac- 
cia quella differenza , di cui fo menzione 
ov' espongo i fenomeni del sinistro lato : 

2. ^ Che portandosi, quando sia già in- 
vecchiato , con ispeditezza da una parte 
all' altra , V orecchio sinistro diventa più 

(^r) Si materia morbìfica statim ab initìo a cerebro descen^ 
dat ad pectus , vix in aure mutatio observatur , aut utraque 
auris aliquantum retracta est , aut non adnotatur illud dì- 
scrìmen , quod memoratum est de pulsu brachii sinistri , pulsu 
tamen utriusque brachii facto aliquantum minore , et differen-' 
tia pulsuum minor est, ( Consp, pag. 18 ). 



1 1 7 

flessibile , e U suo lobo ripiglia il propri© 
stato naturale, come anche il polso sini- 
stro ec. , e che intanto si notano mutazioni 
neir orecchio destro , e corrispondentemente 
nel polso destro , nelF unghie , nei capelli ec: 
3.^ Che gettandosi il male , quando 
è già più avanzato , all' addome , gli orec- 
chi non presentano fra loro alcuna diffe- 
renza , ma socrliono essere amendue rac- 
corciari, e ritratti nel lobulo (a). Da tutto 
questo si deduce , che sebbene la parte si- 
nistra sia quella che il più delle volte è 
offesa , nondimeno scorgonsi talora consimili 
cangiamenti neDa destra , e però non senza 
ragione dassi al male il nome di segno pa- 
tognomonico , comprendendo con questo se» 
gno que' cangiamenti , che provengono sì 
all'uno, che all'altro lato. Or venendo ai 
pellagrosi Milanesi io trovo , che la massi- 
ma parte muojono o per letargo e per con- 
vulsioni , o per decubito gangrenoso all' 
osso sacro, o per tisichezza, e che sene 
descrivono tali sintomi , da' quali io conchiu- 
do , che il veleno in essi assale la mezza- 
na parte del cervello , donde poi discende 
al petto , e stimolando con maggior fer- 
mezza la midolla oblungata e spinale, ar- 
reca convulsioni per lo più riducibili al 

• (a) Auris utraque retracta , et muUum diminuta jam vald& 
provutum morbum esse si^nificat, ( Consp. pag. 173 ). 



/ 118 

tetano, e che finalmente raccogliendosi ver- 
so 1' osso sacro ivi produce arresto gangre- 
nosò. Risulta però dalle storie dello Stram- 
Bio , che tali infermi pendono piuttosto 
verso il lato sinistro, e che è frequente il 
susurro dell' orecchio sinistro , mentre i do- 
lori di testa e le risipole sono piuttosto nel- 
la parte destra come succede ne' nostri. Si 
compiaccia dunque di dar nuovamente un'oc- 
chiata a' suoi pellagrosi , e di ricercare la 
presenza di tali fenomeni in coloro , a' quali 
susurra 1' orecchio sinistro , ed avviene un 
senso d' ardore al piede sinistro con rigi- 
dezza e crampo nella gamba sinistra, ec. 
Desidero altresì, eh' egli tocchi nello stesso 
tempo i polsi del braccio destro , e del sinistro, 
affine di riconoscerne meglio la differenza , 
e eh' esplori con leggiera titillazione sul 
dorso della mano , e sull' estremità del brac* 
ciò , se gV infermi convengano d' una di- 
versa sensibilità da un braccio all' altro , 
come ne convengono i miei anche lungo il 
dorso e le coscie -, se gli accadrà di far 
questo diligente esame tengo animo , eh' ei 
ravviserà l' identità de' fenomeni nella pel- 
lagra , e nel male da me descritto, e ve-* 
drà , che , tanto in quella che in questo , 
essi dipendono principalmente da' diversi (a) 

{a) Benché nel male avanzato le mutazioni de' feno- 
meni da un iato air altro non corrispondano alcune voi- 



119 

j nervi , ne^ quali il veleno esercita la sua 
I forza producendo varia successione dei detti 
fenomeni. 

j 

i 

V. Il secondo segno patognomonico dell* ALLIGNI 
consiste negli esantemi , altri dei quali , egli dice , 
I sono propri del primo stadio , ed altri del seGondo ; 
I ma rutti questi non hanno niente di simile colla de- 
squamazione pellagrosa, ed in nessuno vi ha parte 
j alcuna T insolazione , che può tanto nel nostro male* 
I Che se anche nei pellagrosi io ho osservato talvolta 
j delie espulsioni , che parer possono simili a qualcuna 
I delle notate dair ALLIGNI , non sono esse da con- 
! siderarsi per caratteristiche , ma accidentali. E' raro 
il caso , che il pellagroso a date circostanze non 
soffra Tesquamazione pellagrosa; ed al contrario il 
massimo numero di essi va esente dalle altre espulsioni. 

Quando il nostro male è ereditario , non 
compajono nel primo stadio , fuorché po- 
chi segni del nascosto veleno , come sono 

, pustulette sopra le labbra , pustole che fan- 
te esattamente a ^neiP ordine che si è mentovato , esse 
non lasciano però di osservarsi perturbatamente. Inoltre, 
secondo che il veleno piglia varia posizione nelle di- 
verse parti del corpo , e secondo le alterazioni da esso 

I prodotte nel sangue e negli umori , si mura eziandio 
irregolarmente V abito del corpo , e spezialmente la fi- 
sionomia , di modo tale che il sagace ed esperto osser* 
vatore s^ipfà da' detti cambiamenti conoscere il cors© ed 
avanzamento del male. 



! 



Ilo 

no crosta alle pinne del naso , bottoncini 
sopra la ghianda e 'I prepuzio , e talora sul 
far della state qualche eritema rosso e bru- 
ciante, spesso con qualche susseguente de- 
squamazione j macchiette porporine o sul 
dorso, o sul carpo delle mani, e nell'inter- 
na parte del braccio j quindi dopo somma 
varietà di altri incomodi locali si eccita una 
febbre esantematica , che fa a mio credere 
il secondo stadio. Quando poi il male è 
acquistato , in tale stadio appunto , dopo 
alcune picciole incomodità , che stanno espo- 
ste nel mio Conspectus , incontrano il secon- 
do stadio del male. Se i pellagrosi abbiano , 
precedentemente all' espulsione , alcuni di 
quegli incomodi che ho avvertiti nel de- 
scrivere il male ereditario , io noi so j on- 
de bramerei , che lo Strambio se ne chia- 
risse con dihgenti ricerche. Son poi seco 
d'accordo, che vi sia una differenza tra i 
pellagrosi ed i nostri infermi , mentre in 
quelli la natura fa semplicemente lo sforzo 
di cacciare il vizioso umore per mezzo 
^^(ti'iX^ dell'espulsione^, ed in questi ciò eseguisce 
con grande estensione e pienézza nel se- 
condo stadio del male principalmente acqui- 
stato. Non ostante però questa diversità di 
azione della natura , riferisce lo Strambio 
( Ann. I , hist, 32, 3 5 r 3 6 j Ann, II , hist. 
22) alcuni casi, ne' quali dopo febbre e 



' I Ili 

sudori fetenti , è succeduta , conforme ac- 
cade a' nostri infermi , vantaggiosa espulsio- 
ne di papule miliari con macchie porpori- 
ne. Nè tale espulsione vuol credersi estra- 
.! nea ed accidentale , ma propria del male 
della pellagra , mentre ha presentato un ca- 
rattere simile a quello , che avviene nel!' es- 
pulsione pellagrosa. 

VI. Gli staci] della malattia assegnati da lui (Cap. 
I)> per niente si accordano con ciò ^ che a questo 
proposito Lo avvertito della pellagra. 

Se fra gl'incomodi si annoverano quel- 
li, che nel Milanese precedono la com- 
parsa della pellagra , e presso noi la feb- 
bre esantematica del male massimamente ac- 
quistato , gli stadj sono i medesimi: lima- 
le per esempio , detto del padrone , i susurri 
d'orecchi, le vertigini, le emorragie del 
naso si possono guardar come effetti appar- 
tenenti al primo stadio. Dopo la scompar- 
sa dell' espulsion pellagrosa , la quale for- 
mava il secondo stadio , cadon gì' infermi 
in notabile varietà d' incomodi , i quali an- 
che avvengono a' nostri , e stabiliscono il 
I terzo stadio, e finalmente nel quarto vi ha 
consimile finimento, nè vi scorgo altra dif- 
ferenza, se non che i pellagrosi muojonj© 



112, 

in maggior numero di letargo e di gangre- 
na ali' osso sacro , e mostrano maggior per- 
manenza del veleno nel capo. Vi ha poi 
tra gli uni e gli altri infermi questa con- 
venienza , che muojono egualmente , dopo 
un lungo soffrire e stentare , non di catarro 
sufFocativo 5 ma di sincope. 

VII. Alligni dice, che nìhil est f rigore intoU 
lerabilius , che uestas hominlbus hanc calamitatem 
ferentihus magis favet y e che colente anni tempesta' 
te melius se habent : i nostri pellagrosi al contrario 
stanno men male nell inverno, e nella state appunto 
soffrono la maggior violenza del male. 

I maggiori incomodi de' pellagrosi , o per 
dir meglio 1' assalto e la dichiarazione del 
male , dipendendo principalmente dall' inso- 
lato, succedono nella primavera e nel co- 
minciar dell' estate , e qualche volta rinno- 
vansi ancora nell' autunno , ma nella state 
svaniscono in gran parte , eccetto quando 
il male è già molto avanzato. Il simile av- 
viene a' nostri infermi, così contadini come 
cittadini^ cadono anch' essi in quegl'incomodi 
che son proprj de' pellagrosi , qualora in 
primavera, o nel principio della state si 
espongono al solcj ma stanno poi meglio 
Bella state, quantunque restino anch'essi 



I2J 

molto indeboliti dal gran caldo. Credo pe- 
rò , che r insolazione sia di maggior dan- 
no a' Milanesi che a' nostri , a' quali riesce 
più incomodo r inverno recando tossi, rau- 
cedini , odontalgie , falsi dolori pleuritici ec, 
e ciò penso per la diversa posizione del 
veleno negli uni e negli altri. Forse che 
ne' nostri evvi una maggior quantità di 
miasma della miliare , trattenuto nel corpo 
€ nelle linfe dalla più variante temperatura 
dell'aria, e specialmente dall' abuso del vi- 
llo : egli è certo , che sono più disposti 
j alla febbre ed a' sudori , donde avviene , che 
; il maligno principio non si fermi si tena- 
cemente nel sangue, ma si porti verso la 
' cute j laddove ne' Milanesi per cagione del 
vitto loro ordinario hanno un sangue più 
inerte , e meno ridondante di principio at- 
tivo , ond' è che il maligno umore resta pià 
inerente nel sangue , e più facilmente si ac» 
cumula nelle parti più interne del capo : 
ecco al parer mio la ragione , che i nostri 
j più che i Milanesi son disposti ad alcuni 
incomodi. L' intolleranza , che i nostri han- 
1 no del freddo , si deve all' esistenza del ma- 
I Ugno misto principio nel corpo della cute^ 
e per l' appunto ho veduto , che quelli , i 
quali son' passati al terzo stadio, dopo una 
febbre esantematica con distinte vescichette 
miliari in iiigtabiU quantità, giudicate sen- 



za disquamazlone , sono quelli , che sono 
diventati sensibilissimi al freddo ^ e eh' al 
contrario quelli , ne' quali il veleno non fu 
spinto alla cute , ma dal cervello discese ai 
petto non hanno dato indizio di simil sen- 
* sibilità (a). Aggiugnerò finalmente un' altra 
riflessione , la quale si è , che i nostri in- 
fermi , ne' quali il veleno è riassunto nel 
sangue , come il dinotano la condizione dei 
polsi 5 ed il color rosso che loro appare 
nel viso , non si dolgono molto del freddo j 
e tale sarà verisimilmente la natura dei 
pellagrosi Milanesi. 

Vili. Nella porpora cronica dell' ALLIGNI quo- 
cnmqiie in stadio utdior est cihus ex vegeiaòilihus : 
nella pellagra generalmente è utilissimo il cibo ani- 
male. In quella tertio stadio, et quarti initio nocet 
cibus euchimus -, perniciosum est vino indulgere : in 
questa il cibo nutriente , ed il vino sono appunto i 
migliori rìmedj principalmente in grado avanzato. 

' Io SO bene , che contadini mal nutriti deb- 
bono ricavar qualche vantaggio da un cibo 
animale e sostanzioso j ma non lascierò di 

(a) Consta pur anche dalla osservazione replicata , 
che il veleno sovente rende fredda quella parte di cute, 
in cui fa urto , e poi fa sentire ardore quando T eritema 
-apparisce. 



115 

far presente allo Strambio , qualmente egli 
stesso ha osservato, che i pellagrosi essen- 
do nutriti di sostanze animali, presto cado- 
no in affezione scorbutica, la quale poi cessa 
coli' uso de' vegetabili (a) : io non proibisco 
a' miei infermi l'uso delle tenere carni, ma 
desidero , che mangino vegetabili {b). Egli 
è poi anche vero, che le diverse malattie 
locali , e principalmente dello stomaco e degli 
intestini , esigono alcune volte il cibo ani- 
male, e che non se ne può prescindere quan- 
do r azione della materia morbifica ha tol- 
ta la coesione del sangue , e disciolta la sua 
parte gelatinosa , il che arriva nel quarto 
stadio, e quindi approvo in tal tempo l'uso 
più coraggioso del vino per sostener le for- 
ze mancanti, e conservare qualche fermezza 
nel sangue , e cosi prolungare la vita , an- 
ziché ho notato, che gli astemj ne sono ri- 
masi più avidi a proporzione che il male 
s' è andato avanzando verso il suo termine , 
ma ho condannato il berne assai j ed è 

(a) Io ho veduto, che i pellagrosi non vengono giam- 
mai assalili dal vero scorbuto , se non se dopo essere 
stati lungo tempo nello spedale panciuti di solo cibo 
animale , e che togliendo loro le carni , e sostituendo 
un vitto vegetabile, presto svaniscono i sopraggiunti sin- 
tomi scorbutici. Stramb lac. cit. pag. 56. 

(^) In cibum eligantur potìus alimenta ex vegetaèrli quam 
ex animali regno deprompta ita tamen ut cames tf.nerae ^ pi- 
scesque fiuviatiUs non able^entiir, (Consp. pag. 339). 



1 16 

questo il motivo per cui ho scritto pernia 
ciosum est vino indulgere. 

IX. Per curar gì* infetti dì quella , e per prtiser- 
varoe i sani nihil utilius corporis exercitio : gli af- 
faticati contadini sono i più soggetti alla pellagra , 
ed \ pellagrosi o sono incapaci di moto , e quando 
lo sono non ne acquistano mlglìorameni . 

I contadini sogliono affaticarsi , poco mo- 
vendosi dal sito loro , e questo non è l'eser- 
cizio il più utile , e se più soggiacciono al 
male, ciò arriva perchè sono più percossi 
dal sole. Nelle circostanze della somma de- 
bolezza certamente non possono far eserci- 
zio, ma prima di venir in tale stato,, o 
allorché il male si scema o si calma , sarà 
anche utile a tal classe di gente l' approfittarsi 
di ogni occasione per fare passeggio colla 
maggior violenza possibile. Io posso assicura* 
re Io Strambio , che un tal esercizio ha nel 
forte della state giovato assaissimo ad alcu- 
ni de' miei infermi squallidi , cachetici e de- 
boli , talché , mercé sudori forti e fetenti 
ed eruzione esantematica , hanno riacquistata, 
forza e competente salute, la quale dura 
ancor presentemente dopo il giro di tre anni: 
anzi è costante osservazione, che parecchi 
sensibilmente s'accorgono della forza, che 
ripiglian per via del moto. 



127 

X. Queste sono tutte differenze grandissime, le 
quali io di buona voglia trascuraitìi ^ se i] massimo 
della cura proposta dall' AlLIONI giovasse alla pel- 
lagra. Il doppio veleno , che costituisce la sua ma- 
lattia deve essere evacuato giusta esso lui per la via 
della traspirazione 3 cui per natura sua suol tendere ; 
il veien pellagroso qualunque sia non ho veduto , 
che particolarmente tenda alla pelle , e se vi tende , 
i diaforetici non bastano a curarlo. Le fregagioni 
esterne , i bagni tepidi , il decotto de legni sudori- 
feri , r acqua di teda, il decotto delle cime di pi- 
no, che. loda AlLIONI, sono cose e da me , e 
•dagli altri infruttuosamente provate nella p^illagra. 
La cura proposta dal nostro FrAPOLLI consi- 
steva nel promovere la traspirazioni \ e pure la 
sua cura fu dall* esperienza giudicata inutile. Io in se- 
guito ho provati quanti diaforetici abbia mai l i me- 
dicina, ed ho ripetuto i diversi metodi, che GOR-* 
TER propone nelle acrimonie prodotte dall* arrestata 
perspirazione senza ottenerne profìtto. 

Per far adeguata risposta alle obbiezioni 
contenute in questo paragrafo, prendo pri- 
mieramente a dimostrare , che tanto nell'im- 
peto dell' espulsion pellagrosa , quanto nel 
mal cronico la natura tende alla cute , e i 
diaforetici, i quali a tempo amministrati 
convengono alla cura di questo, sono pure 
adattati alla guarigione di quella , con tal 



ii8 

avvertenza però, che i nostri infermi, più 
sottoposti alio sviluppo di una febbre esan- 
tematica, possono dar molto piii facilmente 
luogo all' uso di più decisi rimedj diafore- 
tici , e poscia passerò a fare una breve enu- 
merazione de' principali rimedj dannosi ed 
utili si nella pellagra, che nel nostro male. 
L'anione della natura verso la cute è pur 
evidente nell'^ espulsione pellagrosa, come 
apparisce da quanto lo Strambio ha scritto 
anco ultimamente ( Disserta^, pag. 9 , 10, 
II, ec. ). Egli c' insegna , che V espul- 
sion pellagrosa è riuscita vantaggiosa per 
essere stata ogni anno abbondante , e che 
quelli , a' quali essa scarsamente veniva , ca- 
devano più fortemente e più decisamente in 
gravi incomodità , di modo che egli ebbe a 
dire, che questa non dipendeva veramente 
dall' insolato , come causa efficiente , ma causa 
determinante l' espulsion d'un veleno già 
preesistente nel sangue. Di gran valore è la 
sua osservazione sulla VAGAm {Ann. i, ìiist. 
I ) , la quale , avendo avuto sin dalla fan- 
ciullezza 1' espulsione pellagrosa , ricomparsa 
fedelmente ogni anno con desquamazione , 
passò con buona salute sino all' anno qua- 
rantesimosesto di sua età. Si ha dunque una 
prova evidente, che la natura con quest* 
annuale espulsione faceva una parziale uti- 
lissima crisi. Stette poi qualche tempo dub- 



i bioso , se la lichenosa affezione , volgarmente 
I detta salsedine , fosse un male diverso dalla 
! pellagra , o no j ma finalmente conchiuse , 
che amendue dipendevano dalla medesima 
causa j e in prova di sua opinione , che am- 
piamente ha poi confermato nella prima 
delle sue due Dissertazioni, ei riferisce nel 
suo Ann, II , quanto si è veduto in due 
lichenosi : ed è cosa certa , che per tale de- 
terminazione di costante simile espulsione , 
ossia affezione lichenosa , si può godere lun- 
i go tempo buona salute. Gran parte di queste 
\ espulsioni cutanee , che similmente accadono 
ai nostri, sono state da me indicate nel Capo 
Conticescentia ^ e provano ad evidenza, che 
la natura manda alla cute , e vi depone 
utilmente il vizioso umore j per lo contra- 
rio se per essere disturbata non può , man- 
dando il veleno alla cute, disimpegnare il 
cervello e le altre parti interne , muojono 
i meschini infermi irremissibilmente. Lo Stram- 
Bio deve pure aver conosciuto dall' infelice 
I riuscita de' rimedj purganti , niente esser twì.o 
I funesto , quanto la scorrenza e V invito del 
vizioso umore al basso ventre. Chiaro dun- 
I que egli è, che tanto nella pellagra, quan- 
to ne' nostri mali , l' invito dev' essere alla 
cute per dimostrazione della me4esima na- 
tura , e della buona o cattiva riuscita del 
medicare. So benissimo, che nella direzione 

i 



I 5 o 

di questa grande opera , aver si debbe ri- 
guardo alla posizione del veleno, alla sua 
diversa adesione cogli umori , ed alle alte- 
razioni che ne sono nate , per poter adattare 
ed usare a tempo i mezzi convenienti , e 
quindi spingere il vizioso umore alla cute. 
Pertanto io non comprendo come le regole 
da me date nella cura del nostro male non 
siano per aver luogo in quella della pella* 
gra , la quale io tengo non differire essen- 
zialmente , mentre le massime e le regole 
da me prescrkte non sono state determinate 
dalla mia opinione, ma dalla riuscita de'ri- 
medj , e dalla considerazione delle azioni e 
de' movimenti della natura. Il corso di feb- 
bre esantematica non è frequente ne' pella- 
grosi , ha però luogo alcune volte. I sudori 
poi si son sempre trovati utili dallo Stram- 
bio, come quelli, che tolgono l'ardore de' 
piedi , e calmano i delirj e le convulsio- 
ni ( Ann, I , hist, 8,15,18, 34, 37, 68j 
Ann. Ili, kist, IO epag. 74). Qualche fia- 
ta i sudori accompagnati con febbre sono 
stati vantaggiosissimi recando papule milia- 
ri e macchie porporine , come accade ap- 
punto nella nostra febbre esantematica. Ora 
mi fo a riferire brevemente quanto sia uni- 
forme l' esito de' rimedj adoperati nel no- 
stro male e nella pellagra. 

Io non ho riguardato nè le fregagioni , 



MI 

nè il decotto de' fiocchi di pino, come ri-, 
medj diretti alla cura primaria del nostro 
male: sono state utili le fregagioni dallo 
Strambio ordinate {Ann, iii , pag. ii8 e 
hist. 26), e per esse riacquistano forza 
i deboli ammalati , si promuove la tras- 
pirazione , ed anche si suscita utilmente 
il sudore. Riguardo ai fiocchi ho narrato , 
che avean risolto un costante tumore nei 
malleoli, e superata una dispnea, la quale 
avea resistito a' molti rimedj (Consp. pa^. 
281 ). I bagni da noi praticati con sommo 
vantaggio , avuti in gran pregio dal Fra- 
polli (pag. 24), e raccomandati dal Ghe- 
RARDiNi (pag. 8 e 8 8), sono anche stati 
più volte usati dallo Strambio {Ann, i, 
hist, 5, 8, 34, 38, 39j Ann, 11^ hist, 36^ 
Ann, III, hist, 17, 18 ec. ) : egli ha os- 
servato, che coli' uso di essi si sono calmati 
gli spasimi e i delirj , e che le donne col 
riacquisto de' mestrui si sono in apparenza 
risanate j e quantunque non sian potenti a 
sradicare la malattia, ed alcune volte riesca- 
no inutili , ei non lascia di giudicarli un ri- 
medio vantaggioso. Ancora sotto i miei oc- 
.chi gli infermi, dopo l'immersione ne' ba- 
gni , sono caduti in una spezie di tetano , 
come accadde di osservare allo Strambio 
{Ann, III, pag. 129). Essi sono più spesso 
adattabili a' nostri infermi che ^' Milanesi , 



131 

perchè in questi più presto si rompe la fer* 
mezza del sangue per causa della maggiore 
inesione e persistenza del veleno pellagroso, 
ed anco per essere più fermamente colpiti 
nel capo. Nel quarto stadio i bagni non con- 
vengono , come neppure nella somma debo- 
lezza degP infermi. La. decisione della loro 
convenienza dev'essere, a parer mio , ap- 
poggiata sopra la riconosciuta condizione 
de' polsi , colla esplorazione de' quali si può 
misurare l'alterazione del sangue , la posizione 
del veleno , ed il valore della natura a poter 
cacciare alla cute la materia morbosa. 

Lo Strambio ha finalmente dopo molti 
tentativi e molte sperienze deciso , che no- 
civi sono i purganti (a) , e che i marziali 
non son rimedio per questo male; che i 
fiori d' arnica ( Stramb. Ann. i , hist. 52, 
cadav. 5, 155 Ann, II, hist. 22) furono 
piuttosto dannosi, e che il siero di latte 
tamarindato riuscì pure nocivo ( Strame. 
Ann, II, hist, i 8 , 46 ) j e che sebbene il 
siero di latte cogli antiscorbutici sia stato 
utile nella degenerazione scorbutica della 
bocca, non si può però guardare come ri- 
medio della pellagra ( Stramb. Ann. i , hist. 

{à) Pellagrosis certe , quìbiis vel levìs purgatio saepe suspe- 
età est , drastica et acerrima Gnidioriim pharmaca , qitae atrae 
bili eliminandae inserviebant ^cschibire pìaculum foret. Strame» 
Ann, III , pag. 124. 



i 4 ) j la cànfora non incontrò bene ( Strame. 
Ann. I, hist. 43), nè servi per calmare le 
convulsioni il liquor anodino d' Offmanno ^ 
la coppetta all'occipite non recò vantaggio 
(Stramb. Ann, I, hist. 57 j Ann, ili ^ hist, 
I ) ; la china poco giovò nelle febbri ter- 
zane , (Stramb. Ann, iii , pag. 85 692)^ 
principalmente in quelle di primavera, e 
non salvò gli ammalati eh' ebbero gangre- 
na all' osso sacro , perciocché anche quel- 
li , i quali furon salvi da gangrena , poco 
dopo morirono (Stramb. Ann. 11, kist. 1 
' 65): e simile per 1' appunto è stata la 
riuscita nel nostro male* 
' L'acqua di teda, lodata da FrApolli 
(pag. 35), e da Gherardini (pag* 95)9 
produsse anche buoni effetti sotto i miei 
occhi , e pur anche curai felicemente una 
donna, che, dopo essere svanita 1' eruzione 
pellagrosa , era divenuta sbalordita e verti- 
ginosa con notabile debolezza. La china 
carnosa , il sassafras , il guajaco , rimedj 
che ho pur conosciuto di distinto vantaggio 
usati prima del quarto stadio, hanno pure 
secondo la sperienza dello Strambio meri- 
tato commendazione. Io disapprovo il sa- 
lasso nel quarto stadio , ma non negli altri , 
ne' quali è pure stato praticato da lui con 
profitto j e su tal punto penso medesima- 
mente ^ che negl'infermi Milanesi si debba 



n4 ^ 

andare più adagio che nei nostri . Questi 
cadono più facilmente in febbri di qualche 
forza , ed il sangue loro ha qualche dispo- 
sizione infiammatoria, epperciò permettono 
più facilmente e più abbondantemente i 
salassi : tralascio di fare il paragone d' al- 
tri rimedj , perciocché egli può confrontare 
ciò che ho scritto nel Capo Observatio- 
nes ad remeàiorum successum pertinentes 
nel Conspectus ^ con le molte storie da lui 
riferite neu tre Volumi. 

Egli confessa essere un male difficile ad 
estirparsi , e non osa assicurarne una com- 
piuta guarigione^ io ho anche riconosciuto 
la difficoltà di sradicarlo totalmente , come 
ho indicato nell'articolo Eradicadvae curano^ 
nis diffi-cultas ; ma pure ho avuta la consola- 
zione di vederne de' guariti intieramente 
per via d' un' abbondante espulsione cutanea: 
quelli poi, che non ne sono stati radicai-^ 
mente guariti , con un conveniente metodo 
e con quelle cautele che loro sono state 
accennate godono anche negli anni loro 
avanzati, competente salute. 

Dunque nella pellagra si debbe similmen- 
te aspettar vantaggio dal modo , in cui 
giusta le circostanze si saprà maneggiare , 
ed ajutar la natura all' espulsione della ma- 
teria morbifica per la cute , e non sona 
diverse le massime di cura per la pellagra^ 



135 

avuti però que' riguardi , che può esigere 
la diversa posizione del veleno , e la qua- 
lità dei soggetti. 

Aggiungerò finalmente quanto P attenta 
osservazione mi ha fatto conoscere riguar- 
do ai due punti di vista principali da aversi 
per la cura del male j il primo si è d' in- 
vitare il veleno alle parti inferiori , e T al- 
tro si è di spingerlo a tempo e convenien- 
temente alla cute. 

XI. Ometto tutti i precetti preservatorj , che pro- 
pose AlLIONÌ ( Gap. XXVi ) , siccome quelli , che 
diretti sono ad impedire che il male non si comu- 
nichi agli astanti aerìs inquinati usura ; questi soao 
inutili per noi , perchè la pellagra non è in alcun 
modo a come dissi , contagiosa. 

Tutto ciò che ho detto sin' ora ^ dimo- 
strando a mio giudizio l'identità del nostro 
male colla pellagra, e sembrandomi ancora 
di aver provato, che alle cause dilatatrici 
della pellagra si debbe anche aggiugnere il 
contagio , non saranno inutili le cautele pro- 
poste nella mia Profilassi , le quali riguar- 
dano principalmente la comunicazione , ex 
aeris inquinati usura. 



XIL Resta y di' io faccia il cohfronto di ciò, eh® 
si c osservato nei cadaveri. Non avendo potuto il 
ii Ch. PcoFessore (Gap. XIII ) osservare tanti cada- 
veri di morti per la sua malattìa da poter dedurre 
generales quasdam ad praesentaneam morhorum coti' 
duionem facìentes cognìtiones 3 pregò il sig. France- 
sco Rossi peritissimo Anatomico , ut vellet benevo- 
le communìcarc quae frequendus , atque universaluis 
convenìentia ab aliquot annìs m cadaverum dìssectio" 
nibus observavissct , eaqiie dissidentia ab iis , quae 
oUm cadavcra exkibuerunt, IJ abile Anatomico gli 
diede una nota di tutti quei fenomeni , che con 
maggior frequenza in questi ultimi anni gli avvenne 
di osservare generalmente nei cadaveri 5 e T AllIONI 
poi credette , hasce mictatlones y in quibus cadavera 
consentiunt i ad hanc aegritudinem pertìnere ^ siccome 
quelle , che consentire videntur cuni iis conjecturis , 
atque ea opinione , che egli ha dedotto a sympto- 
matum , et morbi progressus consideratione. AlLIONI 
ebbe ragion di ciò fare , perchè le sezioni dei ca- 
• daveri fatte dal sig. RoSSI andarono appunto d* ac- 
cordo con tutto il restante , e confermarono sopra 
tutto le stravaganze dei Iati ; ma a me è avvenuto 
tutto diversamente. Io ho tagliati a bella posta , e 
senza alcuna prevenzione d'opinione tanti cadaveri di 
pellagrosi da poterne dedurre delle geneiali cogni- 
zioni ; e non ho mai trovato , che la sostanza cor- 
ticale del cerebro sìa tenera , mollis , et fere difluens^ 
che la midolla del cerebro , dei cerebello , T allun- 
gata , c Ja sostanza dei nervi sia longe firmior^ quam 



in Siam naturali ^ che il polmon sia saepii/s afFettO 
a preferenza del destro, il tubo intestinale crassìor ^ 
il destro testicolo fere semper multo major musco- 
li in tutto il corpo rigidiores , et vduti svhacclati. 

Io ho creduto , che le osservazioni ana- 
tomiche fatte dal sig. Rossi fossero adattate 
al caso nostro per due motivi : 

i.S Perchè le istorie morbose narratemi 
( Consp. pag. 184) riguardo a' cadaveri che 
si sono aperti , mi dipingevano i mali , che 
io aveva notati : 

2.^ Perchè questi mali sono ora molto 
estesi e micidiali , e perciò era giustamente 
presumibile, che la diversità che da alcuni 
anni si osservava ne' cadaveri, dovesse ap- 
partenere alla condizione delle malattie re- 
gnanti. Io non so poi come lo Strambio 
possa asserire , che io le abbia accolte mol- 
to volentieri, perchè servivano a spiegare le 
stravaganze del lato sinistro. Queste, come 
ciascuno può assicurarsene, non sono state 
riconosciute dall' ispezione anatomica , ma 
dalla osservazione sul vivente j anzi avendo 
io dimandato al sig. Rossi, s' egli aveva vi- 
sto diversa condizione de' nervi variante da 
una parte all'altra, ha risposto, che niente 
su questo punto aveva a dirmi ( Conspectus 
pag. 186 *). Le sue osservazioni sono 
state ricevute e scritte senza preTentiva 



138 

suggestione -, tradotte che furono in lin- 
gua latina, si diedero ai medesimo accio- 
chè vedesse se i suoi sentimenti erano tali, 
e prima di consegnarle alla stampa se gli 
rimandarono affinchè nuovamente riscontrasse, 
se tutto era esposto esattamente secondo lo 
spirito della sua osservazione , oppure se 
aveva qualche mutazione a fare , come di 
fatti alcuna ne fece, sicché tutto si è con- 
dotto di modo, che senza prevenzione ve- 
runa si avesse la verità deli' osservazione. 
Ma è giusto , che si venga al confronto 
delle osservazioni del Rossi , e di quel- 
le dello Strambio , ed acciocché riesca 
più comodo , prima trascrivo il Capo Ex-- 
tispicia del mio Conspectus ^ e poi presente- 
rò un fedele estratto delle osservazioni 
anatomiche fatte ne' pellagrosi , ricavate da 
suoi tre Volumi, e disposte secondo l'or-» 
dine delle cavità. 

Ex tispicia (Consp, pag. 184). 

dim exiguus esset numerus easuum^ quihus 
ipsi cadavera hoc morb» defumtorum inspicere 
datwtt juit , neque ex iis generales quasdam 
ad praesentaneam morborum conditionem fa" 
cientes cognipiones deducere possem , jam pene 
confecte hoc opusculo decrevi interpellare hac 



super praestantem vlrum Francìscum Rossi * 
anatomes peritissimum , atque in dissecandis 
cadaveribus assiduo oecupatum^ eufn rogans^ 
ut vellet benevole communicare quae frequen^ 
dus , atque universalius convenientia ab aliquot 
annis in cadaverum dissectionibus ohservavisset^ 
eaque dissidentia ah iis ^ quae olim cadavera 
exhibuerunt. Non modo autem ex iis notioni- 
bus , quas in genere de morborum , qui homi- 
nes sustulerunt , indole narravit , sed etiam ex 
insigni , quae nostris temporibus est hujuscc 
aegritudinis unir er salitate nullum duhium jam 
superest judicandi hasce mutationes ^ in quibus 
cadavera consentiunt ^ ad hanc aegritudinem 
pertinere, Quae vero ipsi magna frequentia 
oblata sunt in cadaverum examine^ sequentid 
fuerunt. 

In cerebello non apparuit notabilis mutatio^ 
paullo quidem mollior notata est corticalis sub" 
stantia , sed in cerebro evidenter tenera , mol- 
lis ^ et fere dij^uens corticalis portio fuit. Me- 
dulia Qjitem cerebri et cerebelli^ atque simili-' 
ter etiam medulla oblongata , et nervorum sub- 
stantia longe firmior observata est j quam in 
statu naturali. Adnotavit autem eos , qui men^ 
te capti ^ et maniaci obierunt ^ ostendisse me- 



* ChìrurgoTum ColUgii Taurnensìs socius est , Chirurgiae 
Praefectus in Nosodochio Sancii Joannis , Proseetor anatomi- 
cus Gymnasii Taurinensis , et Chirur^us major Legi»nis Tau- 
rine nsit. 



r 



140 

dullarem cerehri suhstantiam aikuc magts cbm-^ 
pactam ^ et firniiorem, Medulla spinaUs gene-' 
ratim vtsa est valde firma , et velati exsucca 
praesertim in iis ^ qui ab hydrope fuissent in-- 
terempti. Piae matris vasa Lymphatica distene 
ta apparuerunt ^ atque frequentcr in kydatides 
amplificata^ Similes autem kydatides obviae 
saepe fuerunt in plexu choroideo j sed vasa 
lymphatica cefebri imerdum vere emphysema^ 
tica occurrerunt statim per acus puncturam 
subsidentia sine seri effusione. Non modo vero 
kydatides ^ sed concretae veluti in topkum adi^ 
pis glebae ^ sive congestiones in tela cellu-- 
Iosa visae sunt frequenter in cavo orbitaeé 
Nervi vero * auditorii simpliciter solito nia^ 
jorem tensionem , et firmitatem kabuerunt, Cae^ 
terum tum inter membranas , aut sub pia ma-» 
tre <^ et in ventriculis cerebri potissimum au" 
lem ad basim cerebri serum effusum , illud'^ 
que notabili copia conspectum est j vasa etiam 
sanguinea cerebri pleniora , atque distenta 
extiterunt. In cavo pectoris fere semper se-' 
rum varii coloris effusum adnotatum est ^ at* 
que speciatim in sinistro latere, Pulmo etiam 
sinistri lateris vitiosus saepius repertus est ^ 
nunc substantiae compactae ^ et coriaceae^ ve- 



* Siscitatus etiam sum ah eodem praes tanti viro , fium 
dexterì , aut sinistri lateris firmiores nervi essent , sed reS' 
pondit s» hanc diversitatem non advcrtisse , cum data «pera 
Kon inquisiisset. 



1 41 

siculis pulmonalibus fere deletis , nunc edam 
compressione^ et sectione veluti exsudans pus 
exhibens j sed quod evidenter ad telae celLulo* 
sae alter ationem pertinebat. Visum autem non 
est vomica contentum pus , aut parenchyma pul^ 
monis per diutinam suppurationem exesum. Fui" 
mo etiam sinister non infrequenter sphacelo 
corruptus repertus est , et alias apparuit velu'^ 
ti gelatina concreta obductus ^ et pleurae va-* 
riis in locis agglutinatus : caeterum hae mu* 
tationes etiam in pulmone dextro se se obtu- 
lerunt , sed longe frequentius in sinistro ap^ 
paruerunt. Cor saepius fuit flaccescens ^ palli-' 
dum , et diminutae magnitudinis , attenuata 
ventriculorum ^ et auricularum substantia. In 
abdomine totus tubus intestinalis adnotatus est 
crassior , subrubens cum vasis sanguineis vai" 
de apparentibus , et distentis , venisque varico" 
sis ^ qui status vasorum praesertim talis fuit 
in ventriculo et duodeno. In ventriculo fre- 
quentes fuerunt maculae rubrae aut liven- 
tes , atque versus pylorum frequentius visa 
sunt vasa sa?iguinea tumentia, Duodenum 
etiam similes varices saepe exhibuit , atque prae 
reliquis post acutum morbum aut maculas gan^ 
graenosas^ aut sphaceli corruptionem ostendit. 
Caeterum tubus intestinalis praesertim ad in- 
testinorum inflexiones valde coarctatus fuit, 
Lien , et hepar ab obstructione distenta , atque 
yolumm iiìujus adepta non sunt ^ lien quidem 



141 ■i^i 
potius contractus ^ ohscurus , suhstantiae tenc^ 
nerae cum sanguine fluido , et obscuro , edam 
gangraenosus se se in cadaveribus frequenter 
obtulitj atque interim hepar frequentissime ex^ 
hibuit substantiam firmiorem^ et veluti coria-^ 
ceam , colorem autem potius subcinereum , aut 
pallide flavescentem, Kesicula autem fellea non 
bile flava , sed viridi , aut etiam nigra piena 
cbservata est. Serum etiam eff'usum frequentis- 
sime in abd&mine fuit, Testiculorum dexter fe- 
re semper multo major extitit, 

Musculi in universo corpore rigidiores , at- 
^ue minus firmae substantiae , sed veluti spha- 
celati apparuerunt in iis maxime^ quos con- 
vulsiones sustulerunt. 

Mutationes , quas cadaverum status objecity 
mihi prorsus consentire videntur cum iis con-- 
jecturis , atque ea opinione , quam ex sympto- 
matum , et morbi progressus consideratione de- 
duxi , ut facile patebit illi , qui omnia , quae 
hac tractatione continentur ^ consideraverit ^ et 
maxime adverterit ad ea , quae traduntur spe- 
ciatim in disquisitione naturae morbi:, phoe- 
nomenorum^ atque symptomatum. 

Osservazioni dello Strambio né' pellagrosi, 

fìuaranta sono i cadaveri disseccati dallo 
Strambio, compresi due morti di affezione 
lichenosa. Su di ventinove si è fatta ricerca 



I 



in tutte tre le cavità, e negli altri undici 
non si è esaminato il capo, sebbene anche 
taluno di questi fosse morto con delirio, e 
1 sintomi a tal viscere appartenenti, e ciò 
:j perchè si trattava, cred' io , di male piùde- 
:! cisamente al petto ed all' addome. Fra i ven- 
: tinove esaminati in tutte e tre le cavità , se 
5 ne son trovati soli quattro senza alcuna ma- 
il g^g^^ cervello , tre de' quali non erano 
ij mprti di male nel capo, e 'I quarto, che 
I è il molinajo {Ann. ili , hist. 6 ) , era sta- 
1 to bensì taciturno , tristo , ed anche un po 
il scemo di cervello, ma era pur morto per 
ji altre successioni del male fuori del capo* 
Negli altri venticinque il cervello si è tro- 
I vato vizioso, cioè in uno si è scorto in* 
I jRammato {Ann. I , cadav, 1 6 ) , e in cinque 
! i vasi della pia meninge eran ripieni di san- 
j gue {Ann. I, cadav. i , 3 e ii j Ann. il, 
I hist. I j Ann. Ili , hist. 1 1 ) i in uno vi 
I era sangue grumoso ( Ann. iii , hist. 9 ) , 
j e stravasato tra la dura e pia madre y in un 
i altro bollicine d' aria {Ann. iii , hist. 7 ) ne* 
« vasi della pia meninge: in sedici poi si è 
[veduta notabil quantità di siero stravasato 
I in varie parti del cervello , cioè ne' ventri- 
coli , tra la dura e pia meninge , e raccolto 
alla base del cervello ( Ann. i , cadav. i , 

i Ann* II , hist, x , 7 j i o j Ann. ili , hist. 4), 



144 

Riferisce ^oi {Ann. ii , hist. 3), che neìla 
testa di Domenico Guzzetti si rinvenne nel!' 
emisfero destro un ulcere penetrante sino al 
ventricolo anteriore dell' istesso lato , e che 
la sostanza midollare dell' altro emisfero era 
compatta e come scirrosa , notando , che 
quest' uomo aveva avuto il senso del tatto 
diminuito principalmente nella parte sinistra. 
In ventitre cadaveri osservò lo Strambio 
alterazioni viziose nel petto; in molti ap- 
parve siero stravasato or nell' una , ór nelP 
altra delle sue cavità , ed ora in entrambe^ 
spesso or 1' uno, or 1' altro polmone fu ag- 
glutinato alla pleura ed al mediastino ^ spes- 
so ancora trovaronsi amendue con steatomi , 
che tagliati davano marciume , e presentavano 
picciole vomiche , ma non si narra , che ne 
fossero consumati , e che fossero ridotti come 
un sacco vuoto ; si dice ancora , che fossero 
schiacciati e ridotti in un corpo sodo , carnoso 
ed oscuro; alcune volte si videro come coperti 
d'una gelatina giallastra, e si avvertì due 
fiate, che il destro sotto tale gelatina era 
sano e fermo. Fra li cadaveri disseccati , si tro- 
vò sedici volte sano il polmone sinistro, e dici- 
otto il destro ; pallido , e picciolo si è ancora 
veduto il cuore {Ann. iii , hist. 6). Neil' 
addome poi si è veduto il più delle volte 
siero stravasato ; e talora gl' intestini sono 



'^5 

stati con macchie porporine , o infiammati, 

0 di color fosco rosseggiante. E cosi pure 
nello stomaco si sono notate simili macchie 
d' indole gangrenosa. Il fegato è quasi sem- 
pre stato sano ( ^/?/z. I, cadav, 4, 5, 7,99 

1 o ; Ann, III , hist, i , 3 , 4 , 6 , 7 v 9 
II) j quattro volte è stato pallido o pai- 
lido-giallo ( Ann. I , cadav. 12, 15, hist. 
4 ; Ann. II , hist. i ) , e cinque volte mor- 
boso (^Ann. l cadav. 1 ; Ann. II, Am. 4, 
7 j ^;2/2, III , cadav. 8 , Awf. 2 ) , cioè tre 
volte di volume accresciuto , e due con pic- 
cioli scirri o steatomi : assai sovente la vena 
porta è stata vacua di sangue con bile di 
color giallo forte , o verde, nella vescica dei 
fiele e nello stomaco. La milza si è ordina- 
riamente osservata di minor volume con so- 
stanza più flaccida , e tagliata ha dato sangue 
fluido, e qualche volta di color dilavato : 
due volte si è trovat^^ più voluminosa del 
giusto, ed una del peso d' ohcie 27 ( ^/z/z. 
II, hist. 6)-^ ma si noti, che questo amma- 
lato , morto nell' anno 1787, cominciò a 
sentire un dolore nel sinistro ipocondrio nel 
1781 , e degli altri due nulla si è saputo del 
corso del male prima che fossero ricevuti 
nello spedale, in cui ricoverati in poco tempo 
morirono. Non passerò sotto silenzio che gl' 
intestini si son trovati a luogo a luogo ri- 
stretti come se fossero stati vincolati da un 



14^ 

filo ( Ann, II, hist. iS), che non po- 
chi infermi sono periti per la^gangrena deli' 
osso sacro , che suU' abito del loro corpo , 
massimamente al dorso, hanno presentato 
macchie porporine e livide, e che i cada- 
veri mandavano subito fuori una puzza gran- 
dissima. Sovente poi * tanto nel petto , quan- 
to nelP addome , si è riconosciuto il sangue 
nella sua consistenza molto fluido; e la bile 
nella vescica del fiele , ed anche nello sto- 
maco comparve o gialla , o verde , o 
qualche volta oscura. 

Confronto delle osserva:^ioni anatomiche 
fatte dal Rossi e dallo Strambio 

Esse mi pajono assai conformi; vi corre 
però qualche differenza , che non mancherò 
di rilevare , esponendone la cagione più ve- 
risimile che mi si appresemi. Non si è in 
primo luogo la sostanza corticale del cer- 
vello osservata dallo Strambio tenera, molle 
e di pochissima resistenza^ com.e 1' ha des- 
critta il Rossi : questo diverso stato si po- 
trebbe forse attribuire a una maggior im- 
pression del sangue , che più si arresti nei 
vasetti sanguigni della sostanza corticale de' 
nostri infermi. Alcuni fenomeni e sintomi 
dei male m^ inducona a pensare , che il ve^ 



M7 

leno presso noi più sia ritenuto in tal so- 
stanza , e che presso i Milanesi si porti più 
prontamente alla parte, midollare del cervel- 
lo. Infatti gli intermi Milanesi sono più 
malmenati dalle . convulsioni riducibili al te- 
tano, più strepitosi , più deliranti e più 
incomodati dalle veglie ^ al contrario i no- 
stri sono più sonnolenti, e meno maltrattati 
da tali convulsioni : or questo veleno sog- 
I giornando nel sangue , il dispone allo scio-^ 
glimento, e più sottili rende le membrane 
de' vasi , e siccome scendendo alla bocca ed 
alle gengive, le fa tenere e molli , così po- 
trebbe ancora far più tenera e molle la so- 
stanza corticale del cervello. Rispetto alla 
sostanza midollare del cervello , del cervel- 
letto e de' nervi, la quale si dice non venir 
osservata ne' pellagrosi più ferma e più com^ 
patta. (Dissert. pag. 187) che nello stato 
naturale , io non sò che dirmi j so bene , 
che il PoMME, citato dallo Strambio ( Z)w- 
sert, pag. 59), osservò ne' vaporosi il ce^ 
rehro duro ^ sodo, e compatto , Q sembra , che 
tal cambiamento siasi veduto in alcuni pel- 
lagrosi , volendo valutare le seguenti parole 
del medesimo Strambio : Perchè il cerebro 
non si trovi in tutti i cadaveri di -pellagrosi 
duro , sodo e compatto , come pretese di ave-^ 
re trovato PoMME ni vaporosi-^ e perchè il 
midollo spinale, e i nervi tutti non appajano 



I4S 

inariditi {Disserta pag. 59). Ma tale osser- 
vazione non è solo del PoMME , ma anche 
di altri Autori , i quali ci ragguagliano di 
questa mutazione del cervello ne' maniaci. 
Si è detto dal Rossi , che simili cangiamenti 
accadono in amendue i polmoni , e che il 
più fitto è il sinistro ; il che si osserva pur 
anche negP infermi Milanesi , ma non è tanto 
notabile , e la ragion di questa diversità si 
è , che i Milanesi sogliono passar alla tisi- 
chezza per distillazione del cervello al petto, 
onde cala ad amendue i polmoni, laddove 
ne' nostri un dolore del sinistro lato , che 
s' interna sino al polmone , li rende emof- 
toici , e li conduce alla tisichezza ( Consp. 
pag. 86). Nel basso ventre le osservazioni 
vanno assai d' accordo , e non passa tra di 
esse altro divario se non che il Rossi ha 
trovato il tubo intestinale più crasso , ed 
alcune volte il fegato di sostanza più resi- 
stente al taglio , come coriacea. In riguar- 
do poi del testicolo , non solo tal fenome- 
no si è osservato ne' morti , ma ancora ne' 
vivi , ed ho pure io medesimo scorto , che 
il male avendo mutata sede da una parte 
del cervello all' altra , si è diminuito il te- 
sticolo destro , ed ingrossato il sinistro. Lo sta- 
to poi de' muscoli come sfacciati in infermi 
morti di convulsioni , e per lo più con vi- 



14 9 

zìo gangrenoso di sangue , non dee parer 
un fenomeno straordinario. 

Illa:^ioni dalle osserva:^ioni anatomiche. 

L'oche la sede del male è principalmen- 
te nel capo, e eh' ivi appunto il vizioso 
umore fa le sue prime impressioni j che se 
da esso sgombra, recasi al petto èva a ca-- 
gionare tisichezze nel polmone , o discende 
per la midolla spinale in altre parti e vi 
produce mille cattivi effetti, come ischiadi, 
incomodi di vescica , coliche di addome , de^ 
positi gangrenosi all' osso sacro , ec, o por- 
tasi dal capo al ventricolo , e vi genera al- 
tre malattie. 

2. ^ Che l'indole di questo veleno è di 
una singolare acrimonia molto atta a rom- 
pere i vasi linfatici , recando effusione di sieri 
in tutte e tre le cavità che ne sono state 
percosse, come ne rimarrà persuaso chiun- 
que porrà mente alle idatidi che compajono^ 
ed all'effusione della linfa. 

3. ^ Che la fluidezza e lo scoloramento 
del sangue, le macchie gangrenose esterne 
ed interne , e le facili gangrene nell' ultimo 
stadio del male , dimostrano 1' esistenza di 
una materia morbifica , la quale non solo 
infesta i vasi linfatici , ma guasta pur anche 
la coesione del sangue. 



ì 



150. 

4-'' Che le alterazioni del capo non pos- 
sono venir guardate come ultimi casuali av- 
venimenti, stsinte che i ventinove cadaveri, 
di cui si è aperto il teschio unitamente alle 
altre cavità, hanno tutti preseiitata qualche 
magagna nel cervello, da alcuni pochi in 
fuori , ne' quali il veleno si è portato da 
quella ad altre pa-ti del corpo. 

5.° Che il fegato quasi sempre sano, 
la milza odi stato naturale, o solo flaccida 
con sangue sciolto , e le altre parti deli' ad- 
dome , come gli intestini e '1 ventricolo , o 
sane, o magagnate da impressioni gangre- 
nose , non porgono argomento a ricercare 
in esso addome la cagione del male, la quale 
sta evidentemente nel capo. 

XIII. Anche gli Anatomici miei compatrioti , che 
molti sono , ed abilissimi , non hanno finora av- 
vertito questi stravaganti fenomeni dissidentia ab ììs . 
girne ohm cadavera exhibuerunt y osservati dal signor 
Rossi. Se anche fra noi il doppio veleno migliare , 
c petecchiale si fosse ormai universalizato, come di- 
ce Alligni , e cambiasse la faccia a tutte quante 
l'altre mdattie, parmi che anche gli Anatomici Mi- 
lanesi se ne sarebbero avveduti a guest* ora. 

Le osservazioni anatomiche fatte dallo 
Strambio sono , come egli medesimo il puè 



riconoscere da quanto no esposto , molto 
cònforrm. a quelle che si trovano nel mio 
Conspectus, La maggior differenza , che passa 
tra di esse , sta nella sostanza corticale , che 
il sig. Rossi ha osservata piii molle e più 
tenera , che non è venuto fatto di osserva- 
re agli Anatomici Milanesi ; intorno alla ca- 
gione di questa diversa apparenza io gliene 
ho proposta la mia conghiettura. Desidero 
di vivo cuore , che in Milano il male non 
si diffonda, come si è steso presso di noi, 
ma quando ciò succedesse • sono assai per- 
suaso, che anche ivi vedrebbesi un cangia- 
mento nelle altre malattie , e che vi si pre- 
senterebbero a' Maestri dell' arte più frequen- 
ti occasioni di osservarne il corso e le con- 
seguenze. 

XIV. Queste pochi diversità e contrarietà nii pa- 
re , che ci dimostrino due mali diversi fra loro , 
quantunque abbiano molte similitudini , ed eguaglian- 
ze. Le differenze sono essenziali , perche riguardano 
ì caratteri della malattia , e le somiglianze sono di 
sintomi , e di vicenda non caratteristiche. 

Nelle mie risposte antecedenti parmi di 
aver bilanciato il valore delle differenze, 
che lo Str AMBIO guarda come essenziali, tra. 
la pellagra e '1 nostro male, e di aver fatto 



vedere che tali non sono : a dimostrar poi^ 
che le similitudini ed eguaglianze , eh' egli 
chiama accidentali, sono veramente essenziali, 
basterammi riferire quanto egli ha scritto de' 
sintomi della pellagra {Dissert, pag. loó), 
e confrontarlo con quanto io )ìo detto di 
quelli del nostro male nel mio Conspectus, 
Fra i segni caratteristici della pellagra egli 
annovera le vertigini , i sufolamenti del ca- 
po e degli orecchi , l' ardore nelle piante 
de' piedi, il correre in retta linea , il sentirsi 
tirar indietro come da fune, il cascare in- 
nanzi per gravezza del capo , e stramazza- 
re a terra, i dolori che dal capo si esten- 
dono al dorso , e quindi alle estremità , la 
debolezza delie gambe , e '1 delirio acuto sui 
generis , il dimenamento del capo , gii occhi 
cisposi {a) e leggiermente infiammati, un 
certo movimento della bocca quasi d' uomo 
che mastichi {b) , il borbottar fra' denti , il 
tirarsi la copertura del letto verso la faccia. 
In quanto alla disquamazione , benché sia , 
quando accade, dallo Str ambio creduta uno 

{a) Questo sintomo assai freqtsente ne' nostri amma- 
Jati di male avanzato, non era stato notato dallo Stram - 
Bio ne' suoi tre Volumi , ed io riguardava tal incomodo 
per un male più proprio de' nostri infermi , principal- 
mente nei male cronico , ma ora veggo , che anche su 
questo pulito c'è uguaglianza tra questi e i peilagrosi 
Milanesi. 

(^) Questi uliimi fenomeni non tanto appartengono 
alla pellagra, quanto ali' imminente letargo de' pellagrosi. 



^e' segni pellagrósi , egli ha però riconoscala 
to che non sempre ha luogo, e che senza 
di essa compajono tutti gli effetti morbosi 
proprj alla pellagra j anzi secondale sue os- 
servazioni , come appunto abbiamo già in- 
dicato 5 r abbondante e costante annuale es- 
pulsione ritarda , o diminuisce i mali inter- 
ini. A questi sintomi dallo Strambio consi- 
derati come caratteristici , se ne aggiungono 
alcuni altri , de' quali ei fa menzione ne' suoi 
primi Volumi, come la smemoraggine, la 
bulimia , il senso d' una fiamma che scorre 
per varie parti del corpo , e una certa par- 
ticolare puzza della traspirazione da lui no- 
minata odore speciale , dal quale il signor 
Jansen ( Frank Dei opusc, voi. ix, pag. 3 3 8) 
conosceva subito i pellagrosi. Or tutti que- 
sti sintomi si manifestano ne' nostri infermi. 
Descrivendo il male ereditario , io ho fatto 
menzione dell' espulsione della primavera j la 
varietà de' delirj 1' ho esposta nel capo F^e-^ 
saniae , nè già ho ommesse le varie affé- 
zioni convulsive, nè la smemorataggine, 
nè la debolezza e gli altri fenomeni della 
vista. In fine io non- credo , che manchi nel 
nostro male alcuno di que' segni essenziali 
e caratteristici , che lo Strambio ha accen- 
nati, riguardo alla pellagra , tanto nelle ci- 
tate sue Dissertazioni , quanto ne' suoi tre 
antecedemi Volumi. Che se dunque il com- 



plesso ossia sindrome de' sintomi , die forma 
il carattere distintivo della pellagra, non 
è diverso da quello del nostro male, mi 
debbe esser lecito inferirne , che quella è 
precisamente della stessa natura di questo. 

XV. La malattia dell' ALLIGNI è uà composto di' 
tanti Sintomi , e dì ogni genere , che deve avere ne- 
cessariamente molte somiglianze non solo colla pel- 
lagra, ma con altri mali ancora. La diversità del cli- 
ma, e del vitto non basta a. darci ragione della dif- 
ferenza 5 che passa tra la pellagra , e la malattia dell* 
Alligni. I Bellonesì, ì Padovani, i Trevigiani, ec. 
vivono in diverso clima , ed il loro vitto c diverso 
da quello de' nostri contadini , e pure la loro malat- 
tia ci presenta una perfetta uguaglianza colla nostra j 
e se noi stessi vi abbiam trovate delle differenze 
queste non riguardano V essenza del male. 

Tanti veramente sono i sintomi , tante 
le variazioni de' fenomeni, soliti manifestare 
ed accompagnar il nostro male , che pare ^ 
a chi per le prime volte ha occasione di 
osservarne lo strano e pericoloso corso, una 
specie di caos e di confusione -, ma questo 
caos e questa confusione spariscono a mi- 
sura che se ne acquista una sperimentata 
condizione. La lunga ed oculata pratica 
è quella , che insegna a ridurne gli effetti 



'55 

alle loro secondarie cagioni , e queste 
successivamente alla cagion primitiva. Tal 
io, seguendone T ordine e'i procedimento, 
mi lusingo di esser giunto a distinguerne 
quanto gli appartiene , e di averlo chia- 
ramente epilogato nei capo Summa morbi 
del mio Conspectus. Mi lusingo pure di aver 
finóra dimostrato , che le somiglianze , che 
esso ha colla pellagra, non son di quelle 
generiche somiglianze , che si osservano più 
o meno fra tutti 1 mali , ma che i sintomi 
caratteristici ne sono essenzialmente i mede- 
simi. Nè capisco troppo a dir il vero, co- 
me , dopo tal dimostrazione ^ allo Strambio 
piuttosto il nostro male che la pellagra ^ 
delia quale egli è pratichissimo , sia sem- 
brato una confusa complicazione di sinto- 
mi , e d' ogni genere , e che per questo 
venga necessariamente ad aver molte somi- 
glianze e molte uguaglianze con tutti i ma- 
li. In quanto alle differenze accidentali , che 
corrono tra la pellagra e '1 nostro male ^ 
non dissento di aver la diversità del vitto 
c del clima per cause concorrenti alle di- 
verse sue modificazioni j ma non posso 
già guardar queste due cause come es- 
senziali (a) 'y e primieramente in quanto 

(a) Vedo, che Io Strambio sta fermo ancora oggidì 
Jiel primitivo suo sentimento riguardo alla causa della 
pellagra; dicendo egli ( P/Wr, pag. 47), che il vitt® 



al vitto io non ignoro le osservazioni dello 
Strambio fatte nel Milanese, secondo le 
quali la pellagra non risparmia le persone, 
che hanno un vitto buono , e menano una 
vita diversa da quella de' contadini , ed ho 
presente la storia eh' egli fa di quell' in- 
fermiere , il quale dopo quattr' anni di 
soggiorno nello spedale , ov' era ben nutri- 
to e lontano dalla campagna ^ dal sole , 
cadde prima in delirio , e poi ne morì. Ri- 
guardo al clima, troppo mi era pur noto 
che tal' infermità si è veduta in paesi assai 
diversi , e che il sig. Luigi Careno 1' ha 
già scoperta perfino a Vienna. Com' esser 
dunque potrebbe , che io a tali cause rife- 
rissi il nostro male ? poiché io ne riconosco 
l'identità sostanziale con quello della pella- 
gra ^ era ben naturale , eh' io attribuissi l'uno 
e 1' altro ad una causa comune. E' opinio- 
ne del sig. Tizio, che derivino questi mali 
da un qualche principio non ancora ben 
conosciuto e contagioso , il quale ferisca i 
nervi , e poi si rechi alla cute , producendo 

cattivo n'è la principale , ma che non basta; quindi è, 
che riconosce particolarmente per cause secondarie e 
concorrenti , le febbri contumaci , la rachitide , la clo- 
rosi , il mal del padrone , la gravidanza e la lattazione; 
ma egli è facile il ravvis^irc , che questi mali o sono 
immediato |fi:etto del veleno pellagroso già preesistente, 
o fanno ch'esso veleno si metta in azione ; avvenimenti 
che hanno pur luogo nel nostro male , siccome nel mio 
C9nspectui V ho iadicato. 



in appresso gii altri incomodi ( Frank Z>^^ 
lect, opusc, voi. XII, pag. 351). In quanto 
alla mia 5 ella è assai diffusamente trattata nei 
due Capi del Conspectus , Causa proxima^ 
e Caussae proximae aedo et effectus y ed 
anco già indicata nel Trattato della mi- 
liare , ove parlo della complicazione delle 
miliari colle petecchie j e da questi due 
miasmi in una medesima azione cospiranti 
ripeto il nostro male ( Tractatio de milia" 
rium orig, ec. pag. 86, not. 3 bb ). Il ve- 
leno della miliare è causa principale delle 
convulsioni e dei delirj j il veleno d' indo- 
le petecchiale diminuisce l' irritabilità e sen- 
sibilità de' nervi : il primo obbliga a di- 
stendersi in vescichette ed in idatidi i vasi 
linfatici , che rotti danno luogo alle 
effusioni de' sieri ^ produce pustule , e su- 
dori spiranti P acido , ed è causa della fu- 
gacità e variabiUtà di alcuni sintomi , come 
pur anche del senso dello stupor pungitivo, 
dell' ardore de' piedi , e delle orine palli- 
de ed acquee. L' altro miasma settico cor- 
rompe appoco appoco in modo particolare 
il muco e la pinguedine , e stando unito al 
sangue , ne disgiunge i globetti e '1 rende 
sciolto , e produce poi una vera affezione 
gangrenosa. A questo miasma particolarmente 
attribuisco la puzza speciale de' pellagrosi , 
là quale viea rassomigliata all'odore dei pan 



guasto e mucido: quella del sudore de' pie- 
di ed ar.che alcune volte del tronco , è di 
un mucido forte , ed avanzandosi il male 
si rende somigliante al lardo rancido , e poi 
dà odor di cadavere quando già viene ve- 
ramente a guastarsi la struttura dei globetti 
del sangue ^ della quale impressione ne por- 
gono poi evidente segno le macchiette por- 
porine (o). Con questa ipotesi , alla quale 
non manca fondamento (b) , non mi riesce 
difficile il dar ragione del procedimento del- 
la malattia e de' suoi sintomi. In questi due 
ultimi anni non solamente è cresciuta 1' esten- 
sione del male, ma si è sempre più venu- 
to diminuendo P esantema miliare ^ gP infer- 
mi, che nella dimostrazione della malattia 
danno a temere una espulsione miliare anche 



{a) Le ulteriori considerazioni da me fatte sopra le 
qualità di alcuni sintomi , e sopra il procedimento del 
male, mi fanno ravvisare una notabile affinità di que- 
sto male colla lepra , inducendomi a pensare, che simi- 
le sia il principio settico originale , ma di molio debi- 
litato , e che la instabilità de' mali che accadono , e lo 
sconvolgimento di mente che non si osserva ne' lepio- 
8Ì , dipendano dalla mischianza d* un principio della mi- 
liare. 

(h) Non solamente la qualità delle nostre frequenti 
/febbri esantematiche ne dà una prova, ma consta pure, 
che se a quelli, i quali haxino il mal cronico e non 
febbrile, si tiene applicato stilla schiena un empiastro 
di sola pece senz' altra aggiunta, nel giro dì alcuni gior- 
ni sovente cotnpajono sulla medesima macchiette porpo- 
rine , rotonde , discrete , e pustule che si mutano in ve- 
scichette, quali si vedono nella miliare. 



abbondante , se la passano con bottoncini 
e vescichette , e con qualche rosso fuggiti- 
vo solamente al collo ed a' brace] , e ridu- 
consi non solo all' apparenza di espulsione 
pellagrosa, ma ne incontrano le vere suc- 
cessioni 5 voglio dire , che la febbre milia- 
re , come P ho notato nel proemio del mia 
Conspectus , va sempre più pigliando la for- 
ma della pellagra. 

Tali sono le cause di questo male se- 
condo la mia opinione , la quale io di buon 
grado sottometto al giudizio de' Professori , 
che ne hanno sperimentata e profonda co* 
gnizione, ma qualunque sia per esser que- 
sto giudizio , mi giova sperare , che il chia- 
rissimo Autor Milanese sarà per riconoscere 
non solo la somiglianza , ma la vera iden- 
tità della pellagra col nostro male, da quel- 
le differenze in fuori , le quali non sono 
fuorché accidentali. Mi protesto piarò, che 
se con i confronti da me fatti son giunto 
a far constare questa verità, io il deggio 
in gran parte alla somma ed instancabil cu- 
ra , colla quale egli ci ha somministrati i 
lumi necessarj per conoscer l' insorta e già 
sì diffusa pellagra. 



I 6o 

^^ette eh' ebbi le obbiezioni fattemi dal 
Ch. Strambio j chiesi al sig. Rossi , se do- 
po le osservazioni anatomiche da lui corte- 
semente partecipatemi, quando mi diedi a 
stàmpar il mio Conspectus praes. morb, con- 
dit, 5 ne avesse fatte dell' altre a tenore del 
mio suggerimento. Questo abilissimo Anato- 
mico mi rispose, che avea pur avuta oc- 
casione di farne parecchie , e che non av- 
rebbe mancato di ricercarne le memorie 
fra le sue carte per comunicarmele j ma non 
avendo egh, per cagion d' infermità, effettua- 
ta la sua promessa , se non quando la mia 
risposta era già finita di stampare , io non 
ho potuto inserirle , come avrei desiderato, 
nelP articolo conveniente ; e riconoscendo 
quanto siano esse interessanti , stimo bene 
di qui aggiugnere la stessa lettera nella qua- 
le da lui mi sono state ragguagliate. 



///. 



Si^J P^^' Col.''''' 



opo le osserva:^ioni da me fatte ^ e da 
V, S, ilL'^* inserite neW Opera sua ( Consp. 
praes. morb. condit. ) , ho avuto luogo di 
farne deW altre su alcuni cadaveri da me dis- 
.seccati a solo fine di corrispondere alle sue 
mire j e siccome ho costantemente rilevato pas- 
sar tra il destro lato ed il sinistro differente 
di riguardo , mi preme comunicargliele con 
quella stessa sincerità^ con cui ebbi l'onore 
di parteciparle le prime. 

Aperto il cadavere d' un uomo morto in età 
d'anni 45 del male da lei descritto^ che ora 
si \è fatto più frequente. 

i.^ Ho ritrovato nella cavità del cranio ^ 
principalmente nel destro lato., un abbondante 
stravasamento di siero , ed assai molli la cor-- 

i 




rispondente midolla del cervello , ed l suoi nervi^ 
mentrecchè nel sinistro ho osservato poco umo- 
re sparso , e sode e resistenti più del solito 
la midolla suddetta ed i suoi nervi, 

2. ^ Nel collo ho trovato parimente in:^up' 
pati d^ acqua gli integumenti destri , e rigidi 
e quasi secchi li sinistri. Determinatomi poi 
ad esaminare lo stato de* vasi linfatici di que- 
ste parti 5 ho riconosciuto , che quei del destro 
lato per la loro tenere^:^a a stento resistevano 
alle materie infette ,^ e che i sinistri erano a 
tal segno diminuiti nelle loro capacità , che 
uno de' minori tubi non fu capace di farvi 
penetrare le sostante della inje:^ione. I nervi 
del destro lato ^ cioè l'' intercostale ^ vago^ brac- 
ciale , ec, erano molli , e quelli del sinistro 
assai resistenti, 

3 . ^ Nella cavità del petto ho scorto /' idro- 
torace destro co* vasi linfatici dilatati ^ aW op- 
posto nel sinistro lato il polmone era aderente 
alla pleura quasi per tutta la sua estensione 
sen:^a esservi stravasamento , 

4. ^ NeW addome il fegato mi si è presen- 
tato nel suo naturai volume^ ma la sua so- 
stanza era oltre al solito tenera. La mil:^a 
era ridotta al volume quasi d* un uovo , e co^ 
riacea: il rene destro di maggior volume che 
il sinistro , cioè il sinistro di minor volume 
deW ordinario tali pure gli ureteri ed i testi- 
eoli: le estremità destre erano edematose^ le 
sinistre (piasi secche^ 



In otto altri cadaveri ho osservato varie 
delle accennate differen:^e , ma non tanto urti" 
versali e così regolari quanto nel precedente , 
del quale ^ sebbene sia stato il quinto caduto 
sotto V ispezione anatomica , ho creduto dover 
fare particolare e distinta menzione. 

Alcune volte però queste differen:^e si sono 
trovate con qualche varietà neW ordine , ed an- 
che opposte dal lato destro al sinistro : ed egli 
è certo e costante che si vede differenza tra un 
lato e /' altro , e che nella parte in cui si trova 
stravasamento , i nervi sono più molli ^ e neW 
opposta sono più resistenti ^ e la cute stessa 
più rigida. 

Eccole i principali risultati delle osserva'- 
^ioni che ho fatto a questo riguardo , e che 
mi pregio di comunicarle , mentre ho V onore 
di riprotestarmi colla più perfetta stima e di^ 
stinto ossequio 

Di V. S. 111."»* 

Torino addì 5 aprile 1795. 



D/r/"^ ObbL^'^ Servitore 
Francesco Rossi 



Errori 



Correzioni 



Pag. 58, lin. IO anritride 
66, 12 li 
74, 2 non 

94, 15 le ^ 

95, I con CUI cer- 

ca 

95, 3 diffondere 
nelle artico- 
lazioni, prin- 
cipalmente 
i©2, 28 radice 
115, IO hemiopalgiae 

120, 24 espulsione 

121, 15 febare 
145, 20 m^vato 
156, 29 affetto 



artritide 
il 

con 
la 

con cui la natura cerca 

diffondere , nelle articola- 
zioni principalmente 

pianta 

hemiopalgia 

espulsione parziale 

febbre 

trovata 

effetto 



CON PERMISSIONE. 



I 



I!